La BBC truccava le notizie sul gender, proprio come i media italiani

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Decapitata l’emittente BBC dopo lo scandalo: manipolava e filtrava le notizie, anche sull’ideologia di genere. Un’unica narrazione, niente di diverso però dall’Italia.


 

La “BBC” decapitata per mancanza di obiettività.

E’ stata un’inchiesta del Telegraph a costringere alle dimissioni il direttore generale della storica emittente britannica, Tim Davie, e della direttrice dei servizi giornalistici, Deborah Turness.

La decisione è nata dopo la pubblicazione del quotidiano inglese di un documento interno redatto da un ex consigliere della Bbc, Michael Prescott, e indirizzato al consiglio di amministrazione dell’emittente, in cui si mettevano in risalto diversi episodi compromettenti sul modus operandi della BBC.

 

La BBC: notizie contraffatte e video manipolati

Tra i vari esempi c’è la manipolazione di un video del discorso di Donald Trump del 6 gennaio 2021, in modo da far apparire che l’allora presidente, alla fine del suo mandato, stesse incitando direttamente i suoi sostenitori ad assaltare il Campidoglio.

Furono unite artificialmente frasi diverse, lontane tra loro anche di svariati minuti, per dare l’idea dell’incitamento alla violenza (assalto che poi avvenne davvero) da parte di Trump.

Il “sistema BBC” ha foraggiato anche la propaganda di Hamas, confezionando documentari su Gaza narrati direttamente dai leader dell’organizzazione terroristica palestinese. Dopo le accuse, i dirigenti della BBC li avevano definiti “militanti” piuttosto che “terroristi”.

 

Narrazione unica sul gender

Un altro versante emerso è quello sulle questioni legate all’ideologia di genere, su cui l’emittente inglese filtrava e plasmava la narrazione come un vero gatekeeper: selezionare, ignorare o deformare storie critiche e censurando o riducendo lo spazio delle voci cosiddette gender-critical.

I documenti interni rivelano anche che il personale femminile della BBC ha sollevato preoccupazioni circa i resoconti acritici sugli atleti transgender quasi cinque anni fa, totalmente ignorati dai vertici dell’emittente.

Qualcosa era già trapelato recentemente quando anche su UCCR abbiamo riportato la decisione di Martine Croxall, voce consolidata della BBC News da oltre trent’anni, di correggere in diretta televisiva la frase “persone incinte” con “donne”, accompagnando il suo intervento con una eloquente alzata di occhi verso il cielo.

Il video è diventato virale e inizialmente i vertici dell’azienda hanno supportato Croxall, almeno fino a qualche settimana fa quando la giornalista ha ricevuto un richiamo ufficiale dopo diversi reclami.

E’ positivo questo scandalo emerso dalla BBC, certifica pubblicamente l’assenza di imparzialità che tutti i telespettatori già conoscevano, in particolare sul tema dell’identità di genere, uno dei fronti più delicati della cultura contemporanea.

La censura verteva in particolare sulle questioni controverse legate ai minori con disforia di genere o alle politiche dei bagni divisi per sesso biologico.

 

Il modello BBC? Lo stesso in Italia

Facciamo tuttavia notare, con un pizzico di ironia, che la BBC si è comportata esattamente come quasi tutti i media italiani, solo che da noi non serve un’inchiesta del “Telegraph” per saperlo.

Basta accendere la televisione o scorrere le pagine dei quotidiani per accorgersi che esiste un racconto unico, compatto, levigato, in cui il dissenso su certe tematiche viene bollato come reazionario, nemico dei diritti, medievale.

I pochi dissidenti sui grandi media vengono subito rieducati come è accaduto recentemente a Natalia Aspesi, costretta di fatto a sottoporsi ad un trattamento d’urto da parte di Luxuria, organizzato da “Repubblica”.

Mentre a Londra l’emittente pubblica censurava di nascosto le voci dissidenti, a Roma, Milano o Torino la censura è la pelle stessa del giornalismo. Sulle questioni di identità di genere e sui temi etici in generale, il dibattito è solo simulato: due opinioni opposte, ma una sola autorizzata a intervenire.

Autore

La Redazione

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