Perché Anthony Hopkins è entrato in una chiesa cattolica
- Ultimissime
- 29 Ott 2025

Il noto attore Anthony Hopkins racconta quando entrò in chiesa per dire al prete di aver trovato Dio. Un episodio che segnò la sua vita, pur senza portarlo a una vera conversione.
Cos’ha portato il celebre attore di Hollywood ad entrare in una chiesa cattolica?
Uno dei più grandi interpreti cinematografici viventi e due premi Oscar, Anthony Hopkins si è confessato in un’intervista al “New York Times” in occasione dell’uscita del libro di memorie “We Did Ok, Kid: A Memoir” (Simon + Schuster 2025).
Ha svelato il momento decisivo che pose fine alla sua dipendenza dall’alcol coincidente all’apertura personale verso il mistero dell’esistenza.
Anthony Hopkins: “Scelsi di chiamarlo Dio”
La notte del 29 dicembre 1975 si mise per l’ennesima volta alla guida in stato di ubriacatezza in California, rendendosi conto della possibilità di uccidere qualcuno o se stesso, «cosa che però non mi importava». Fu il primo momento che «ho capito di essere un alcolizzato».
Tornato in sé, dice di aver percepito in maniera «inquietante» un pensiero profondo e potente, «una voce, mi ha parlato da dentro e mi ha detto: “È tutto finito. Ora puoi iniziare a vivere. E tutto è stato per uno scopo, quindi non dimenticarlo nemmeno un istante”».
Ha sempre ritenuto di non aver avuto un’allucinazione ma fu una voce reale, «forte, maschile, ragionevole, come fosse radiofonica». Ancora più strano, afferma, è che «la voglia di bere mi è stata tolta» da quel momento.
Sempre nel libro racconta che la mattina dopo, ancora sconvolto da quella voce così reale e dal cambiamento improvviso, decise di recarsi in una chiesa cattolica. Entrò e comunicò al giovane prete di aver trovato Dio.
Hopkins commenta nell’intervista: «Sapevo che era una potenza ben oltre la mia comprensione. Non lassù tra le nuvole, ma qui dentro. Scelsi di chiamarla Dio. Non sapevo come altro chiamarla».
Quel giorno rappresentò per lui una rinascita e ogni anno, il 29 dicembre, celebra l’anniversario di quel momento.
Il percorso di Anthony Hopkins
Ma questo episodio non si è mai tramutato in una conversione vera e propria.
Hopkins ha sempre manifestato forti dubbi e la sua vita è stata piuttosto caotica.
Tre matrimoni, vittima di depressione, vari figli, nipoti che non conosce. «Le persone si lasciano, le famiglie si dividono e tu vai avanti con la tua vita», ha dichiarato. «Non mi interessa in un modo o nell’altro».
In un’altra intervista ha detto: «Credo di essere egoista. Non sono stato né un buon marito né un buon padre».
Nel 2011 pubblicammo un articolo su alcune dichiarazioni di Anthony Hopkins di condanna per un certo laicismo allora dominante: «Essere atei è come vivere in una cella chiusa senza finestre», disse riferendosi ai “New Atheists”. «Li vediamo in televisione questi atei di professione, persone brillanti, che dicono di sapere per certo che è pazzia avere un Dio o credere nella religione. Beh, che Dio li benedica per sentirsi in quel modo e spero che loro siano felici».
E poi aggiunse: «Chi sono per confutare le credenze dei grandi filosofi e di tanti martiri di questi secoli? Ho letto sempre tutto quello che potevo sull’argomento, da Einstein a Darwin e sono convinto che la fede arricchisca la vita».
“Sono solo un vecchio peccatore”
Nel 2020 ha parlato nuovamente di sé, con molta umiltà: «Non sono un santo, sono solo un vecchio peccatore come tutti. Credo più che mai che ci sia una vasta area della nostra vita di cui non sappiamo nulla».
«Devo credere», concluse, «che ci sia qualcosa di più grande di me. Sono solo un microbo, non sono niente. Sono costretto a dire, a chiunque gestisca lo show, grazie mille».
Nell’intervista rilasciata pochi giorni fa, è enigmatica l’ultima risposta di Hopkins alla domanda se ci sia o no un Senso nella vita: «L’unico senso che posso darle è che tutto ciò che ho cercato e desiderato, mi ha trovato. Non l’ho trovato io. È venuto da me».








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