La Chiesa difende i migranti, ma anche i confini nazionali

chiesa migranti confini

La posizione equilibrata della Chiesa, in difesa della dignità dei migranti ma anche del diritto di regolare i flussi migratori e tutelare i confini nazionali.


 

Il pensiero della Chiesa è molto più articolato delle sovrastrutture ideologiche di destra e sinistra.

Le tensioni attorno al tema migratorio sono all’ordine del giorno e la Chiesa è soventemente identificata dalla destra politica come “schierata a sinistra”.

Ma esiste davvero questo appiattimento verso uno schieramento politico?

 

Leone XIV: “Diritto a proteggere i confini”

Eppure, martedì Leone XIV ha invocato «il diritto di ogni Paese a determinare chi, come e quando le persone entrano», pur schierandosi con i vescovi americani che contrastano il trattamento «estremamente irrispettoso» dei migranti.

Identiche parole pronunciate a fine ottobre, nel suo discorso ai movimenti popolari: «Gli Stati hanno il diritto e il dovere di proteggere i propri confini, ma ciò dovrebbe essere bilanciato dall’obbligo morale di fornire rifugio».

 

Papa Francesco: “Prudenza, meglio non accogliere”

Molti saranno convinti che sia una novità, l’ennesima innovazione di Leone XIV. E invece no.

In maniera forse ancora più incisiva, Papa Francesco disse che «un popolo che può accogliere ma se non ha possibilità di integrare, meglio non accolga». E che «assieme al diritto di poter emigrare», spiegò Bergoglio, c’è «anche il diritto di non dover emigrare».

Anche perché, aggiunse, «non siamo in grado di aprire le porte in modo irrazionale».

Questi e altri pronunciamenti di Francesco si trovano nel nostro apposito dossier.

 

Lo scontro tra Trump e i vescovi americani

L’elezione dei nuovi vertici della Conferenza Episcopale americana (USCCB) ha avuto il merito di dimostrare la ricchezza del pensiero ecclesiale oltre i luoghi comuni.

Il nuovo presidente eletto dei vescovi americani, l’arcivescovo di Oklahoma City, Paul Coakley, è infatti una figura ritenuta espressione di “conservatorismo politico” eppure, oltre ad aver apprezzato il divieto quasi totale di interruzione di gravidanza in Oklahoma, si è più volte opposto al disumano trattamento dei migranti operato dal governo americano.

Anzi, appena eletto, ha portato la conferenza episcopale a rinnovare lo scontro sul tema immigratorio esprimendo all’unanimità (216 voti favorevoli, 5 contrari e 3 astensioni) forte preoccupazione.

La questione non è quindi destra vs sinistra e nemmeno si può ridurre ad “accoglienza sì / accoglienza no”. La posizione della Chiesa è complessa, equilibrata e coinvolge la dignità della persona, la legittimità dello Stato e la coesione sociale.

 

La Chiesa e il diritto a regolare flussi migratori

Lo ha spiegato in maniera molto puntuale il filosofo cattolico Edward Feser, docente al Pasadena College City.

Dopo aver sottolineato gli eccessi dell’amministrazione Trump contro i migranti, che vanno «giustamente criticati», Feser ha ribadito il principio del “abusus non tollit usum”. Cioè, l’abuso di una cosa non ne nega il corretto utilizzo.

Infatti, l’applicazione delle leggi immigratorie è legittima e il contrasto all’immigrazione illegale è avvalorato anche dal Catechismo cattolico laddove ricorda che l’accoglienza va promulgata «nella misura del possibile» e le autorità politiche «possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie».

In parole semplici, la Chiesa riconosce che una nazione può porre delle condizioni all’immigrazione, che non è obbligata ad accogliere tutti coloro che desiderano entrarvi e che coloro a cui consente l’ingresso devono rispettare la legge.

Lo stesso San Giovanni Paolo II spiegava che «l’immigrazione illegale va prevenuta» e Benedetto XVI aggiungeva che «gli Stati hanno il diritto di regolare i flussi migratori e di difendere le proprie frontiere, sempre assicurando il rispetto dovuto alla dignità di ciascuna persona umana».

