Ex gay assolto: potrà parlare liberamente di sé stesso
- Ultimissime
- 11 Mar 2026

La vittoria legale di Matthew Grech, accusato di aver parlato del suo abbandono dello stile di vita gay dopo la conversione cristiana.
Quanta libertà concessa, davvero magnanimi!
Dopo tre anni di battaglie, un tribunale di Malta ha assolto Matthew Grech dall’accusa di aver raccontato la propria storia di vita.
Ora sarà libero di parlare di sé.
Stop allo stile di vita gay
Si tratta di un 36 enne, ex partecipante del programma X-Factor, che ha abbandonato quello che ha definito essere uno «stile di vita omosessuale» dopo la sua conversione al cristianesimo.
Denunciato nel 2022, ha dovuto difendere la sua libertà nelle aule dei tribunali fino allo scorso 4 marzo quando la giudice Monica Vella ha stabilito che parlare della propria esperienza di vita non costituisce reato e non può essere punito dalla legge.
Il caso nasce da un’intervista a “PMnews Malta” in cui l’uomo ha descritto come l’emergere della fede lo abbia aiutato a superare ed interrompere relazioni con persone dello stesso sesso, orientando la sua vita secondo quanto ha capito essere il disegno cristiano sulla sessualità.
La giudice e le terapie riparative
La testimonianza ha però irritato l’associazionismo arcobaleno, accusandolo di aver promosso le cosiddette terapie riparative (vietate a Malta dal 2016).
La difesa ha sostenuto che Grech non ha mai pubblicizzato una terapia specifica, né ha invitato nessuno a intraprendere un percorso per cambiare orientamento: ha semplicemente condiviso il proprio vissuto personale, un racconto che, secondo la sentenza, rientra nella libertà di espressione e di religione propria di una democrazia.
Oltretutto, la giudice ha anche stabilito che la terapia esplorativa e consensuale di cui ha riferito Matthew Grech del 2022 non era illegale, perché «finché non vi è alcun servizio o terapia imposta a una persona, non c’è alcun reato».
Dopo la lettura del verdetto, l’uomo ha espresso gratitudine per la decisione, definendola una vittoria non solo personale ma per il diritto di chiunque a esprimere la propria esperienza di senza timore di tradursi in un’accusa penale.
Quando Arcigay voleva bloccare Sanremo
Non è certo il primo episodio in cui si cerca di impedire l’emergere di testimonianze simili. Si può tranquillamente diventare omosessuali, ma è rigorosamente vietato passare all’eterosessualità.
Un caso eclatante che ci piace sempre ricordare è accaduto in Italia nel 2009, quando la partecipazione di Giuseppe Povia al Festival di Sanremo con la canzone “Luca era gay” scatenò una polemica virulenta.
Nonostante il testo del brano contenesse la frase «nessuna malattia, nessuna guarigione», l’Arcigay minacciò comunque di bloccare il Festival pur di impedire l’esibizione del cantante. Il brano vinse comunque il Premio Mogol come miglior testo dell’anno.

Che cosa temono?
Allora come oggi, emerge con forza il tema della violenza ideologica contro chi osa raccontare una trasformazione personale che non si adatta alla narrazione dominante. Ma di cosa si ha paura?
Non solo queste persone si trovano a fronteggiare critiche veementi, ma vere e proprie azioni legali o campagne mediatiche volte a delegittimare la loro voce. La sentenza maltese rappresenta il minimo indispensabile per la tutela della libertà di parola.
















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