Alice Roberts smaschera il cristianesimo? O è solita vecchia propaganda?
- Ultimissime
- 16 Nov 2025

Recensione del libro “Domination” di Alice Roberts, il nuovo attacco al cristianesimo sulla scia della propaganda antireligiosa di Edward Gibbon.
Il cristianesimo si impose come strumento di dominio e controllo sociale.
La tesi più banale e riciclata della storia umana viene proposta come “rivoluzionaria” da Alice Roberts, scrittrice e presentatrice inglese e vicepresidente della Società umanista.
Chi è Alice Roberts, presentatrice umanista
Nessun titolo accademico specifico ma un dottorato di ricerca in paleopatologia e tanta carriera televisiva che l’ha consacrata nell’immaginario collettivo come divulgatrice scientifica.
Tanto basta per pubblicare il libro di “Domination: The Fall of the Roman Empire and the Rise of Christianity” (Simon & Schuster 2025).
La recensione positiva di maggior peso è stata quella del comico Stephen Fry, secondo cui siamo di fronte ad un «”thriller storico di altissima qualità».
L’annuncio di rivelazione di segreti nascosti e della “vera” natura del cristianesimo si sgonfia quando si apprende che la sua tesi è la solita ammuffita: il successo del cristianesimo sarebbe dovuto alla sua utilità per le élite politiche e i suoi membri sarebbero stati principalmente motivati dal desiderio di ricchezza e potere.
L’intento di Roberts è palesemente quello di rispondere al best-seller “Dominion. The Making of the Western Mind” (Little 2020), firmato dallo storico professionista Tom Holland, secondo cui la morale occidentale fondata sui diritti umani universali, la carità e la cura per i deboli ci sembra naturale o normale perché navighiamo in acque totalmente cristiane.
Tentativi di smentire l’ascetismo cristiano
La prima metà del libro è innocua e piuttosto noiosa, l’autrice riassume didatticamente diverse pagine di Wikipedia dedicate alla transizione da Roma al mondo medievale con una prosa grumosa che fa percepire la mano amatoriale di Roberts.
Da lì in poi Roberts passa all’attacco e si sforza di dimostrare l’importanza chiave delle motivazioni politiche, economiche e culturali nell’ascesa, nel successo e nel dominio del cristianesimo nell’Europa medievale.
Il primo “mito” che l’autrice vuole smascherare è quello dell’ascetismo cristiano, cioè che il cristianesimo, prima primitivo e poi medievale, avrebbe avuto un forte ideale e una tradizione di pratica ascetica.
Per negarlo, Roberts seleziona attentamente alcuni esempi, tra cui il monaco Simeone Stilita noto per aver vissuto 37 anni seduto in cima ad una colonna per estraniarsi dalla massa di pellegrini che lo tormentava.
La scrittrice ne parla probabilmente solo per averlo conosciuto in un libro del falsario anticristiano Edward Gibbon, riportando che Simeone fece questo gesto perché «voleva chiaramente che il suo ascetismo fosse visibile»1A. Roberts, “Domination: The Fall of the Roman Empire and the Rise of Christianity”, Simon & Schuster 2025, p. 39.
L’argomentazione non sale di livello nemmeno quando fa lo stesso gioco con Cutberto di Lindisfarne, vescovo che scelse di vivere in una cella di pietra su una piccola isola.
Udite, udite, Roberts scopre che in realtà l’isola era «solo un miglio di distanza» dalla terraferma e il “finto” asceta aveva un’attiva reti sociale e nobiliare. Che scandalo!
Proseguendo su questa falsariga, la presentatrice è convinta di aver stabilito che l’ascetismo cristiano era un “mito” e porta un ultimo esempio, il vescovo gallico Eucherio di Lione. Un altro “furbo” che durante un ritiro portò con sé una grande quantità di vino e formaggio!
Se si analizza la fonte storica utilizzata2I. Wood, “The Christian Economy in the Early Medieval West: Towards a Temple Society”, 2022, p. 53 si evince che nell’elenco di provviste furono inclusi anche 2.000 chili di grano e 35 litri di olio, quindi provviste per una comunità per 40 giorni.
Roberts non coglie che mentre oggi vino e formaggio sono prodotti artigianali consumati dall’élite, nel V secolo erano considerati alimenti di prima necessità, proprio come il grano e l’olio.
Ciò non dimostra che il vescovo Eucherio fosse uno ricco snob, ma che aveva semplicemente intenzione di far sopravvivere la sua comunità.
Il cristianesimo non ebbe umili orignii?
Un altro mito che Alice Roberts è convinta di sfatare è che il cristianesimo avrebbe avuto umili origini e fosse una religione delle classi inferiori.
Il modus operandi è quello di selezionare solo le prove che confermano la tesi precostituita, ignorando che la gran parte dei leader cristiani dei primi secoli — da Policarpo a Origene, da Antonio a Martino di Tours — provenivano da ceti umili e la Chiesa fu uno dei più potenti motori di mobilità sociale del mondo antico, simile solo all’esercito romano.
Roberts, non essendo una storica, ignora che gran parte dei convertiti nelle città erano poveri e che proprio le masse urbane diedero forza al cristianesimo, come mostra anche la disputa tra il vescovo di Alessandria, Cirillo, e il prefetto della città, Oreste nel caso di Ipazia.
«È un livello di cinismo sbalorditivo», commenta un recensore. «E dà vita a una narrazione storica che è allo stesso tempo noiosamente piatta e altamente selettiva. E’ così assurda da essere quasi indescrivibile».