Il filosofo Edward Feser osserva quindi che la Chiesa tratta l’immigrazione come un’importante questione di politica pubblica e non la riduce solo ad «una questione di diritti e dignità individuali», sebbene siano importanti, «ma anche di doveri verso il bene comune. In quest’ottica, la posizione cattolica sull’immigrazione non si presta a semplicistici atteggiamenti “pro” o “contro”».

 

La necessità di una posizione equilibrata

I vescovi, conclude giustamente il filosofo, «hanno l’obbligo pastorale di riconoscere le preoccupazioni di entrambe le parti», cioè sia di coloro che ritengono un imperativo prioritario accogliere i migranti, sia di chi ritiene più urgente preservare la legge, l’ordine, il benessere economico e l’identità culturale.

Non c’è uno schieramento “più cattolico” dell’altro ma entrambi sono rappresentati dalla dottrina sociale della Chiesa.

Il compito dei fedeli è invece quello di «insistere nel mantenere la via di mezzo», ribadendo l’importanza cristiana dell’accoglienza dello straniero ma anche un atteggiamento politico di giusta prudenza.

Papa Francesco ha chiarito bene la necessità di una posizione equilibrata:

«Un approccio prudente da parte delle autorità pubbliche non comporta l’attuazione di politiche di chiusura verso i migranti, ma implica valutare con saggezza e lungimiranza fino a che punto il proprio Paese è in grado, senza ledere il bene comune dei cittadini, di offrire una vita decorosa ai migranti, specialmente a coloro che hanno effettivo bisogno di protezione».


 

🔴 Consulta il dossier:

Papa Bergoglio sui migranti: i discorsi “censurati”

Autore

La Redazione

Notizie Correlate

20 commenti a La Chiesa difende i migranti, ma anche i confini nazionali

  • Lorenzo ha detto:

    Papa Francesco parlava con “lingua biforcuta” per cercare di piacere a tutti.
    Io sono fermo al CCC, approvato in prima stesura da papa Giovanni Paolo II con la costituzione apostolica Fidei Depositum (11 ottobre 1992) e in forma definitiva il 15 agosto 1997 con la lettera apostolica Laetamur Magnopere, che fu redatto dalla Congregazione per la dottrina della fede il cui prefetto era il cardinale Joseph Ratzinger.
    Nel testo, al n°2241, si legge:
    “Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono.
    Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri.”

    • Norberto ha risposto a Lorenzo:

      Dovremmo smetterla di denigrare il Papa e la Chiesa senza averne le competenze e dalla nostra cameretta. Da fratello ti invito a confessarti e chiedere l’aiuto nella preghiera ad essere umile.

      • Lorenzo ha risposto a Norberto:

        Io pregavo ogni giorno per papa Francesco perché il Pastore grande delle pecore lo aiutasse a non dimenticare che la sua priorità era il bene del gregge che gli era stato affidato: tu lo facevi?

    • Alessandro ha risposto a Lorenzo:

      Che pochezza… è esattamente ciò che ha detto Papa Francesco e io lo sapevo già all’epoca perché leggevo i suoi messaggi per intero, non secondo i media comunisti.
      Non c’era alcuna doppiezza, ed è stato un ottimo Pontefice. Da cosa lo si è capito? Dal fatto che lo disprezzate così tanto, come d’altronde lo fu Gesù. E tu dici pure che lo faceva per ottenere consensi… maddeché? Gli avete mosso guerra fin dall’inizio… magari perché troppo affezionati ai pizzi e merletti o ai canti in latino (che di per sé non sono né buoni né cattivi, sia ben chiaro), o perché pensate, come i farisei, di poter giudicare gli altri per le loro condizioni di vita. Gesù sedeva a tavola con i pubblicani e le prostitute, dopotutto. I farisei non erano certo la sua audience preferita.

