Il Papa denunciato all’Aja: clamoroso autogol della cultura anticlericale

La Snap (“Survivors Netword of those Abused by Priests”), un’associazione di vittime di abusi sessuali da parte di religiosi ha presentato alla Corte penale internazionale dell’Aia un dossier con cui si chiede che Papa Benedetto XVI, il cardinale Tarcisio Bertone, il cardinale Angelo Sodano e il cardinale William Levada vengano processati per crimini contro l’umanità, perché avrebbero “tollerato e reso possibile la copertura sistematica e diffusa di stupri e crimini sessuali contro i bambini in tutto il mondo”. L’operazione si prospetta molto interessante perché evidenzia in modo plateale lo sforzo di mantenere a tutti i costi aperta (anche se tirata per i capelli) l’offensiva secolare alla Chiesa.

Si fa perno su diversi crimini terribili commessi da sacerdoti, gonfiando i numeri a dismisura, per mantenere attiva la continua opera di screditamento dell’autorità e della voce cattolica. Ieri si puntava sulle Crociate e sull’Inquisizione, mistificando appositamente i fatti, oggi si tenta con la pedofilia. Si arriva ad azioni ridicole come questa, la quale sarà quasi sicuramente un boomerang verso l’anticlericalismo e purtroppo un allontanamento dell’attenzione mediatica sui bambini abusati e sul fenomeno della pedofilia, grande male della società occidentale (secolarizzata secondo alcuni) e in continua espansione. I primi risultati di questa assurda denuncia sono già sotto gli occhi di tutti. Da ogni dove, da quasi tutti gli organi di stampa (anche da quelli meno prevedibili) si è ancora una volta levato un grande scudo a difesa del Papa. Elenchiamo qui gli articoli più interessanti.

 
 

01/03/12. David Clohessy, leader della SNAP, ha ammesso in una deposizione legale (2 gennaio, ma resa nota il 1 marzo) che, oltre a non aver mai controllato le licenze lavorative dei consulenti delle vittime alle proprie dipendenze, il gruppo ha pubblicato informazioni false contro la Chiesa cattolica.

13/02/12 David Clohessy, leader della SNAP è stato chiamare a deporre per aver attivamente concorso, assieme agli avvocati dell’accusa, alla «emissione di dichiarazioni stampa inerenti a processi che dovevano ancora essere pubblicamente presentati in tribunale». In pratica ha più volte condannato i sacerdoti attraverso la stampa senza che il tribunale avesse emesso una sentenza di colpevolezza.

03/02/12 Il Presidente dello snap, David Clohessy, ha accusato il card. Bevilacqua di mentire sulla sua malattia per non deporre 36 ore prima della sua morte! Il religioso ha sofferto a lungo di cancro e di demenza senile (aveva 88 anni).

11/01/12 La SNAP si rifiuta di obbedire ad un ordine del tribunale nel presentare documenti provanti un abuso sessuale.

21/9/11 Franca Giansoldati su “Il Messaggero” informa dell’iniziativa delle vittime dei preti pedofili, facendo però notare che le loro richieste sono già state stabilite da Benedetto XVI attraverso le nuove norme che ha voluto attuare. E conclude: «ma forse lo SNAP non lo sa o fa finta di non saperlo».

21/9/11 Il quotidiano L’Avanti ha pubblicato i documenti che attestano l’impegno del Papa contro la pedofilia fin dal lontano 1988.

21/9/11 La Real Academia de Jurisprudencia y Legislacion di Spagna ha difeso Benedetto XVI dichiarando che è stato il Pontefice che con maggior vigore ha portato avanti la prevenzione e la repressione dei pedofili chierici o religiosi

21/9/11 Rafael Navarro-Valls, docente della Facoltà di diritto dell’Università Complutense di Madrid e segretario generale della Real Academia de Jurisprudencia y Legislación spagnola, ha spiegato perché il ricorso contro il Papa presentato all’Aja sia in realtà un’anomali giuridica.

