I dettagli nascosti di questo quadro possono cambiare la vita
- Ultimissime
- 17 Mar 2026

Nel dipinto di Rembrandt sul ritorno del figliol prodigo si nascondono dei dettagli che mandarono in trance lo scrittore Henri Nouwen. La potenza di un’immagine.
Tra i migliori 100 libri cristiani c’è certamente “L’abbraccio benedicente. Meditazione sul ritorno del figlio prodigo” (1992).
L’autore è il teologo e scrittore olandese Henri Nouwen che rimase profondamente scosso davanti all’omonimo dipinto, capolavoro del pittore Rembrandt van Rijn (più sotto l’immagine integrale).
La forza del dipinto di Rembrandt
Lui stesso raccontò che l’incontro con quell’immagine fu talmente intenso da lasciarlo quasi “in trance” per giorni e segnò profondamente il suo tormentato percorso spirituale. Dalla contemplazione del quadro nacque il suo libro più famoso.
Nouwen spiegò di aver visto per la prima volta il dipinto di Rembrandt dopo un periodo di grande stanchezza e inquietudine personale. Reduce da settimane di conferenze negli Stati Uniti, si sentiva svuotato, solo e interiormente provato.
Fu in quel momento che la scena rappresentata – il padre che accoglie il figlio perduto – lo colpì con una forza inattesa. Nel gesto dell’abbraccio paterno riconobbe qualcosa di profondamente umano: il desiderio di tornare a casa, di essere accolti e perdonati.
L’impatto non fu soltanto emotivo. Per Nouwen quel dipinto divenne una lente attraverso cui rileggere la propria vita.
Nei mesi e negli anni successivi tornò più volte a contemplarlo, arrivando a identificarsi con i tre personaggi della parabola evangelica: il figlio minore che si allontana, il fratello maggiore che giudica e il padre che accoglie.
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“Il ritorno del figliol prodigo”: il dettaglio della luce
E’ molto interessante ciò che Nouwen osservò nel dipinto, qualcosa che sfugge a quasi tutti coloro che lo guardano.
Innanzitutto il più facile: la luce.
Osservando la composizione, si percepisce che non proviene da una fonte esterna, ma sembra emanare dall’incontro stesso: un calore che riscalda chiunque osservi il quadro attraverso i secoli.
Meno scontato da notare invece è l’uso del chiaroscuro per le figure circostanti, le quali restano nell’ombra, immobili e quasi giudicanti. Invece, il fulcro centrale è il calore del perdono del padre.
Le mani del padre: maschili e femminili
Un altro dettaglio difficile da vedere sono le mani del padre.
Se le si osserva attentamente nell’atto di cullare il figlio ritornato si nota che sono diverse tra loro.
La mano sinistra è maschile, forte, con dita larghe, ed esercita una pressione di sostegno e protezione. La mano destra, invece, è femminile, raffinata e delicata, e suggerisce l’affetto, l’accoglienza e la tenerezza di una madre.
Ciò rivela la visione di Rembrandt della natura divina: un Dio che è al contempo giustizia e misericordia, autorità e accettazione.
Il padre non stringe il figlio con forza, per punirlo. Né lo tiene con leggerezza. Lo avvolge invece in un abbraccio benevolo che dona stabilità al giovane “ribelle”.
La testa rasata: una rinascita
Invitiamo poi a osservare la testa del figliol prodigo.
Non ha i capelli anzi, è rasata. E’ simile a quella di un neonato o un prigioniero. E’ un dettaglio che indica che il suo ritorno è una rinascita. Una vita nuova che ricomincia.
La freddezza del fratello maggiore
E ora concentriamoci sul fratello maggiore.
Abbiamo già sottolineato l’essere in penombra e la postura del corpo è immobile, avvolto in un mantello rosso simile a quello del padre. Ma il suo cuore è lontano. Osserva ma non partecipa alla celebrazione del ritorno.
Simboleggia una fredda giustizia che non comprende la logica della grazia.
I dettagli che cambiano la vita
Nel suo libro, Nouwen sosteneva che tutti noi iniziamo come il figliol prodigo, in cerca di avventura e piacere. Poi, attraversiamo la fase del fratello geloso e legalista. Ma l’obiettivo ultimo della vita umana, secondo il dipinto di Rembrandt, è diventare come il padre.
La potenza di quest’immagine, se meditata profondamente, può davvero cambiare la vita come avvenne a Henri Nouwen.
Molti studiosi ritengono che Rembrandt dipinse quest’opera negli ultimi anni della sua vita, quando aveva ormai sperimentato fallimenti economici e lutti personali. Non c’è trionfo né dramma, ma una quieta riconciliazione: potrebbe indicare un’esperienza biografica.



















1 commenti a I dettagli nascosti di questo quadro possono cambiare la vita
A proposito della biografia di Rembrandt relativa alla genealogia di questo capolavoro, c’è un breve, intenso e commovente studio di Cristina Terzaghi, apparso su “Tracce”, nel 2002, e facilmente rinvenibile sul web.