Il card. Müller e la dura reprimenda ai critici del Concilio
- Ultimissime
- 25 Mar 2026

L’ex prefetto della Dottrina della fede, card. Müller difende il Concilio Vaticano II, ne attesta la piena validità e il suo essere vincolante. Dura replica alla FSSPX.
Il card. Gerhard Müller non le ha manda a dire.
E’ la prima volta che l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede si esprime con parole così dure, ma profonde allo stesso tempo.
Ritorna l’errore di Lutero
Come molti sanno, l’associazione tradizionalista cattolica Fraternità San Pio X (FSSPX), fondata da Marcel Lefebvre, ha deciso di nominare nuovi vescovi senza mandato pontificio.
Un atto grave che nei giorni scorsi abbiamo paragonato all’errore commesso da Martin Lutero: creare uno scisma pensando di correggere la Chiesa e far sopravvivere la Tradizione.
In una recente intervista, sorprendentemente, il card. Müller ha anch’egli chiamato in causa proprio il padre della Riforma protestante nella sua dura replica alla FSSPX: «Non è la frase “anche i concili possono errare”, pronunciata da Lutero durante la Disputa di Lipsia nel 1519, sancendo così la rottura con la Chiesa cattolica, a rappresentare un possibile atteggiamento di un cattolico nei confronti del Magistero».
«Anzi», ha aggiunto, «si sbagliano coloro che attribuiscono gravi errori di fede al legittimo Concilio Vaticano II».
Müller contro la FSSPX
La dura risposta di Müller è giunta dopo una lettera che il Superiore Generale della Fraternità, don Davide Pagliarani ha indirizzatato al card. Fernández, attuale prefetto del dicastero per la Dottrina della fede.
In essa ha ribadito la volontà a procedere con le nomine, nonché l’inesistenza delle condizioni per un accordo con la Santa Sede in quanto le divergenze riguardano questioni fondamentali legate al Concilio Vaticano II e alla riforma liturgica.
Inoltre, in un’intervista successiva, il sacerdote lefebriano ha spiegato che la nomina di vescovi senza autorizzazione è necessaria per garantire la propria sopravvivenza essendo «rimasti solo due vescovi, che stanno invecchiando».
Così il card. Gerhard Müller è intervenuto con una durissima reprimenda verso don Pagliarani, sottolineando che tale intenzione costituisce una «grave offesa contro l’unità visibile della Chiesa» e la seguente scomunica comporta anche «l’esclusione dalla vita di grazia e di comunione con Dio, e dall’attesa della vita eterna».
Dopo aver liquidato le motivazioni addotte dalla FSSPX come «ingiustificabili», ha invitato l’associazione ad «allontanarsi dalla falsa via dell’allontanamento dalla Chiesa e dell’isolamento all’interno della cerchia di individui che la pensano allo stesso modo, e di affidarsi con fiducia alle disposizioni del successore di Pietro».
«Il Concilio è magistero vincolante»
Il card Müller ha poi affrontato la questione legata al Concilio Vaticano II con una chiarezza strabiliante.
«Mi occupo di teologia accademica da 60 anni», ha premesso. «Basandomi sulla mia esperienza di vita posso confrontare l’insegnamento della fede durante la mia infanzia e giovinezza con quello del Concilio Vaticano II» e «non riesco a rilevare alcuna interruzione nella continuità dottrinale né alcuna negazione o persino diminuzione di un articolo di fede».
Quando le affermazioni del Concilio Vaticano II, criticate dai lefebriani, «vengono lette nel contesto dell’intera tradizione della Chiesa», afferma il cardinale, «diventa insostenibile un’interpretazione relativista».
Il CVII, ha proseguito Müller, «si è legittimamente riunito nello Spirito Santo. I suoi insegnamenti non sono altro che quelli della fede cattolica degli ultimi 2000 anni, in quanto fondati sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione Apostolica, e presentati in modo vincolante da tutti i concili precedenti e chiaramente interpretati da tutti i Dottori della Chiesa».
E’ assurdo, per lui, che «un individuo o un gruppo scelga, secondo criteri soggettivi, cosa accettare o rifiutare» del Concilio, i cui documenti -ribadisce- sono «vincolanti come un dogma».
Il fatto che la Chiesa universale non possa errare e che «un piccolo gruppo non possa in alcun modo avere ragione contro la Chiesa universale», ha spiegato, «fu un motivo che spinse John Henry Newman alla Chiesa cattolica».
D’altra parte, rivolgendosi ancora ai lefebvriani, «nessuno può pretendere dal Papa di vivere in unità con sé e con i propri associati. Anzi, è vero il contrario: un vero cattolico vive in unità con il Papa e con i vescovi in comunione gerarchica e sacramentale con lui».
Tra abusi liturgici e crisi della Chiesa
L’ex prefetto riconosce alla FSSPX «ogni diritto» di denunciare gli abusi liturgici, ma tale critica rimane vana se espressa dal «piedistallo morale dell’autogiustificazione».
E, infine, per quanto riguarda la fantomatica crisi in cui vivrebbe la Chiesa postconciliare, l’ex prefetto ha spiegato che essa esiste solo laddove i responsabili «danno alle persone pietre di ideologie agnostiche invece del pane della Parola di Dio e della grazia dei sacramenti. Dove ci si diletta in sociologia e psicologia e si tace su Gesù come unico Salvatore del mondo».
Quando, al contrario, «le domande esistenziali trovano risposta alla luce di Cristo, nasce l’interesse e, con l’aiuto della grazia, la vita di Dio cresce in noi, le persone vengono a farsi battezzare e i cattolici tiepidi riscoprono il potere trasformatore della liturgia».
Qualche settimana fa aveva pronunciato parole molto simili e già conclusive: «L’affermazione che i lefebvriani siano l’ultimo baluardo della vera cattolicità deve finire una volta per tutte».
















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