La Nota vaticana rompe il mito: sesso coniugale non solo per procreare

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Esce “Una caro”, la nota sulla monogamia. La Chiesa approfondisce anche la finalità del sesso nel matrimonio con finalità unitiva, non solo per la procreazione.


 

Era preannunciata da tempo la nota “Una caro. Elogio della monogamia” da parte del Dicastero per la Dottrina della Fede.

E’ uscita poche ore fa ed è una riflessione sul valore essenziale della monogamia nel matrimonio cristiano, definito come unione esclusiva e appartenenza reciproca «tra una sola donna e un solo uomo».

Ci sarà eventualmente modo di analizzare il testo in maniera più approfondita, in questa circostanza vorremmo solo soffermarci su uno degli aspetti toccati dal Dicastero, ovvero la finalità sessuale del matrimonio.

 

Per la Chiesa, il sesso solo per la procreazione?

E’ un tema che ci interessa particolarmente a causa dei forti pregiudizi da parte della società, di cui abbiamo parlato più volte in passato.

Quante volte si sente dire che secondo la Chiesa, il sesso sarebbe “permesso” solo per procreare? La sessuofobia sarebbe così elevata che la sessualità verrebbe concessa dal Vaticano solo per finalità riproduttive.

E’ una delle menzogne più citate e di cui tutti sono convinti, includendo molti tra sacerdoti e fedeli laici.

 

Dai Padri della Chiesa al Concilio Vaticano II

Il testo appena pubblicato, invece, chiarisce che la sessualità coniugale (cioè tra persone sposate) ha anche un fondamentale fine unitivo, non necessariamente legato alla procreazione.

Fin dall’introduzione della Nota, si evidenzia che l’unione sessuale «non si riduce a garantire la procreazione, ma aiuta l’arricchimento e il rafforzamento dell’unione unica ed esclusiva e del sentimento di appartenenza reciproca».

L’atto sessuale tra i coniugi con anche finalità unitiva -che sarebbe ancora bello chiamarlo il “fare l’amore”-, viene sostenuto citando alcuni Padri della Chiesa che criticavano la continenza esagerata nel matrimonio (San Giovanni Crisostomo e San Clemente Alessandrino) e chi, come Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, presentò il rapporto sessuale dei coniugi come «fini intrinseci essenziali», mentre considerava la procreazione «come fine intrinseco ma accidentale».

Pertanto, egli sostenne che «si possono considerare tre fini nel matrimonio: fini intrinseci essenziali, intrinseci accidentali, e fini accidentali estrinseci. I fini intrinseci essenziali sono due: il dono reciproco con l’obbligo di soddisfare il debito [cioè i rapporti sessuali], e il vincolo indissolubile. I fini intrinseci accidentali sono egualmente due: la generazione della prole, e il rimedio della concupiscenza»1A.M. de’ Liguori, “Theologia moralis”, Typis Polyglottis Vaticanis, Roma 1912, lib. VI, tract. VI, cap. II, dub. I, n. 882.

Fino ad arrivare al Concilio Vaticano II che, con la “Gaudium et spes”, presentò il matrimonio come un’opera di Dio che consiste in una comunione d’amore e di vita che i due coniugi condividono, «comunione che», si specifica nella Nota, «non è orientata solo alla procreazione, ma anche al bene integrale di entrambi».

Lo stesso dirà Paolo VI nella sua “Humanae vitae” quando, parlando dell’atto coniugale, invitò a salvaguardare «ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo».

 

Le finalità del sesso in Giovanni Paolo II

Fu Giovanni Paolo II colui che, forse, sottolineò più volte il fine unitivo, non solo procreativo, nel matrimonio cattolico.

Addirittura riconobbe che anche su questo argomento «il pensiero cattolico è sovente equivocato, come se la Chiesa sostenesse un’ideologia della fecondità ad oltranza, spingendo i coniugi a procreare senza alcun discernimento e alcuna progettualità».

Eppure, proseguì il Papa polacco, «basta un’attenta lettura dei pronunciamenti del Magistero per constatare che non è così».