15/9/11L’UCCR ha pubblicato un articolo in cui si rivela cosa siano in realtà le due associazioni che hanno denunciato il Papa. La SNAP ha messo i suoi membri in intimo contatto per anni con un appassionato di immagini pedo-pornografiche e potenziale pedofilo. Quando il medico è stato condannato la presidente della SNAP, Barbara Blaine, lo ha difeso a spada tratta. Anche per il “Center for Constitutional Rights” la situazione non è proprio rosea e trasparente.

14/9/11 Il Corriere della Sera ha affidato la sua reazione alla penna di Aldo Cazzullo. L’editoriale è intitolato “L’ingiustizia di un’accusa”: «Se c’è un Papa che non si è nascosto nel silenzio e nell’imbarazzo, ma ha denunciato con forza i crimini e l’omertà, quello è papa Ratzinger. Benedetto XVI non merita proprio di vedersi piombare addosso l’assurda accusa di crimini contro l’umanità».

14/9/11 Angela Del Vecchio, professore ordinario di Diritto dell’Unione europea e di diritto internazionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università LUISS Guido Carli di Roma, “ha invece spiegato: «Il ricorso che l’associazione ha presentato alla Corte penale internazionale dell’Aia non appare fondato per una serie di motivi. Se i responsabili di questa organizzazione avessero ben considerato l’articolo 7 dello Statuto della Corte penale internazionale, avrebbero rilevato che per crimine contro l’umanità si intende ogni atto che sia stato commesso nel quadro di un attacco generalizzato o sistematico, lanciato contro una popolazione civile e tra tali atti si annoverano lo sterminio, la riduzione in schiavitù, la persecuzione di un gruppo o di una collettività per motivi di natura razziale, politica, etnica, culturale, religiosa.. Ciò posto, come è possibile sostenere che il Papa abbia lanciato un attacco di questo tipo? contro chi? La gioventù cattolica? Non è neanche possibile immaginare uno scenario simile, né per il Papa né per la Chiesa cattolica in genere». La professoressa ritiene che il ricorso alla Corte penale internazionale «non verrà accolto, ma è presumibile ritenere che sia stato presentato per poter conferire al caso una risonanza mondiale, per creare scalpore e diffamare la Chiesa cattolica, in una sorta di vendetta contro le violazioni dei diritti umani che eventualmente siano state compiute nei confronti di persone innocenti da parte di singoli esponenti del clero, e non già attraverso un attacco generalizzato e sistematico della Chiesa. Senza dubbio dietro questa azione si respira l’intento di togliere la fiducia in quelle che sono le opere più note e nobili della Chiesa cattolica, dal momento che la lettura di queste notizie potrebbe accrescere la preoccupazione di molti genitori nei confronti dell’educazione impartita ai figli dall’organizzazione ecclesiastica. E tutto ciò è profondamente ingiusto!».

14/9/11 Tommaso Edoardo Frosini, ordinario di diritto pubblico comparato all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, dichiara: «La Corte dell’Aja senza dubbio dichiarerà inammissibile il ricorso. Innanzitutto, più che di un ricorso giurisdizionale vero e proprio, mi sembra una provocazione mediatica, per far ritornare alla ribalta il caso della pedofilia di alcuni membri del clero. Ma qualsiasi avvocato sa che un ricorso del genere non ha nessuna possibilità non solo di essere accolto, ma anche di essere esaminato nel merito. Dal punto di vista giuridico lo Stato della Città del Vaticano è uno Stato indipendente e sovrano che non ha aderito allo Statuto di Roma sulla Corte Penale Internazionale. Inoltre la competenza del Tribunale è limitata ai crimini che riguardano la comunità internazionale nel suo insieme, come il genocidio, i crimini contro l’umanità, i crimini di guerra (cosiddetti crimina iuris gentium) e il crimine di aggressione»

14/9/11 Sull’ottimo blog “paparatzinger” sono stati già visionati tutti gli argomenti dell’accusa al Papa, confutandoli uno ad uno.

