Renato Vallanzasca: «sono sempre un ateo convinto»

«Se Dio non esiste tutto è permesso». Continuiamo con la nostra iniziativa volta a dimostrare cosa può fare il terribile ateismo convinto, banale, militante e moderno. Tutt’altra cosa rispetto al sano “non credere” teorico, filosofico ed esistenziale dei vari Nietzsche, Pirandello e Pascoli. Può esistere una vera morale atea? Uno dei più famosi criminali italiani è senz’altro Renato Vallanzasca, tornato alle cronache in questi giorni per aver chiesto la liberazione condizionata dopo 40 anni di carcere. E’ stato condannato a quattro ergastoli e 260 anni di galera a causa di sette omicidi, settanta rapine, numerosi sequestri ed evasioni. Ha ucciso anche in carcere, armato di coltello ha colpito ripetutamente al petto un detenuto, commettendo ulteriori atrocità sul corpo del giovane ormai esanime e arrivando a decapitarlo. Nel 2004, durante un’intervista, rispose così alla domanda del perché indossasse una croce al collo: «sono sempre un ateo convinto, ma la porto perché me l’ha regalata una persona cui tengo molto di cui però preferirei non parlare» (da Nonazism). Vallanzasca non si è mai veramente pentito, in un’altra intervista, ebbe infatti modo di dire: «Io non sono un pentito, non sono cattolico e forse non sono nemmeno cristiano. Io ho una visione critica del mio passato e di quello che ho fatto» (da Aforismi.it). Sottolineiamo anche come l’UAAR inserisca orgogliosamente Vallanzasca nel suo elenco di “famosi non credenti”, in buona compagnia tra Stalin, Mussolini, Pol Pot, Mao e tutti i peggiori uomini del XX secolo (vedi qui). Da buon ateo convinto e superficiale, ovviamente non ha potuto non dire: «un uomo che si sposa è un coglione, un uomo che si sposa e poi divorzia, dimostra al mondo di aver fatto una coglionata». Sante parole…

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