Da matematico, la mia risposta al messaggio di Leone XIV

leonex xiv matematica

Francesco Malaspina (Politecnico di Torino) commenta le recenti parole di Leone XIV sulla matematica, trovando spunti interessanti.


 

di
Francesco Malaspina*
 
 
*docente ordinario di Geometria presso il Politecnico di Torino

 
 

Torniamo indietro di qualche settimana fino alla data del 14 marzo scorso.

Mettendo prima il mese e poi il giorno, la data richiama il 3,14 e quindi il celebre Pi greco.

Si è celebrata infatti la Giornata mondiale della Matematica e ha suscitato un certo interesse, tra chi si occupa di questa meravigliosa materia, il messaggio di Papa Leone a firma del Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin.

 

Analogie con un Papa matematico

È la prima volta che abbiamo un Papa laureato in matematica ed è significativo che sia un agostiniano.

Sant’Agostino ha vissuto in un momento non molto fecondo per la regina delle scienze e nell’opera “De Genesi ad litteram” scrive testualmente:

«Perciò, il buon cristiano — che sia matematico o chiunque empiamente si dedichi a divinazioni, pur dicendo soprattutto la verità — deve stare in guardia, affinché non si ritrovi, in qualche modo, vincolato a un patto o a una società di demoni con l’anima ingannata» (II, 17, 37).

In realtà con il termine “mathematici”, nel suo contesto storico, si intende astrologi e indovini. Non sta quindi sostenendo che i matematici, come li intendiamo ora, abbiano fatto un patto segreto con il demonio.

In ogni caso, il fatto di avere ora un Papa agostiniano e matematico ci ristabilisce completamente.

Per me è molto significativo anche il fatto che, per il suo noviziato, abbia vissuto a St Louis, nel Missouri, città dove ho svolto la mia tesi di dottorato e alla quale sono molto legato (l’intuizione per la dimostrazione del mio primo teorema è avvenuta sull’autostrada che attraversa lo stato del Missouri tra St. Louis e Kansas city).


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Vicinanza tra la matematica e la Genesi

In questo breve messaggio Papa Leone, ricorda con affetto di quando insegnava matematica e fisica a Chicago mentre completava gli studi teologici e tocca due temi significativi come il potenziale positivo e negativo dell’intelligenza artificiale e il legame tra matematica e speranza.

Sul primo tema si è detto molto e si possono trovare tanti approfondimenti interessanti.

A me piace sottolineare come gli algoritmi non solo avranno un forte impatto su tanti aspetti della vita ma anche sulla matematica stessa.

Tutti i teoremi che utilizziamo hanno un nome e diamo sempre grande importanza a chi li ha scoperti o inventati. Spesso si tratta più di una creazione collettiva che di un genio isolato e le attribuzioni non sono così corrette. È chiaro, per esempio, che il teorema di Pitagora è dovuto alla scuola di Crotone e non ad un unico matematico.

Ad ogni modo quello che ci interessa è che una scoperta o un’invenzione scaturiscano dalla passione di uno o più autori. È la passione che muove la scienza e, nel dare i nomi ai teoremi, sottolineiamo proprio questo.

In fondo è una visione simile a quella della creazione descritta nella Genesi.

Si rivela un Dio appassionato, che crea per amore e dichiara buona l’opera dei primi cinque giorni, e molto buoni l’uomo e la donna, vertice della creazione nel sesto

Da un punto di vista squisitamente matematico avrebbe perfettamente senso anche un universo creato senza la passione di Qualcuno ma con un processo casuale infinito o circolare. I matematici però, anche quelli profondamente non credenti, utilizzano un modello nel quale la passione gioca un ruolo fondamentale.

Ogni cosa nuova nella scienza è frutto di una passione e l’analogia con la visione della Genesi è forte.

Ecco che, però, ora avremo teoremi dimostrati dall’IA e usciremo quindi da questo modello.

In realtà la visione della Genesi non viene scalfita: ci sono oggetti naturali creati da Dio e oggetti artificiali creati dall’uomo così come ci sarà una matematica inventata dall’uomo e una matematica creata dall’IA. In qualche senso percepiremo quest’ultima come artificiale.

 

La matematica può dare speranza?

Passiamo ora al secondo tema, quello della speranza.

La matematica è un linguaggio evocativo e poetico che riesce a descrivere l’astratto e l’inimmaginabile. In questo modo può dare speranza.

Attraverso proprietà locali, approssimazioni successive e il passaggio al limite si riesce a descrivere l’infinito e avere una qualche percezione del globale che non riesce a entrare nella mente umana in interezza.

Ma è vero anche il contrario.

In questo momento state leggendo queste mie parole attraverso uno smartphone o un computer. La tecnologia di questi strumenti utilizza modelli matematici infiniti ovvero che lavorano su insiemi infiniti di numeri e continui per gestire una quantità finita e discreta di dati.

È proprio quello che fa un credente, il cercare di vivere la sua vita quotidiana finita, come se ci fosse un dopo senza fine.

Affronta la realtà con la speranza che i piccoli avvenimenti di ogni giorno facciano parte di un dono infinito capace di dare un gusto e un senso immensi. I modelli infiniti risultano essere molto efficaci sia nella tecnologia che nel modo di attraversare l’esistenza.

 


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Autore

Francesco Malaspina

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