Perché molte chiese moderne sono così brutte? 4 motivi
- Ultimissime
- 13 Mar 2026

Le chiese brutte sono un’evidenza frequente: quali sono le ragioni? Perché ci siamo dimenticati della bellezza dell’architettura cristiana? Risponde un esperto.
Ce lo siamo chiesti tutti almeno una volta.
Perché tante chiese costruite in epoca recente risultano così esteticamente deludenti rispetto al passato?
Edifici più simili ad un centro congressi, pareti spoglie, forme geometriche fredde, scarsa presenza di simboli cristiani. Cos’è accaduto?
Interessante leggere l’opinione di David Clayton, artista britannico e docente di arte sacra. Innanzitutto perché non banalizza il problema e non dà risposte prevedibili da social network (già le immaginiamo: “E’ colpa del Concilio Vaticano II!!”).
In un’intervista pubblicata dal “Catholic Herald“, l’esperto sostiene che il problema dell’architettura ecclesiastica moderna non riguarda semplicemente lo stile, ma tocca questioni teologiche e culturali profonde legate al modo in cui la Chiesa comprende la bellezza e il culto.

1) Allontanamento dall’eredità cristiana
Secondo Clayton, la diffusione di edifici sacri percepiti come “brutti” nasce innanzitutto da una perdita di consapevolezza della tradizione artistica cattolica: «Ci siamo allontanati dalla nostra eredità».
L’arte e l’architettura, spiega, non sono elementi decorativi secondari: esprimono una visione teologica e antropologica. «Una delle lacune più significative», spiega, «è la mancanza di comprensione della forma, con cui intendo non solo ciò che viene raffigurato, ma anche come viene raffigurato».
Stile, proporzione e armonia comunicano una concezione dell’uomo e del rapporto con Dio. Quando questa connessione si perde, anche l’architettura religiosa diventa una questione di semplice gusto personale o di moda culturale.

2) La formazione nei seminari
Un secondo motivo, secondo l’artista, è dovuto anche dalla formazione.
Clayton sostiene che spesso nei seminari cattolici manca una vera educazione estetica che aiuti i futuri sacerdoti a comprendere il ruolo dell’arte nella liturgia.
Senza questa formazione, i responsabili delle parrocchie non hanno gli strumenti per valutare i progetti architettonici e finiscono per affidarsi alle tendenze dominanti dell’architettura contemporanea.

3) La rottura filosofica e il Concilio Vaticano II
Un punto centrale della sua analisi sulle “chiese brutte” riguarda anche il dibattito sul Concilio Vaticano II.
Clayton precisa che la responsabilità non può essere attribuita direttamente al Concilio piuttosto, afferma, «il Concilio è stato usato come pretesto da coloro che già desideravano introdurre cambiamenti, spesso in modi che contraddicevano direttamente quanto il Concilio aveva effettivamente insegnato».
Benedetto XVI, nel suo “Introduzione allo spirito della liturgia” (San Paolo 2014), rintracciò le radici del problema agli inizi dell’Ottocento, una rottura filosofica che precede il Concilio di oltre un secolo ma che, precisa Clayton, il Concilio ha accelerato.
Il problema infatti è legato alla separazione tra liturgia e forme artistiche tradizionali. Una chiesa non è semplicemente un contenitore neutro per il culto: la sua architettura contribuisce a formare spiritualmente chi vi partecipa.
Orientamento, simboli e bellezza aiutano i fedeli a entrare nel mistero della liturgia. Quando questi elementi vengono meno, la celebrazione rischia di diventare un’esperienza più intellettuale che contemplativa.
L’artista critica in particolare alcune correnti architettoniche moderne, come il funzionalismo e il brutalismo, che secondo lui si fondano su una visione materialista dell’uomo.
«L’utilità è stata ridotta a mere preoccupazioni materiali», afferma. «Ripararsi dalla pioggia, garantire l’udibilità e accogliere i corpi. Queste cose contano, naturalmente, ma non sono sufficienti». «La bellezza non è un optional», spiega Clayton. «È essenziale, perché eleva i cuori e le menti a Dio».

4) Sostenitori delle chiese brutte
Infine, se c’è un’architettura di questo tipo è perché esistono sostenitori della semplicità modernista.
La loro obiezione più comune è che essa favorisca l’umiltà e la preghiera.
Eppure le forme tradizionali hanno sempre raggiunto questo obbiettivo in modo straordinario, senza essere necessariamente minimaliste. «Esattamente come il cosmo», spiega l’artista, infinitamente complesso, eppure capace di farci inginocchiare: “Che cos’è l’uomo perché te ne curi?”.
«L’affermazione che la complessità distragga è antica», conclude Clayton. «Risale almeno alle controversie iconoclaste, e persino figure come San Bernardo temevano che la bellezza potesse attirare l’attenzione su di sé. Ma la bellezza autentica non intrappola lo sguardo; ci conduce oltre se stessa, verso la sua fonte, che è Dio».
Forse la domanda iniziale andrebbe rovesciata: non perché molte chiese moderne siano brutte, ma perché abbiamo smesso di pretendere che siano belle.
















1 commenti a Perché molte chiese moderne sono così brutte? 4 motivi
In generale sono d’accordo sul fatto che esistano diverse chiese moderne esteticamente brutte… ma il discorso è più ampio, è cambiato negli ultimi secoli il modo di fare arte e architettura. E il Concilio in questo non c’entra, non è che le chiese di fine Ottocento o inizio Novecento siano capolavori artistici eh.
Piuttosto, direi che c’è la pretesa da parte di chi disegna molte chiese moderne di esagerare e sperimentare, quando invece non è necessario.