      • Lorenzo ha risposto a Alessandro:

        Per me è stato il peggior pontefice dei sette Papi sotto i quali ho vissuto fino ad ora (su papa Leone XIV non posso ancora esprimermi anche se, per ora, sembra una buona guida della Chiesa), ma questo è solo un mio giudizio personale.
        Non ho mai disprezzato papa Francesco, ma ho sempre pregato per lui perché, anche se non capivo il motivo per cui il Pastore Grande delle pecore lo avesse scelto per guidare la Chiesa, era il Vicario di Cristo ed il legittimo successore di Pietro.
        Ho pianto e sofferto molto per la Chiesa quando Francesco era Papa, questo si!

        • Panthom ha risposto a Lorenzo:

          Secondo te, Lorenzo, è utile al mondo conoscere continuamente il tuo disprezzo viscerale per Papa Francesco? E’ qualcosa che fa bene alla Chiesa? Te lo chiedo perché so già che ce lo ricorderai anche domani e dopodomani.

          • Lorenzo ha risposto a Panthom:

            Forse non capisci bene l’italiano!!!
            Ho scritto: “Non ho mai disprezzato papa Francesco, ma ho sempre pregato per lui perché, anche se non capivo il motivo per cui il Pastore Grande delle pecore lo avesse scelto per guidare la Chiesa, era il Vicario di Cristo ed il legittimo successore di Pietro. Ho pianto e sofferto molto per la Chiesa quando Francesco era Papa, questo si!”
            Ritengo infatti che papa Francesco non abbia custodito bene il gregge che gli era stato affidato in quanto ha piegato Vangeli ed altri scritti della Chiesa alla sua ideologia!
            Un solo esempio (ma se vuoi te ne farò altri): in “Fratelli tutti” scrive che “In questo caso, il samaritano è stato colui che si è fatto prossimo del giudeo ferito. (81)”; “Il problema è che, espressamente, Gesù mette in risalto che l’uomo ferito era un giudeo – abitante della Giudea – (82)”; “Pertanto, questo incontro misericordioso tra un samaritano e un giudeo è una potente provocazione, (83)”. Indicami, se mi è sfuggito, dove nel Vangelo di Luca si specifica che l’uomo caduto “nelle mani dei briganti” era un giudeo!

          • Panthom ha risposto a Panthom:

            Mi riferivo a questa frase: “Per me è stato il peggior pontefice dei sette Papi sotto i quali ho vissuto fino ad ora”

            Che poi equivale a dire: “Gattuso è il peggior allenatore della nazionale degli ultimi dieci anni”.

            Sono giudizi sommari che non solo non interessano a nessuno, non servono a nulla e alimentano solo il chiaccericcio social e l’idea che il Papa si possa criticare come fosse un allenatore di calcio.

            Pensi che ora che sappiamo che per era il peggior papa cambierà qualcosa? La Chiesa starà meglio? E quando ce lo ricorderai anche domani e dopodomani?

          • Lorenzo ha risposto a Panthom:

            Se non vedi alcuna differenza tra una partita di calcio e la scelta tra il paradiso e l’inferno posso solo pregare per te.

          • Lorenzo ha risposto a Panthom:

            E per cercare di elevare questo scambio di opinioni dal livello di bar dello sport nel quale stai cercando di portarlo, ti chiarisco perché io (e ribadisco che questa è solo una mia opinione personale presa in coscienza) ritengo papa Francesco il peggior Papa sotto il quale ho vissuto:
            – Premesso che reputo il metro di misura dell’operato di un Papa le parole di Gesù a Pietro: “… conferma i tuoi fratelli.”,
            – e che ritengo che papa francesco non abbia ampliato in nulla la mia fede, a parte prendere dal retto Magistero talune proposizioni e spacciandole per sue innovazioni e chiarimenti,
            – ha distrutto l’immagine della divina Misericordia separandola dalla divina Giustizia e creando la nuova dottrina della “misericordite”, la quale insegna che ci salviamo perché Dio ci ama, cosa assolutamente vera, ma omettendo però che l’Amore di Dio per noi non ci salva se Lo amiamo solo con le parole o con le pie intenzioni, ma se Lo amiamo con i fatti.

