L’arcivescova anglicana subordina la Chiesa al Re
- Ultimissime
- 26 Mar 2026

Sarah Mullally si insedia arcivescova di Canterbury. Nella cerimonia ha prestato giuramento e fedeltà a Re, subordinando la Chiesa d’Inghilterra al potere civile.
La storia si ripete: l’arcivescova di Canterbury si è “inginocchiata” davanti al Re.
Per noi cattolici è alquanto strana ed estranea questa forma di subordinazione della Chiesa allo Stato ma per i fratelli anglicani, e i protestanti in generale, è la normalità.
Da Lutero in poi la separazione persistente nel cattolicesimo è stata annullata.
La subordinazione della Chiesa al Re
Non solo il nuovo Primate anglicano è stato scelto dal primo ministro britannico (in questo caso Keir Starmer, laico dichiarato e leader del Partito Laburista) ma, una volta eletto, è costretto a sottomettersi al potere civile.
E’ ciò che ha fatto ieri Sarah Mullally, la vescova che nell’ottobre scorso ha ricevuto l’incarico di guidare la Chiesa d’Inghilterra e la Comunione anglicana, scatenando uno scisma interno.
In questi mesi l’incarico è stato formalizzato dopo un lungo processo che ha visto coinvolti il comitato delle nomine anglicane, il primo ministro britannico e infine re Carlo III.
Anche Mullally, come tutti i vescovi anglicani, ha dovuto inginocchiarsi e prestare fedeltà e obbedienza al re e, come prevede il cerimoniale, ha recitato il seguente omaggio alla corona:
«Dichiaro con la presente che Vostra Maestà è l’unico governatore supremo di questo vostro regno nelle cose spirituali ed ecclesiastiche così come in quelle temporali e che nessun prelato o potente straniero ha alcuna giurisdizione all’interno di questo regno e riconosco di ritenere il suddetto vescovado, così come le sue spiritualità e temporalità, solo di Vostra Maestà e per le stesse temporalità rendo il mio omaggio a Vostra Maestà».
L’arcivescova ha quindi riconosciuto di mantenere la sua carica e tutte le prerogative spirituali e materiali solo dal Sovrano, cioè dal re o dalla regina del Regno Unito.
Ciò implica naturalmente che l’autorità ecclesiastica non è autonoma: anche l’esercizio dei poteri spirituali — come la guida della Chiesa d’Inghilterra e la supervisione dei vescovi — è formalmente subordinato alla Corona.
Tutto nasce dalla Riforma
Questa struttura è figlia della Riforma anglicana e dell’Act of Supremacy (1534), che dichiarava il monarca “supreme governor” della Chiesa d’Inghilterra. Da allora, nessun vescovo o arcivescovo può esercitare autorità senza il riconoscimento del sovrano e senza giurare fedeltà a lui.
In altre parole, la Chiesa anglicana è istituzionalmente subordinata allo Stato, cosa che non ha equivalenti nel cattolicesimo, dove il papa detiene piena autorità spirituale indipendente da qualsiasi potere politico e dove la separazione tra la sfera ecclesiale e quella civile ha radici teologiche e istituzionali profonde.
Un altro aspetto curioso emerso in questi mesi è che la commissione che sottopone al Primo Ministro e al Re i nominativi per il nuovo Primate dev’essere composta da una maggioranza etnicamente variegata.
Ma il processo è progettato in modo tale che l’anglicanesimo del cosiddetto “Sud globale” non possa influenzare in modo decisivo la nomina in quanto questi vescovi sono molto più “ortodossi” di quelli inglesi e generalmente contrastano la tipica agenda progressista perseguita da gran parte dell’anglicanesimo britannico odierno.
Non a caso l’elezione è caduta su Sarah Mullally.
















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