14/9/11 Luca Donidelli scrive su “Il Giornale”: «Per un gioco del destino, nemmeno trop­po imprevedibile, il Papa rischia di trovarsi accanto a Hitler, a Mengele. Siamo in America, dove vige una legge non scritta, indirizzando spesso quelle scritte. È la legge della visibilità. Secondo questa legge, la forza di un’associazione ­per fare un esempio- dipende dalla sua capacità di far parlare di sé. Un’associazione delle vittime di abusi sessuali sarebbe trop­po vaga, ci vorrebbero studi di avvocati trop­po grandi, con troppe sotto-specializzazio­ni. Se si vogliono far le cose in modo brillan­te, rapido e visibile, meglio definire bene il nemico. Il taglio dell’inchiesta deve andare di pari passo con la sua comunicabilità. Vit­time di abusi, ok, ma da parte di chi? Di elet­tricisti? Di taglialegna? Di impiegati pubbli­ci? Di avvocati? Molto meglio i preti, e fra tut­ti preti meglio quelli cattolici, così da coin­volgere la Chiesa intera: così si ottiene visi­bilità. La Chiesa, inoltre, non mette paura fi­sica: non arma eserciti, non tira bombe, non fomenta il terrorismo, aiuta i poveri e i bisognosi, assiste gratuitamente i malati, porta una parola di speranza a chi l’ha per­sa. È facile attaccare la Chiesa, anche se è dif­ficile vincerla, togliendo di mezzo le verità scomode che annuncia instancabilmente, e che fanno – quelle sì – molta paura. Certo, se si potesse mette­re a tacere quella voce così odiosa! Se potes­simo coltivare in pace il nostro sogno di on­nipotenza e immortalità!»

14/9/11 Vladimiro Zagrebelsky, il non credente che fece parte della commissione della Corte Europea che accolse lo sradicamento del crocifisso dalle aule scolastiche italiane, parla sul “La Stampa” di “boomerang per chi vuole la verità”. E dice: «Se l’associazione americana di vittime di abusi sessuali commessi da preti cattolici desidera attirare l’attenzione pubblica sulla gravità del problema, la denunzia del Papa e di alcuni cardinali alla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità serve certo allo scopo. Ma è difficile immaginare che la denunzia possa avere una lunga vita processuale dopo l’esame del Procuratore. Perché si ponga una questione di competenza della Corte internazionale, deve sempre trattarsi di comportamenti che s’inseriscono nell’ambito di un “attacco generalizzato o sistematico contro la popolazione civile”. Basterebbe questo per esprimere i più forti dubbi sulla possibilità che le vicende portate all’esame della Corte internazionale giustifichino l’apertura di un’indagine. La responsabilità penale è personale. Non si risponde per il fatto altrui, né per il fatto proprio inconsapevole. La semplice tolleranza, debolezza nel reprimere, copertura dei fatti sotto un velo di silenzio, non rientra nei casi ora descritti. Anche sotto il profilo della mancanza di responsabilità penale personale di coloro che sono stati denunziati, è dunque ben difficile che un’ inchiesta sia aperta presso la Corte internazionale. E’ peraltro evidente che i casi denunziati avrebbero sempre dovuto dar luogo a processi penali nei singoli stati per punirne i responsabili»

