Il Nobel per la pace 2010 chiede la libertà religiosa nell’ateismo di Stato cinese

Il Premio Nobel per la pace 2010 è stato assegnato allo scrittore cinese Liu Xiaobo con la motivazione della sua “lotta lunga e non violenta per i diritti umani fondamentali, in Cina”. Ha avuto infatti, come tanti altri, il coraggio di lottare e firmare il documento, Carta 08, col quale si propone l’instaurazione in Cina di un sistema politico democratico e promuove la riforma della libertà religiosa, impedita da sempre nei governi atei. Questa sottoscrizione ha però determinato la sua condanna a 11 anni di prigione per «sovversione contro il potere dello Stato». La polizia cinese, guidata dal parito comunista (che impone l’ateismo governativo da più di 80 anni), ha censurato il più possibile la notizia e ha imbavagliato la moglie Liu, Liu Xia. AsiaNews riporta che «non si può difendere l’uomo (cinese o di qualunque altra cultura) senza guardarlo come un valore assoluto e perciò dentro una visione religiosa che vede l’uomo come proprietà di Dio e non dello Stato. Proprio per questo – e forse per la prima volta nella storia della dissidenza cinese – nel documento sui diritti umani si chiede la libertà religiosa, l’eliminazione delle differenze fra attività religiose “legali” e “illegali”, ufficiali e sotterranee». Il direttore editoriale della rivista Mondo e Missione, mensile del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) ricorda su Zenit, che «Liu Xiaobo, insieme con altri noti dissidenti, quali Gao Zhisheng, Han Dongfang e Hu Jia, fa parte di un gruppo di persone che sono approdate al cristianesimo e che hanno scoperto la fede cristiana come la base del valore assoluto della persona e forza del loro impegno in difesa dei diritti umani».

E’ recente la notizia di dissidenti cinesi internati a forza in ospedali psichiatrici, dove vengono “curati” con elettroshock e torture. Per l’Human Rights Watch il regime ateo si comporta così da quando ha preso il potere. La notizia è apparsa su AsiaNews. Ricordiamo che questi fatti raccrapiccianti erano la normalità durante i totalitarismi ateo-comunisti del ‘900 e ora persistono con questa continuità soltanto in due Paesi al mondo: la Cina e la Corea del Nord, guarda caso gli unici due Stati che mantengono ancora ufficialmente l’ateismo governativo.
Una delegata protestante cinese racconta su un altro articolo di AsiaNews, anche di minacce, violenze fisiche e psicologiche e la limitazione della libertà per i cristiani, da parte del regime di Pechino.


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