Il teologo spiega la risurrezione cristiana a Vito Mancuso

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Padre Maurizio Buioni dialoga con Vito Mancuso sul concetto di risurrezione contenuta nel suo ultimo libro: «Una visione teologicamente legittima ma non è quella cristiana»

 


padre maurizio buioni

 

di
padre Maurizio Buioni*

 
*teologo e scrittore

 

Le riflessioni di Vito Mancuso, presentate nel suo recente volume “Gesù e Cristo” (Garzanti 2025), riportano al centro una domanda che attraversa da sempre la storia dell’umanità.

Che cosa salva davvero l’uomo, quale forza è capace di sostenere l’esistenza e di darle un compimento che non sia illusorio.

È un interrogativo che nessuna epoca ha potuto eludere e al quale ogni tradizione religiosa o filosofica ha cercato di offrire una risposta, interpretando in modi diversi il bisogno umano di senso, di liberazione e di pienezza.

 

Cos’è la risurrezione per Vito Mancuso

Per lui, la risposta è piuttosto semplice: la salvezza non dipende da un evento straordinario accaduto duemila anni fa, ma dalla nostra capacità di vivere una vita buona e giusta.

In questo senso, la risurrezione di Gesù non sarebbe altro che un grande simbolo che ha generato il cristianesimo storico e non un’azione divina capace di cambiare la condizione umana.

Questa posizione pone l’accento sull’importanza dell’etica e della fede universale. Tuttavia, merita una risposta altrettanto approfondita non per opporsi, ma per capire meglio come la tradizione cristiana possa integrarsi con queste idee.

 

La risurrezione nel cristianesimo

Un primo punto da discutere riguarda la risurrezione in sé e il suo ruolo nel cristianesimo.

Secondo Mancuso, se la risurrezione non fosse mai avvenuta, la nostra relazione con Dio e con l’umanità non cambierebbe.

Nondimeno, i testi del Nuovo Testamento, specialmente quelli di Paolo, suggeriscono il contrario. La risurrezione non è solo un dettaglio o un simbolo; è l’evento che capovolge la logica della morte e dà inizio a un nuovo ordine delle cose.

Per Paolo, la risurrezione è fondamentale: “Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede”.

Egli non difende un mito, difatti afferma che senza la risurrezione, la storia perde di senso e rimane chiusa nella sua finitezza.

La risurrezione non è un accessorio del cristianesimo, è la sua essenza ed è ciò che ci permette di credere che la morte non è la fine, che il male non è invincibile e che la storia ha un cammino verso la pienezza.

 

La salvezza non dipende dalla bontà

Un altro tema importante è la concezione della salvezza.

Mancuso sottolinea l’importanza di una vita giusta, un’intuizione condivisa da molte tradizioni sapienziali.

Però, il cristianesimo si distingue proprio nel momento in cui supera questa concezione. Non che la giustizia non sia un tema importante, dal momento che l’uomo non può salvarsi da solo. La salvezza cristiana è un dono, una grazia, l’intervento di Dio nella storia e nella carne.

Se la salvezza dipendesse dalla bontà dell’uomo, Gesù sarebbe solo uno dei tanti maestri di morale e la sua morte e risurrezione sarebbero eventi indifferenti. Il cristianesimo, invece, non propone una morale superiore perché presenta la verità che Dio ha operato qualcosa che l’uomo non poteva realizzare da solo.

La questione del significato della risurrezione è decisiva.

Mancuso la interpreta come un evento straordinario, ma proprio per questo la considera marginale rispetto alla struttura complessiva della fede. Nel cristianesimo, invece, ciò che appare eccezionale non rimane confinato nell’ambito dell’insolito: diventa rivelazione di ciò che riguarda tutti.

La risurrezione non è un prodigio isolato né uno spettacolo miracoloso, ma l’anticipazione del destino ultimo dell’umanità, la promessa che illumina ciò che ancora non vediamo e che dà forma alla speranza cristiana.

 

L’insegnamento di Mancuso non è cristiano

Le riflessioni di Vito Mancuso hanno il merito di costringere il cristianesimo a confrontarsi con le domande che esso stesso pone, e questo è sempre un esercizio salutare.

Tuttavia, è importante riconoscere che il suo progetto teologico non rappresenta un semplice tentativo di rinnovare la fede, ma introduce un cambiamento profondo della sua struttura, dei suoi contenuti e del suo linguaggio.

Si tratta di una proposta che può essere discussa, apprezzata o criticata, ma che non può essere identificata con il significato originario della salvezza così come la tradizione cristiana l’ha compresa e trasmessa.

Senza la risurrezione, il cristianesimo si ridurrebbe a un insieme di insegnamenti morali o al ricordo di un grande maestro, perdendo la sua forza generativa e la sua promessa di vita nuova.

È la risurrezione che illumina tutto ciò che Gesù ha detto e fatto, che dà coerenza al suo messaggio e che permette alla fede di non essere un semplice ideale, ma una realtà capace di trasformare l’esistenza.

Per questo la risurrezione è decisiva per comprendere chi è Dio e cosa significhi essere cristiani: in essa si rivela un Dio che non abbandona l’umanità e che apre, proprio nel punto più oscuro dell’esperienza umana, la possibilità di una vita piena e definitiva.

Autore

Padre Maurizio Buioni

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2 commenti a Il teologo spiega la risurrezione cristiana a Vito Mancuso

  • gabriel ha detto:

    spiegare la risurrezione a Mancuso?… e perché?… Lui sa, sa tutto e può permettersi di insegnare a tutti gli altri…!!!

  • lorenzo ha detto:

    La deriva teologica di molti maestri cattolici inizia quando si apre la porta all’ipotesi che taluni passi evangelici siano invenzioni teologiche degli autori.

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