14/9/11 Marino Collacciani su “Il Tempo” scrive: «Nessun commento dal Vaticano, ma l’attacco al Papa e a tre suoi stretti collaboratori suona come una congiura che tratta i vertici della Chiesa cattolica alla stregua di Muammar Gheddafi o di Ratko Mladic. Le accuse sono molto pesanti. E, ovviamente, tutte da dimostrare. Ma, al di là della loro fondatezza, resta da vedere se l’Aja sia competente. Infatti, la Corte, il cui statuto è entrato in vigore il primo luglio 2002, ha giurisdizione su crimini di guerra, crimini contro l’umanità, genocidi, crimini di aggressione commessi in uno degli stati membri o da chi sia residente in uno Stato membro. E può intervenire solo nel caso in cui lo stato in questione non sia in grado o non manifesti la volontà di procedere in base alle proprie leggi o a quelle internazionali. Ora i Paesi firmatari del Trattato costitutivo di Roma sono 117 e tra questi non figura la Santa Sede. Gli Stati Uniti lo hanno firmato, ma non ratificato. Recentemente, l’osservatore permanente presso lo Stato del Vaticano del «Robert F. Kennedy Memorial», marchese Mimmo Sieni, ha commissionato un parere – su base statistica – al presidente dell’Istituto Piepoli, al fine di fornire una dimensione reale del fenomeno pedofilia. Nel dettaglio, è emerso che nel mondo sono viventi circa 600 milioni di cattolici maschi e si calcola che i pedofili presenti in questa popolazione siano 6 su diecimila; sempre su base mondiale, il numero dei preti cattolici e circa mille volte meno della popolazione cattolica loro affidata. I casi di pedofilia registrati tra i preti cattolici sono 2 su diecimila. Così, il prof. Nicola Piepoli ha potuto argomentare come i preti cattolici siano affetti dal vizio della pedofilia tre volte meno della popolazione maschile mondiale che si dichiara cattolica».

14/9/11 Il sociologo Franco Garelli dalle colonne de “Il Messaggero” parla di “accuse sbagliate”: «Tale iniziativa non tiene in alcun modo conto che proprio Benedetto XVI è stato il Papa che più si è speso per ripulire gli ambienti ecclesiastici in ogni dove da questo tipo di “cancro”. Non che i suoi predecessori avessero una linea morbida al riguardo, ma certo è stato il Papa attuale a prendere di punta il problema, senza paura di recitare il mea culpa per questo peccato di fronte al mondo e di operare drastiche scelte al riguardo. La linea guida di questo papato sembra quella della purificazione. Basta ricordare i grandi atti di penitenza pubblica, l’insistita domanda di perdono. La memoria va alla “tolleranza zero” dichiarata da Papa Ratzinger verso la “sporcizia” che inquina la Chiesa, alla immediata rimozione di vescovi e preti al centro di queste situazioni. La sproporzione dell’accusa riguarda anche la questione della responsabilità dei vertici della Chiesa. Ma questo non sembra essersi verificato nei tristi casi di pedofilia emersi in questi anni»

14/9/11 Il giurista Antonio Cassese dichiara su “Il Messaggero”: «La Corte non ha competenza perché il Papa è l’autorità suprema di un soggetto internazionale, la Santa Sede, che non fa parte della cerchia di Stati che hanno accettato la competenza della Corte penale. Ma anche se si ponesse il problema bisognerebbe dimostrare che il Papa è colpevole di un grave crimine di omissione»

14/9/11 Il vaticanista Paolo Rodari ha spiegato su “Il Foglio”: «La tattica della Snap, come di molte delle associazioni di vittime dei preti pedofili è sempre la medesima. Denunciare il Vaticano, cercare di sollevare l’indignazione pubblica e poi chiedere (spesso ottenendoli) risarcimenti onerosi. Non si è limitata alla sola denuncia: contestualmente ha lanciato una campagna che nel giro di otto giorni la porterà in dieci città europee, con tappa finale a Roma, per delle manifestazioni che chiedono a coloro che sono state vittime di molestie “di farsi avanti” e di “stimolare i cattolici ad aprire una discussione sul problema”».