        • Alessandro ha risposto a Lorenzo:

          Il fatto che ne abbia combinate di cotte e di crude anche Giovanni Paolo II, lo vogliamo dimenticare?
          Ha introdotto lo status quo attuale, girandosi dall’altra parte mentre nella Chiesa si perpetravano i peggiori crimini (inutile nascondersi: gli scandali pedofilia denunciati oggi sono spesso relativi a casi verificatisi sotto il suo Pontificato). E lui come reagiva? Spostando anziché destituendo. Sicuramente lo avrà fatto con qualche motivazione che non conosciamo, ma sul lungo termine ha contribuito a distruggere l’immagine della Chiesa come porto sicuro per i più fragili.
          Ah, fu anche il Papa che baciò il Corano, un testo pieno di empietà ed eresie… Fra l’altro, da parte di una religione i cui esponenti politici hanno perseguitato e massacrato i cristiani per secoli. Ma ovviamente è stato più facile sparare su Papa Francesco per la questione della Pachamama.

          Francesco ha solo pagato per il fatto di essere estremamente spontaneo e anticonformista. Inutile dire che la Santa Sede gli andava stretta perché piena di giuda. Non sto dicendo che fosse un santo, né tantomeno che non lo fosse. Spero che sia comunque in Paradiso, anche solo per il fatto di essersi confessato e aver ricevuto il Viatico. Ma di certo non fu peggiore di Giovanni Paolo II, cui dobbiamo addebitare (o accreditare, dipende dal punto di vista) l’attuale status della Chiesa. E neppure il tanto amato Benedetto XVI è esente dalle sue responsabilità, il quale, pur essendo al netto migliore – secondo me, ovviamente – rispetto ai Pontefici a lui contigui, ha creato danni con il suo ritiro solo parziale dalle scene. Tutti gesti compiuti in buona fede, da parte di questi tre papi, ma comunque deleteri.

          Poiché Dio scrive dritto sulle righe storte, sono sicuro che tutto questo è stato permesso, se non addirittura voluto, per un Bene Superiore che solo il Signore conosce.

          • Lorenzo ha risposto a Alessandro:

            Commento solo l’ultima tua frase perché il resto è incommentabile, stante le supponenti illazioni che riporti su fatti solo parzialmente veri, che nulla hanno a che fare con il compito primario del Papa che è la conferma della fede.
            Quando scrivi che “Poiché Dio scrive dritto sulle righe storte, sono sicuro che tutto questo è stato permesso, SE NON ADDIRITTURA VOLUTO, per un Bene Superiore che solo il Signore conosce.”, dimostri di non conoscere le basi dottrinali del dono fattoci dal Creatore della Libertà: Dio vuole il bene ma, anche se permette che noi scegliamo il male, trae dal male che noi facciamo un nuovo bene.

      • Sebastiano ha risposto a Alessandro:

        “Gesù sedeva a tavola con i pubblicani e le prostitute”
        E gli diceva “continua così ché Dio ti accetta come sei” o li invitava a convertirsi?

        “…dici pure che lo faceva per ottenere consensi…”
        Ma i consensi li aveva o no? A leggere i giornaloni e i media del mainstream si direbbe proprio di sì (citofonare Scalfari e sodali).

        • Alessandro ha risposto a Sebastiano:

          E quando mai Papa Francesco ha detto “Continua così”? Nel momento in cui parlava loro erano ancora pubblicani e prostitute.
          Sono solo i farisei quelli che escludono completamente ogni possibilità che la grazia entri in chi non è già puro.
          Voi non ammettete la possibilità di cadere. Non ammettete che un peccatore, in situazione regolare, abbia il diritto di accostarsi al confessionale anche se ha ancora una posizione imprecisa sul proprio peccato. Non ammettete che certe persone vanno catechizzate daccapo e che la conversione non è un atto istantaneo in cui, come un robot, diventi improvvisamente perfetto.
          Se non conoscete nemmeno i tre principi che definiscono un peccato mortale e lo distinguono da un peccato veniale, vuol dire che dovete studiare e parecchio.

