Scienza: il racconto biblico della divisione delle acque è attendibile

«Mosè stese la sua mano sopra il mare e il Signore sospinse il mare con un forte vento dell’est tutta la notte e mise a secco il mare. L’acqua ritornò e coprì i carri, i cavalieri e tutto l’esercito del Faraone, invece i figli d’Israele avevano camminato in mezzo al mare e l’acqua fu per loro un muro a destra e a sinistra» (Libro dell’Esodo 14: 28-29). E’ ancora una volta la scienza a dimostrare che la Bibbia e i suoi racconti sono una fonte storica attendibile (nonostante gli autori non avessero intenzione di riportare verità storico/scientifiche dei fatti, ma esclusivamente morali). A rivelarlo, uno studio basato su 14 simulazioni al computer, condotto dallo Us National Centre for Atmosphere Research (qui l’articolo originale) e dall’università del Colorado, pubblicato dalla rivista online Public Library Research e anticipato ieri dalla stampa britannica. In Italia è stato riportato su La Repubblica.

Un vento con una velocità di 100 chilometri orari, che spirasse per almeno dodici ore, avrebbe realmente potuto creare un “ponte” di terra lungo 5 chilometri e largo 3 per all’incirca quattro ore. Più che sufficiente per consentire a Mosè e al suo popolo di passare dall’Egitto al Sinai nel loro viaggio verso la Terra Promessa, verso Israele. Non appena il vento si fosse arrestato, le acque si sarebbero rapidamente ricongiunte, e così si spiega perché l’esercito inviato dal Faraone fu sommerso e dovette rinunciare all’inseguimento. Inoltre, analisi di reperti archeologici e misurazioni satellitari hanno permesso agli studiosi di stimare i flussi e le profondità delle acque di 3 mila anni fa nello spicchio di mare descritto dalla Bibbia. La ricerca smentisce il libro sacro solo su un punto: la traversata non sarebbe avvenuta all’altezza dell’odierna Suez, bensì una quarantina di chilometri più a nord, dove un ramo del Nilo sfiora una laguna costiera, vicino a dove oggi sorge Port Said.

Il nuovo studio aggiunge al racconto del Libro dell’Esodo anche una conferma storica: il diario del generale Alexander Tulloch, un alto ufficiale dell’esercito britannico, che nel 19° secolo, trovandosi nella laguna dove Mosè avrebbe effettuato la sua traversata, vide arrivare “una colonna di vento e diventare così forte che dovetti smettere di lavorare”. Il mattino seguente, “il lago era scomparso e i nativi lo attraversavano a piedi camminando nel fango”. E quel vento spirava “da est”, scrive l’ufficiale, proprio come quello che salvò Mosè. «La separazione della acque può dunque essere attribuita alle leggi della fisica e alla dinamica dei fluidi», commenta il professor Carl Drews, curatore della ricerca e devoto cristiano. «Molta gente si è chiesta se la storia dell’Esodo è basata su fatti storici e il nostro studio suggerisce che la narrazione biblica è perfettamente verosimile. Per i credenti sarà un miracolo del Signore, per i non credenti un miracolo della Natura, ma il risultato è lo stesso».

 

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