14/9/11 Il vaticanista Andrea Tornielli dichiara: «Joseph Ratzinger, vale a dire l’uomo che prima da cardinale e poi da Papa ha combattuto con più vigore il fenomeno della pedofilia clericale, quel «peccato nella Chiesa» da lui definito nel maggio 2010 «terrificante», viene ora denunciato alla Corte penale internazione dell’Aja per «crimini contro l’umanità». Al di là della mossa, finalizzata soprattutto all’eco mediatica, dato che già molti esperti hanno pronosticato l’imporssibilità per la corte dell’Aja di procedere, la denuncia merita di essere commentata. S’inserisce infatti in quella strategia che vede alcuni avvocati statunitensi combattere una guerra senza quartiere contro il Vaticano, nel tentativo di far passare il Papa quale responsabile delle azioni di ogni singolo sacerdote cattolico, in quanto capo della Chiesa. La mossa, attesa, è stata accolta almeno in un primo momento senza commenti nei sacri palazzi d’Oltretevere. Bisognerà però ricordare che nel 2001, fu proprio l’allora Prefetto della congregazione per la dottrina della fede Joseph Ratzinger, insieme a Giovanni Paolo II, a promulgare le nuove regole che riconducevano la gestione dei processi canonici per pedofilia sotto l’egida dell’ex Sant’Uffizio, inasprendo le pene. Ma Benedetto XVI non ha cambiato soltanto le leggi. Scosso dal ciclone che si è abbattuto sulla Chiesa, ha cercato di cambiare la mentalità. Ratzinger ha fatto comprendere a tutta la Chiesa che le vittime non devono essere considerate dei nemici, ma vadano accolte, ascoltate, aiutate. Negli ultimi viaggi internazionali non ha mancato di incontrarle, di ascoltarle, di piangere con loro. E oltre a inasprire le norme canoniche, il Papa ha insistito sulla necessità di collaborare con le autorità civili, senza mai cercare di coprire o insabbiare. Cercare di trascinare davanti alla Corte dell’Aja Benedetto XVI e i suoi stretti collaboratori rappresenta una vera e propria assurdità, perché – a parte l’impossibilità di considerare responsabili i vertici vaticani delle azioni di singoli preti – si colpisce proprio chi più di ogni altro, con le norme e con l’esempio, ha combattuto e combatte il fenomeno della pedofilia clericale. Un autogol, che si sarebbe dovuto evitare da parte di chi vuole davvero tutelare i bambini e che purtroppo lascia trasparire come in questa tristissima e dolorosissima vicenda entrino in gioco motivazioni anti-cattoliche». Ribadisce il concetto anche in un secondo articolo.

14/9/11 Don Fortunato Di Noto, pioniere nella lotta per la tutela dell’infanzia violata e fondatore dell’Associazione Meter onlus (www.associazionemeter.org), dichiara che fu proprio l’Aja a non accettare il ricorso contro il partito pedofilo olandese dell’Amore Fraterno, della Libertà e della Diversità: «La pedofilia del clero, come quella dei magistrati, degli avvocati, dei medici, degli insegnati, di un padre, madre, nonno, fratello, sorella è un crimine contro l’umanità; ed in questo caso è bene ribadirlo che proprio l’Aja aveva ribadito che la pedofilia, nella libertà di espressione, di riunirsi, inclusa la libertà di organizzarsi in un partito politico, sono le basi di una società democratica. Con questa motivazione il tribunale dell’Aja respinse il ricorso di alcune associazioni (tra le quali Meter) le quali chiedevano che il neonato Npdv, il partito dei pedofili, fosse bandito dalla società olandese. Il giudice Hofhuis, presidente della Corte, stabilì che il partito “non ha commesso un crimine, ma chiede solo una riforma costituzionale”. La fortuna è stata che il partito pedofilo olandese ufficialmente si è sciolto per la pressione pubblica e non certamente dell’Aja».