          • Lorenzo ha risposto a Alessandro:

            Ma ci sei o ci fai?
            Quando il 28-05-2018, sul giornale “la Repubblica”, il giornale preferito da papa Francesco, gli viene attribuita la frase “Juan Carlos, che tu sia gay non importa. Dio ti ha fatto così e ti ama così e non mi interessa. Il papa ti ama così. Devi essere felice di ciò che sei.”, e questa frase non viene smentita in modo ufficiale dal Vaticano, è lecito o no supporre che quelle parole del Papa ad un omosessuale siano un’esortazione a continuare a vivere continuando a praticare tranquillamente uno dei quattro peccati che gridano al Cielo?

          • Sebastiano ha risposto a Alessandro:

            Sono solo i farisei quelli che escludono completamente ogni possibilità che la grazia entri in chi non è già puro.
            Voi non ammettete la possibilità di cadere. Non ammettete che un peccatore, in situazione regolare, abbia il diritto di accostarsi al confessionale anche se ha ancora una posizione imprecisa sul proprio peccato

            Basterebbe citare queste tue stesse parole per smentirti:
            – nessuno di noi è “puro” (l’unica ad esserlo era Maria Santissima); la grazia perciò entra in ciascun peccatore, sempre che il peccatore la desideri; Dio rispetta a tal punto la libertà di ciascuno di noi, da lasciarci liberi di accoglierlo o meno;
            – tanto ammettiamo la possibilità di cadere che crediamo nel Sacramento della Riconciliazione: va da sé che tale Sacramento non è una barzelletta, e per accostarcisi è necessario il pentimento, non l’orgoglio di permanere nel peccato;
            – nessuno ha mai vietato (né può vietare) a un peccatore di accostarsi al confessionale; ciò che si contesta è che qualcuno creda di poter far parte della Chiesa Cattolica pretendendo di dettarne le regole a suo piacimento. E chi suggerisce che questo si possa fare è uno spudorato mentitore, chiunque esso sia. Il figliol prodigo è stato riaccolto a braccia aperte dal padre, ma prima si era pentito. Non è tornato da lui a chiedergli altri quattrini da spendere in beozia e prostitute.
            Certo che la conversione non è un atto istantaneo: ma senza il desiderio di convertirsi e di pentirsi dei propri peccati è un’illusione. Se poi c’è anche la pretesa che il proprio peccato non venga considerato tale, allora è pure una presa per i fondelli.

        • Alessandro ha risposto a Sebastiano:

          Non potendo rispondere direttamente al tuo commento (il sistema non me lo permette), lo ricopio qui e lo analizzo.
          “Quando il 28-05-2018, sul giornale “la Repubblica”, il giornale preferito da papa Francesco, gli viene attribuita la frase “Juan Carlos, che tu sia gay non importa. Dio ti ha fatto così e ti ama così e non mi interessa. Il papa ti ama così. Devi essere felice di ciò che sei.”, e questa frase non viene smentita in modo ufficiale dal Vaticano, è lecito o no supporre che quelle parole del Papa ad un omosessuale siano un’esortazione a continuare a vivere continuando a praticare tranquillamente uno dei quattro peccati che gridano al Cielo?”
          Che cosa doveva dire il Papa? “Non ti voglio bene e Dio non ti vuole bene perché sei gay?”. Perché guarda che è la conclusione esatta di ciò che dici.
          Essere gay implica un orientamento disordinato, è vero, ma la Chiesa sa che in alcuni questa è una condizione irreversibile. Dio ti ama anche con i tuoi difetti; Dio ti ama anche se sei un peccatore, perché Dio è Amore e non può fare altro.
          Fra essere gay (=provare attrazione per il proprio sesso) e vivere da gay (=avere una relazione carnale con una persona del proprio sesso) sono due cose diverse che, fra l’altro, non sempre si sovrappongono. Un uomo gay può avere, con molto sforzo, rapporti con una donna, e un uomo etero può avere rapporti con un altro uomo, come dimostrano i casi di pederastia nell’antica Grecia.

