AIDS, Benedetto XVI condannato dal mondo ma difeso dagli scienziati
- Ultimissime
- 01 Dic 2025

Cosa disse Benedetto XIV su AIDS e preservativi, tanto da scatenare una polemica internazionale? Se ne parlò per mesi, in sua difesa gli specialisti di epidemiologia di Harvard.
Oggi, 1° dicembre, si celebra la Giornata mondiale per la lotta all’AIDS.
Istituita nel 1988, ha lo scopo di richiamare l’attenzione globale sull’epidemia da HIV — il virus che può portare alla sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) — commemorare le vittime, sostenere chi convive con la malattia e continuare a promuovere prevenzione, test e cure.
La Chiesa al fianco dei malati di AIDS
Tra i più attivi sostenitori delle persone affette da AIDS c’è certamente la Chiesa.
Proprio recentemente segnalavamo la morte di suor Miriam Duggan, per oltre mezzo secolo a fianco dei malati in Uganda dove promosse un programma di prevenzione basato sul cambiamento dei costumi sociali, tra cui l’astinenza prima del matrimonio e la fedeltà coniugale.
Contribuì così a far crollare il tasso di infezione da circa il 29% a meno del 10% tra il 1991 e il 2002, e tra il 2006 e il 2008 fu premiata dall’Università di Harvard e dall’allora presidente ugandese.
Benedetto XVI sull’AIDS: critiche e difese
Certamente l’allora Papa Benedetto XVI aveva in mente l’esperienza di suor Duggan quando il 17 marzo 2009, durante il volo verso l’Africa, rispose a una domanda sulla diffusione dell’AIDS e la posizione della Chiesa cattolica.
La risposta generò un polverone internazionale e piovvero critiche da ogni lato del mondo, a partire dalla politica e anche all’interno della comunità cattolica. Anche la rivista medica “Lancet” fu piuttosto critica con un editoriale di facciata.
Furono però moltissimi gli scienziati a uscire allo scoperto per difendere le parole di Ratzinger, a partire dall’Università di Harvard e dall’Imperial College London, che illustrarono il fondamento scientifico ed epidemiologico del suo discorso.
In particolare, si segnalò il pronunciamento ampiamente favorevole di Edward Green, direttore del prestigioso Aids Prevention Research Project della Harvard School of Public Health and Center for Population and Development Studies: «Io sono un liberale sui temi sociali e per me è difficile ammetterlo, ma il Papa ha davvero ragione».
Anche due specialisti epidemiologi come Jokin de Irala (Università del Massachusetts e vicedirettore del Dipartimento di Medicina preventiva dell’Università di Navarra, Spagna) e René Ecochard (capo del Dipartimento di Biostatistica presso l’Ospedale universitario di Lione) elogiarono su “Le Monde” come «realista» il discorso di Benedetto XVI.
Altri attestati di sostegno arrivarono, ad esempio, anche da Daniel Halperin, docente di Sanità pubblica alla Harvard University. In Italia ricordiamo fra tanti, invece, la presa di posizione di Carlo-Federico Perno, direttore dell’Unità di Virologia Molecolare al Policlinico Universitario Tor Vergata.

Le parole di Benedetto XVI su AIDS e preservativi
Ma cosa disse di tanto scandaloso Benedetto XVI sull’AIDS e sull’uso del preservativo?
Riportiamo integralmente qui di seguito le sue parole:
DOMANDA – Santità, tra i molti mali che travagliano l’Africa, vi è anche e in particolare quello della diffusione dell’Aids. La posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema, durante il viaggio?
RISPOSTA – Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà.
Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa tanto, visibilmente e anche invisibilmente, per la lotta contro l’Aids, ai Camilliani, a tante altre cose, a tutte le Suore che sono a disposizione dei malati.
Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi, pur necessari, ma se non c’è l’anima, se gli africani non aiutano (impegnando la responsabilità personale), non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema.
La soluzione può essere solo duplice: la prima, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro; la seconda, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano visibili progressi.
Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova.
Mi sembra che questa sia la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno.








9 commenti a AIDS, Benedetto XVI condannato dal mondo ma difeso dagli scienziati
In una sua relazione del 2000, il National Institutes of Health (NIH) afferma che l’utilizzo dei preservativi riduce il rischio di trasmissione dell’HIV/AIDS di circa l’85% rispetto al rischio che si ha quando non viene usato.
Se quindi la matematica non è un’opinione, il 15% dei rapporti sessuali con preservativo è un rapporto a rischio!
Una sessualità matrimoniale potrebbe ridurre il contagio del 100%, quindi se la matematica non è un’opinione ha ragione il Papa.
Ho forse affermato il contrario?
A cosa debbo l’onore della tua risposta?
Ho risposto solo per evitare eventuali “fraintendimenti”.
Spiegami quali potrebbero essere i fraintendimenti affinché io posso chiarirli, altrimenti mi è lecito supporre che o non capisci la lingua italiana o che la la tua risposta è volutamente offensiva.
1) L’85% è una quota molto alta, secondo me, potrebbe portare a una sufficiente sicurezza per ignorare il pericolo.
2) La condotta dovrebbe essere rivolta ad un fine superiore, non ad una percentuale in cui sperare di rientrare.
Con quella risposta ho evitato o almeno provato, ad evitare questi “fraintendimenti”. Forse era troppo sintetica..
L’articolo afferma che la scienza da ragione all’affermazione di papa Benedetto XVI sul fatto che l’uso del preservativo non blocca la diffusione dell’Aids, ed io semplicemente riportato, a conferma delle parole de Papa, i dati di uno studio scientifico ( https://web.archive.org/web/20101009022150/http://www.niaid.nih.gov/about/organization/dmid/documents/condomreport.pdf ) che confermano le parole del grande papa Benedetto.
Vorrei farti una domanda: anche ipotizzando che tu non segua la retta dottrina cattolica è sapendo che i media, per convenienza ideologica, fanno salire la sicurezza dell’uso del preservativo in europa (volutamente minuscolo) al 90% (lo sapevi che in Africa è frequente il riuso del preservativo dopo averlo lavato?), avresti un rapporto “protetto” dal preservativo sapendo che hai un 10% di possibilità di contrarre l’Aids?
È inquietante che nel 2025, oltre a dover contrastare idee folli e pericolose di nuova formulazione, tocchi ancora commentare vecchie scemenze come quella del “sesso sicuro”.
Se per “vecchie scemenze come quella del ”sesso sicuro”” intendi l’uso del preservativo, sono d’accordo con te al 100%: se infatti la NIH, come ho scritto sopra, afferma che gli studi hanno accertato una non difesa dalle infezioni al 15%, significa che, stante l’uso che gli infettivi fanno del preservativo, ogni 100 rapporti “protetti, 15 sono nuovi potenziali contagi da Aids.