14/9/11 Il sociologo Massimo Introvigne, tra i più informati sulla questione, ha dichiarato: «Queste lobby americane sanno benissimo quanto il Papa ha fatto. Quindi è evidente che il loro scopo non è quello di difendere le vittime, ma di manipolarle per fini economici. Altrimenti non attaccherebbero chi le difende. La verità è che la Chiesa è l’unica a farlo senza tornaconti politici, economici o di potere. E questo dà fastidio alle lobby pronte a manipolare i deboli per guadagnare. Tanto che, come dimostra anche questo caso, le vittime usate come arma contro il Vaticano vengono lese una seconda volta: prima da chi ne ha abusato e ora da ora chi le manipola per interessi di tutt’altro genere. Tanti che agiscono con lo stesso metodo. Penso alla lobby della morte, che parla di difesa del diritto delle donne per fatturare miliardi con l’industria dell’aborto. A quella gay, che parla di diritti di genere per incrementare il loro già enorme business economico. È chiaro che il Pontefice è il primo a disturbarli, alzando la voce in difesa dell’uomo. E la violenza è crescente. Evidentemente lo scopo è mediatico. Giuridicamente la mossa è una bufala. L’Aia è obbligata a respingere il ricorso». In un altro articolo, dopo aver spiegato i motivi tecnici per cui l’Aja non può accogliere il ricorso, afferma: «Mi occupo come studioso della questione dei preti pedofili da più di vent’anni, e ho fatto parte di commissioni d’inchiesta pubbliche e private. Da quando il cardinale Ratzinger ha cominciato ad avere responsabilità sul tema, semmai è stato accusato di violare i diritti della difesa con una serie di misure durissime e draconiane contro i sacerdoti colpevoli di abusi. Basterebbe pensare al costante allungamento dei termini di prescrizione. Oggi un sacerdote pedofilo può essere perseguito fino a vent’anni dopo il compimento del diciottesimo anno da parte della sua vittima. Questo vuol dire che se un prete abusa oggi di un bambino di quattro anni, la prescrizione scatterà solo nel lontano anno 2045. Nessun Paese al mondo dove esiste la prescrizione contempla termini così lunghi. E il diritto canonico è oggi più severo della maggioranza delle legislazioni degli Stati anche con i sacerdoti che scaricano pornografia minorile da Internet – una riforma promossa dal cardinale Levada e appoggiata dal cardinale Bertone, anche loro ora assurdamente denunciati all’Aja. Tutte queste riforme sono state volute in modo sistematico e tenace, più che da chiunque altro, prima dal cardinale Ratzinger e poi da Benedetto XVI, che ha pure usato parole senza precedenti nella storia della Chiesa per denunciare lo scandalo e la vergogna della pedofilia clericale».

14/9/11 Salvatore Mazza su “Avvenire” commenta: «Se non ci fosse di mezzo l’orrore per quella che lo stesso Benedetto XVI ha definito una tragedia, ci sarebbe solo da buttarla sul ridere, tanto scoperta, smaccata, è la strategia mediatica scelta dai denuncianti per alzare il livello dello scontro. Che, tanto per chiamare le cose col loro nome, significa pubblicità e soldi. Non a caso i due organismi hanno già annunciato un “tour europeo” di “sensibilizzazione”. Da farsi cadere le braccia di fronte all’enormità di una tale piccineria».

14/9/11 Saverio Gaeta ha invece raccolto in un dossier tutto l’impegno di Benedetto XVI contro la pedofilia.

14/9/11 La stessa cosa è stata fatta sul sito web tedesco kath.net.

14/9/11 Alberto Giannino, presidente dei docenti cattolici, sostiene invece: «I tentativi di coinvolgere, non più in maniera obliqua e indiretta, Benedetto XVI nelle polemiche che stanno accompagnando la giusta trasparenza su vicende di abusi sessuali e di violenze di vario genere, che sarebbero avvenute inistituzioni educative collegate alla chiesa cattolica, sono destinati a un clamoroso e inglorioso fallimento»

Condividi su:
  • Aggiungi su Facebook
  • Aggiungi su OKNOtizie
  • Aggiungi su Twitter
  • Aggiungi su Windows Live
  • Aggiungi su MySpace