          Riporto due passi del Catechismo che vengono letti sempre a senso unico:
          2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.
          2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

          Ecco alcune riflessioni. La prima, l’omosessualità radicata è una PROVA per la vita presente. In quanto tale è consentita da Dio ai fini della santificazione.
          La seconda, bisogna accogliere gli omosessuali con “rispetto, compassione, delicatezza”. Andare da una persona omosessuale e dirle a muso duro “Sei gay, Dio non ti ama” non è rispetto o compassione. Dire “Dio ti ama in ogni caso”, invece, lo è (cfr. CCC 218).
          La terza, è che la conversione di tali persone ad una vita di castità non si presume immediata: “possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana”.
          La quarta, tale avvicinamento all’ideale della castità si realizza attraverso “le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale”. Prima viene la grazia sacramentale e un percorso di discernimento. Come puoi esigere la continenza da qualcuno che ancora non ha DAVVERO idea di chi sia Cristo? Non basta una conoscenza generica, quella ce l’hanno anche gli atei. Se Dio ha messo in cuore ad una persona omosessuale di diventare cristiana (non solo sulla carta), la prima cosa da fare è l’accoglienza, poi si può insegnare il resto.
          Questa, almeno, è la mia lettura del Catechismo, visto che viene abbondantemente “tirato fuori” come norma di fede.

          • Sebastiano ha risposto a Alessandro:

            Tipico paradigma della rana bollita. Non capisci (o non vuoi capire) che non sono in discussione le persone omosessuali ma i loro atti; e ancora di più è ripugnante che tali gruppi di pressione abbiano l’intenzione dichiarata di volere entrare a far parte della Chiesa Cattolica pretendendo che i loro atti, moralmente disordinati, vengano riconosciuti non come peccato, ma come normalità.

          • Lorenzo ha risposto a Alessandro:

            – L’omosessualità non è innata ed è una disforia curabile, anche se l’OMS ha votato ideologicamente a maggioranza che non sia una malattia: un grande mio amico che fa lo psichiatra ed ha curato, per un suo problema psicologico, il presidente Pertini, mi ha assicurato che l’omosessualità è curabilissima.
            – La frase attribuita al Papa, e non smentita dal Vaticano, contiene un grave affronto al Creatore stesso quando afferma che “Dio ti ha fatto così e ti ama così…”: non c’è alcun dubbio che Dio ami tutte le sue creature, anche i peggiori peccatori, ma affermare che Dio crea le persone gay è una bestemmia contro il Creatore. Lo sapevi che persino persone affette da anomalie del cromosomi sessuali (XXX, XXY, XYY…) hanno, per legge di natura, una sessualità dominante?
            – Riguardo al passo 2358 del CCC, la frase “tendenze omosessuali profondamente radicate” non significa affatto una scusante per determinati modi di vivere: se io ho tendenze profondamente radicate a frequentare le prostitute o ad abusare di droghe ed alcolici, debbo auspicare di trovare persone che mi accolgano aiutandomi a curare le mie deviazioni o persone che mi accolgano dicendomi “Devi essere felice di ciò che sei”?

  • Sebastiano ha detto:

    Ma a Luca Casarini qualcuno glielo aveva detto che la Chiesa Cattolica ha scritto nero su bianco (nel Catechismo!) queste cosucce? O gli ha detto solo “Grazie Luca per tutto quello che fate”?
    “…Non c’era alcuna doppiezza…”. Già. E infatti:
    – oggi finalmente è chiaro che non c’è confusione riguardo ai divorziati risposati (vedi Amoris Laetitia e la risposta ai vescovi argentini)
    – oggi finalmente è chiaro che l’Eucarestia può riceverla solo chi appartiene alla Chiesa Cattolica (“si, no, non so, fate voi”)
    – oggi finalmente è chiaro che la salvezza viene solo da Gesù Cristo e a nessun altro idolo può essere resa adorazione né venerazione (vedi Pachamama, con annesso rito dei giardini vaticani, e Abu Dhabi e dintorni)
    – oggi finalmente è chiaro che non è ammesso benedire unioni omosessuali (basta benedirli a uno a uno, ma vallo a dire a Fernandez, a Kasper e ai vescovi tedeschi)
    E si potrebbe continuare a lungo, in questo luminoso percorso di chiarezza…
    Magari sperando nella misericordia divina.