La verità sulla conversione di Costantino
Arriviamo poi al grande classico di ogni epigono di Edward Gibbon: la conversione dell’imperatore Costantino.
Un tema tanto complesso che gli storici di professione vi hanno dedicato interi libri, anche perché non vi sono prove per sapere cosa Costantino pensasse e credesse veramente.
Alice Roberts vuole però usare l’episodio per far passare che l’imperatore adottò il cristianesimo come mossa politica, enfatizzando qualunque elemento per smentire la sincerità della conversione.
Ma chiaramente non riesce a dimostrare quale vantaggio avrebbe avuto Costantino da questa conversione “politica” a una religione minuscola e perseguitata.
Lo storico britannico Peter Heather illustra3P. Heather, “Christendom: The Triumph of a Religion”, Allen Lane 2022 infatti che il cristianesimo non era popolare nell’alta nobiltà (anzi, gli aristocratici furono gli ultimi a convertirsi, nel V-VI secolo) scrivendo, addirittura che «al massimo i cristiani non erano più dell’1 o 2% circa della popolazione imperiale totale»[/mfn]4P. Heather, “Christendom: The Triumph of a Religion”, Allen Lane 2022, p. 22.
Come mostra Heather, il cristianesimo fu un ostacolo politico per Costantino, non un vantaggio. Divenne e rimase imperatore nonostante la sua conversione, non grazie ad essa.
Costantino viene dipinto da Roberts come ha sempre fatto la storiografia protestante anticattolica, cioè come colui che guidò politicamente il cristianesimo corrompendolo in un’istituzione basata sul potere e sul denaro. Come ha scritto il già citato Tom Holland, la polemica anticristiana dei “Nuovi Atei” è, in larga misura, solo vecchio roba protestante con una mano di vernice fresca.
Solo una storia di denaro
Un altro obbiettivo di Alice Roberts è raffigurare il cristianesimo come accumulatore di ricchezze, da San Paolo (riferendosi ad una colletta per la comunità di Gerusalemme dopo la carestia degli anni ’40 d.C.) a chiunque vivesse in condizioni diverse dalla povertà.
La “Chiesa” viene trattata come un’entità unica e monolitica, che sfruttava eventi storici per accumulare denaro sullo stile di Chiara Ferragni.
Il problema non è che non si sia mai verificato un accumulo di denaro, ma enfatizzare che questa fosse la normalità. E soprattutto usare le prove contrarie come rafforzamento della tesi.
L’autrice, ad esempio, accenna che Cipriano criticò i vescovi del Nord Africa per aver ottenuto ricchezza da prestiti di denaro, trascurando le loro congregazioni, ma fa passare questo rimprovero come di facciata, perché «era problematico se i funzionari della Chiesa sembravano troppo avidi di denaro o concentrati su interessi commerciali» (p. 279).
Quindi Cipriano non credeva sinceramente che ciò fosse una cosa negativa, ma sarebbe stata tutta una questione di apparenza.
Allo stesso modo, la tradizionale carità cristiana verso i poveri è giudicata non autentica, piuttosto “un’attività redditizia” (p. 147) e “un business prolifico” (p. 259). I leader cristiani, afferma, volevano solo che i poveri rimanessero poveri come parte del loro “modello di business” (p. 262). Tutto sotto la “copertura religiosa” (p, 334).
Sono commenti da bar che non vale neanche la pena confutare.
Ignorante propaganda antireligiosa
Tutto diventa più chiaro quando si apprende che sui social Alice Roberts condivide tesi (false) secondo cui il Natale e la Pasqua deriverebbero da feste precristiane.
In confronto a lei la dilettante Catherine Nixey di cui abbiamo parlato nel gennaio scorso diventa una luminare di storia del cristianesimo.
Cercare di spiegare il “dominio” del Cristianesimo solo grazie al potere politico ed al denaro ignora il fatto che, come spiegato5P. Jenkins, “The Lost History of Christianity: The Thousand-Year Golden Age of the Church in the Middle East, Africa, and Asia–and How It Died”, HarperOne 2008, magistralmente dallo storico Philip Jenkins (Baylor University), il cristianesimo ebbe ugualmente enorme successo in tutto il continente asiatico esattamente nel periodo “analizzato” da Alice Roberts, senza il sostegno imperiale, senza autorità politica e senza potere economico.
Quando i frati francescani visitarono i khan mongoli, trovarono sacerdoti nestoriani presso le loro corti ed i missionari portoghesi trovarono secolari chiese cristiane quando giunsero in India. Nel IX secolo, mentre l’Inghilterra aveva solo due arcivescovi, il patriarca siriano Timoteo I presiedeva diciannove diocesi con 85 vescovati.
L’opera di Alice Roberts è nient’altro che una polemica velata e poco documentata contro il cristianesimo. Una in più, senza fantasia.








2 commenti a Alice Roberts smaschera il cristianesimo? O è solita vecchia propaganda?
aria fritta!
Già i capelli rosa sono un forte indicatore del tipo di persona:probabilmente qualche woke liberalista che ha studiato la storia del cristianesimo su libri di storia letti in qualche biblioteca universitaria(si sa che in quell’ambiente il cristianesimo,in particolare quello cattolico non è molto digerito) e dopo la lettura di quei libri avrà creduto di aver scoperto l’America anziché la solita accozzaglia anti cattolica che gira nella maggior parte dei libri scolastici dai tempi della propaganda illuminista.