La Nota riprende anche degli scritti del giovane Wojtyla, quando parlando dell’atto coniugale, affermò che «essendo in sé stesso un atto d’amore che unisce due persone, può non venir necessariamente considerato da esse come un mezzo cosciente e voluto di procreazione»2K. Wojtyla, “Amore e responsabilità”, Marietti 1980, p. 173.

Molto realistico il giudizio della “Nota” vaticana sul sesso occasionale: «Se ci si ripiega su se stessi e sui propri bisogni immediati, e si usa l’altro come solo mezzo per il loro sfogo, il piacere lascia più insoddisfatti e il sentimento di vuoto e solitudine diventa più amaro».

 

L’uso dei metodi naturali

E’ qui che entrano in gioco i metodi naturali per la regolamentazione della fertilità, quelli che molti definiscono erroneamente la “contraccezione cattolica”.

Già Paolo VI ricordò infatti che «la Chiesa insegna essere lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l’uso del matrimonio nei soli periodi infecondi», con lo scopo di «regolare la natalità» e anche per scegliere i momenti più opportuni per accogliere una nuova vita.

Nel frattempo, proseguì Papa Montini, la coppia può sfruttare tali periodi «a manifestazione di affetto e a salvaguardia della mutua fedeltà. Così facendo essi danno prova di amore veramente e integralmente onesto».

 

E chi i figli non li ha?

La Nota vaticana affronta anche il delicato tema dell’assenza di bambini nel matrimonio e, sempre appoggiandosi ai grandi Padri (Agostino, San Giovanni Crisostomo) spiega che il matrimonio resta un bene anche se i figli non sono arrivati altrimenti, scrive Sant’Agostino, «non continuerebbe a chiamarsi matrimonio anche nei vecchi, specie quando avessero perduto i figli o non li avessero avuti affatto»3Agostino, “De bono coniugali”, 3, 3: PL 40, 375.

Lo stesso Karol Wojtyla spiegò che «per molte ragioni, il matrimonio può non diventare famiglia, ma la mancanza di questa non lo priva del suo carattere essenziale».

Quindi, «un matrimonio in cui non vi siano figli, senza colpa degli sposi, conserva il valore integrale dell’istituzione e non perde nulla della propria importanza»4K. Wojtyla, “Amore e responsabilità”, Marietti 1980, p. 161

Lo stesso ribadì il Concilio Vaticano II, ricordando che «anche se la prole, spesso tanto vivamente desiderata, non c’è, il matrimonio perdura come consuetudine e comunione di tutta la vita e conserva il suo valore».

 

AGGIORNAMENTO ORE 21:30

Il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il card. Victor Fernández, ha spiegato che il documento è nato principalmente dalle richieste dei vescovi africani che avevano difficoltà a motivare alcuni fedeli ad abbracciare la monogamia.

Interrogato sull’assenza di unioni tra persone dello stesso sesso nel documento, il Prefetto ha commentato: «Poiché l’argomento in discussione riguarda il matrimonio secondo la dottrina cattolica, il testi affronta esclusivamente le unioni tra una donna e un uomo».

Tuttavia, ha aggiunto, ciò non significa che certi valori non esistano in altri contesti. Virtù come la pazienza e il rispetto, ha spiegato il cardinale, si applicano anche alle relazioni tra amici e ad altre forme di relazione.

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La Redazione

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3 commenti a La Nota vaticana rompe il mito: sesso coniugale non solo per procreare

  • MaestroMatteo ha detto:

    Splendido articolo e opportunissima nota. Mi permetto una correzione: La “casti connubii” non è documento del CVII ma un’enciclica di papa Pio XI, un Pontefice fin troppo sottovalutato.

  • Lorenzo ha detto:

    Finalmente una nota, che ribadisce la retta dottrina all’interno del matrimonio cattolico da parte del Dicastero per la Dottrina della Fede e che cancella, anche se “Tucho besame mucho” cerca di mascherarlo citando lo stesso papa Francesco, la famigerata nota 329 del capitolo VIII della “Amoris laetitia” che cercava di parificare la sessualità all’interno del matrimonio cristiano a quella dei divorziati risposati.