Da matematico, la mia risposta al messaggio di Leone XIV
- Francesco Malaspina
- 31 Mar 2026

Francesco Malaspina (Politecnico di Torino) commenta le recenti parole di Leone XIV sulla matematica, trovando spunti interessanti.

di
Francesco Malaspina*
*docente ordinario di Geometria presso il Politecnico di Torino
Torniamo indietro di qualche settimana fino alla data del 14 marzo scorso.
Mettendo prima il mese e poi il giorno, la data richiama il 3,14 e quindi il celebre Pi greco.
Si è celebrata infatti la Giornata mondiale della Matematica e ha suscitato un certo interesse, tra chi si occupa di questa meravigliosa materia, il messaggio di Papa Leone a firma del Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin.
Analogie con un Papa matematico
È la prima volta che abbiamo un Papa laureato in matematica ed è significativo che sia un agostiniano.
Sant’Agostino ha vissuto in un momento non molto fecondo per la regina delle scienze e nell’opera “De Genesi ad litteram” scrive testualmente:
«Perciò, il buon cristiano — che sia matematico o chiunque empiamente si dedichi a divinazioni, pur dicendo soprattutto la verità — deve stare in guardia, affinché non si ritrovi, in qualche modo, vincolato a un patto o a una società di demoni con l’anima ingannata» (II, 17, 37).
In realtà con il termine “mathematici”, nel suo contesto storico, si intende astrologi e indovini. Non sta quindi sostenendo che i matematici, come li intendiamo ora, abbiano fatto un patto segreto con il demonio.
In ogni caso, il fatto di avere ora un Papa agostiniano e matematico ci ristabilisce completamente.
Per me è molto significativo anche il fatto che, per il suo noviziato, abbia vissuto a St Louis, nel Missouri, città dove ho svolto la mia tesi di dottorato e alla quale sono molto legato (l’intuizione per la dimostrazione del mio primo teorema è avvenuta sull’autostrada che attraversa lo stato del Missouri tra St. Louis e Kansas city).
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Vicinanza tra la matematica e la Genesi
In questo breve messaggio Papa Leone, ricorda con affetto di quando insegnava matematica e fisica a Chicago mentre completava gli studi teologici e tocca due temi significativi come il potenziale positivo e negativo dell’intelligenza artificiale e il legame tra matematica e speranza.
Sul primo tema si è detto molto e si possono trovare tanti approfondimenti interessanti.
A me piace sottolineare come gli algoritmi non solo avranno un forte impatto su tanti aspetti della vita ma anche sulla matematica stessa.
Tutti i teoremi che utilizziamo hanno un nome e diamo sempre grande importanza a chi li ha scoperti o inventati. Spesso si tratta più di una creazione collettiva che di un genio isolato e le attribuzioni non sono così corrette. È chiaro, per esempio, che il teorema di Pitagora è dovuto alla scuola di Crotone e non ad un unico matematico.
Ad ogni modo quello che ci interessa è che una scoperta o un’invenzione scaturiscano dalla passione di uno o più autori. È la passione che muove la scienza e, nel dare i nomi ai teoremi, sottolineiamo proprio questo.
In fondo è una visione simile a quella della creazione descritta nella Genesi.
Si rivela un Dio appassionato, che crea per amore e dichiara buona l’opera dei primi cinque giorni, e molto buoni l’uomo e la donna, vertice della creazione nel sesto
Da un punto di vista squisitamente matematico avrebbe perfettamente senso anche un universo creato senza la passione di Qualcuno ma con un processo casuale infinito o circolare. I matematici però, anche quelli profondamente non credenti, utilizzano un modello nel quale la passione gioca un ruolo fondamentale.
Ogni cosa nuova nella scienza è frutto di una passione e l’analogia con la visione della Genesi è forte.
Ecco che, però, ora avremo teoremi dimostrati dall’IA e usciremo quindi da questo modello.
In realtà la visione della Genesi non viene scalfita: ci sono oggetti naturali creati da Dio e oggetti artificiali creati dall’uomo così come ci sarà una matematica inventata dall’uomo e una matematica creata dall’IA. In qualche senso percepiremo quest’ultima come artificiale.
La matematica può dare speranza?
Passiamo ora al secondo tema, quello della speranza.
La matematica è un linguaggio evocativo e poetico che riesce a descrivere l’astratto e l’inimmaginabile. In questo modo può dare speranza.
Attraverso proprietà locali, approssimazioni successive e il passaggio al limite si riesce a descrivere l’infinito e avere una qualche percezione del globale che non riesce a entrare nella mente umana in interezza.
Ma è vero anche il contrario.
In questo momento state leggendo queste mie parole attraverso uno smartphone o un computer. La tecnologia di questi strumenti utilizza modelli matematici infiniti ovvero che lavorano su insiemi infiniti di numeri e continui per gestire una quantità finita e discreta di dati.
È proprio quello che fa un credente, il cercare di vivere la sua vita quotidiana finita, come se ci fosse un dopo senza fine.
Affronta la realtà con la speranza che i piccoli avvenimenti di ogni giorno facciano parte di un dono infinito capace di dare un gusto e un senso immensi. I modelli infiniti risultano essere molto efficaci sia nella tecnologia che nel modo di attraversare l’esistenza.
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