Madre Eliswa Vakayil, la suora che emancipò migliaia di indiane
- Ultimissime
- 09 Nov 2025

La storia di Eliswa Vakayil, la suora che liberò migliaia di donne nell’India all’inizio del secolo scorso. Ieri è stata proclamata Beata dalla Chiesa.
Visse circondata dal sistema delle caste e morì dopo aver “liberato” migliaia di donne.
E’ la storia di Madre Eliswa Vakayil, fondatrice del primo Terz’ordine dei carmelitani scalzi (Tocd) indigeno per le donne in India.
Madre Eliswa Vakayil e le donne indiane
Fu data sposa a 16 anni, divenne madre e poi rimase vedova in giovane età. Un evento drammatico segnò l’avvio della sua scelta di vita consacrata.
Nel 1866, insieme alla figlia Anna e alla sorella Thresia, fondò la prima congregazione femminile indigena delle Carmelitane Scalze, già all’epoca un segno rivoluzionario in un’India dove i religiosi erano solo uomini arrivati dall’estero.
Madre Eliswa andò oltre e pose al centro la formazione delle donne attraverso l’istruzione e l’avviamento al lavoro. Comprese che l’analfabetismo e la dipendenza economica erano alla base della subordinazione femminile in India, promosse quindi scuole, convitti e orfanotrofi, e introdusse laboratori di cucito e ricamo.
Strumenti concreti di emancipazione femminile in una società, come quella indiana, suddivisa rigidamente in caste e legata al matrimonio precoce. La sua opera si configurò come testimonianza di speranza e cambiamento per migliaia di donne.
Trascorse gli ultimi 23 anni della sua vita dedicandosi alla formazione delle novizie, all’educazione delle giovani e all’accoglienza degli orfani. Morì il 18 luglio 1913.
Ieri la beatificazione
Con il passare degli anni, la sua tomba è divenuta meta di pellegrinaggio e il suo carisma si è diffuso in tutto il mondo attraverso la presenza internazionale della congregazione da lei fondata, oggi formata da oltre 1500 religiose in circa 209 case in vari Paesi.
Ieri Madre Eliswa è stata proclamata Beata nella basilica di Vallarpadam, presso Kochi, con la celebrazione presieduta dal card. Sebastian Francis.
Il riconoscimento della Chiesa sottolinea il valore della sua opera: la dedizione a Dio e al prossimo e la scelta controcorrente di educare e liberare le donne nel tempo e nel luogo in cui ciò risultava quasi utopico.








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