Il tremendo senso della Pasqua, secondo Ludwig Wittgenstein

senso pasqua

Le parole lucide e decisive del filosofo Ludwig Wittgenstein ci aiutano a capire il vertiginoso senso della Pasqua e della resurrezione di Cristo.


 

Un filosofo accompagna quest’anno la nostra Pasqua.

Si tratta di Ludwig Wittgenstein, uno dei pensatori più influenti del Novecento, allievo di Bertrand Russell che, nonostante ciò, visse la seconda parte della sua vita di fronte al grande problema di Dio, del significato della vita e della redenzione.

La Resurrezione di Cristo fu per lui un enigma vertigionoso.

 

Wittgenstein: “Se Cristo non è risorto…”

Nei suoi “Quaderni”1L. Wittgenstein, “Pensieri diversi”, Adelphi 1980, p. 68, contenenti gli appunti personali tra il 1930 e il 1951, emergono pensieri profondi e decisivi che ognuno è chiamato a farsi, soprattutto oggi.

«Se Lui non è risorto, allora si è putrefatto nella tomba come ogni uomo. Egli è morto è putrefatto», scrive Wittgenstein.

Non ci sono mezze misure, o Cristo è risorto o è totalmente irrilevante.

«Se non è risorto», proseguì, «allora è un maestro come qualsiasi altro e non può più essere d’aiuto; e noi siamo di nuovo in esilio, soli. E possiamo accontentarci della sapienza e della speculazione».

E’ la messa a nudo del punto decisivo della storia umana: la risurrezione è l’unico momento della storia in cui l’uomo può emergere dalla sua irrilevanza, dalla sua condizione mortale, dove la morte smette di essere l’ultima parola.

«Se non è risorto», aggiunse Wittgenstein, «siamo, per così dire, in un inferno dove possiamo soltanto sognare, separati dal cielo come da un soffitto».

Se Cristo è rimasto nella tomba, non può salvare nessuno. E la condizione dell’uomo è quella perfettamente descritta: si possono costruire sistemi filosofici, produrre “sapienza e speculazione”, ma la vita resta una brevissima parentesi: crudele, casuale e temporanea.

 

Il senso della Pasqua? Prendere posizione

«Posso rifiutare tranquillamente la soluzione cristiana al problema della vita», riflette il celebre filosofo, «tuttavia con questo non si risolve il problema della mia di vita, perché io non sono né buono né felice. Non sono redento. Ho bisogno di redenzione, altrimenti sono perduto».

Queste parole, questa analisi così lucida ci accompagna in questi giorni perché ricorda la sfida di Gesù ai suoi discepoli: «Forse anche volete andarvene anche voi?», chiese loro dopo essere stato incompreso e abbandonato dalla folla.

Ma, soprattutto, la risposta di Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna».

E proprio qui si gioca tutto, oggi.

Il senso della Pasqua non è essere una consolazione simbolica, né un racconto edificante: è l’obbligo a prendere posizione sulla nostra vita. Come ha intuito Ludwig Wittgenstein. O la risurrezione o il non-senso.

Oggi celebriamo il momento in cui la storia umana si è aperta e ha chiesto di prendere posizione. Come Pietro, decidiamo se restare o andarcene.

 

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Buona e Santa Pasqua!

Luca Pavani
Michele Prandi
Federica Angiolli
Paolo Masi

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2 commenti a Il tremendo senso della Pasqua, secondo Ludwig Wittgenstein

  • Paolo Giosuè ha detto:

    Wittgenstein descrive magistralmente il dramma di chi riconosce il bisogno di redenzione ma si sente “perduto”. A questa inquietudine filosofica risponde con forza Padre Pio, ricordando che la Risurrezione non è solo un evento teologico passivo, ma una scelta attiva della volontà:
    “Siccome Gesù Cristo è risorto immortale alla vita di gloria, così dobbiamo pure noi risorgere immortali alla vita di grazia. Con questo solo divario: che se Cristo non può più morire alla sua vita di gloria, ciò è frutto di beata necessità; ma se noi non moriamo più alla vita di grazia, ciò deve essere merito dell’elezione e del nostro studio costante.”
    (San Pio da Pietrelcina, Epistolario, Vol. IV, Meditazione sulla Risurrezione).
    Mentre il filosofo avverte lo scarto tra la sua condizione e la salvezza, il Santo indica che la soluzione risiede in quell’impegno quotidiano (lo “studio costante”) che trasforma la grazia in un merito dell’uomo.
    Buona Pasqua, Luca, Michele, Federica e Paolo!

  • lorenzo ha detto:

    Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti?
    Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato!
    Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede.
    Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono.
    Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto;
    ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati.
    E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. 19 Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.(1 Cor 12-18)

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