Leone XIV e la coerenza pro-life: aborto, pena di morte e migranti
- Ultimissime
- 01 Ott 2025

Un monito alla coerenza nel mondo pro-life. Essere contro l’aborto ma sostenere pena di morte o disumanizzazione dei migranti non è pro-vita. Un commento anche sul premio al senatore Dick Durbin.
Ci vuole coerenza, vale anche per il mondo pro-life.
Leone XIV lo ha fatto capire ieri sera intercettato dai giornalisti mentre usciva da Castelgandolfo: non è coerente dichiararsi pro-life e sostenere la pena di morte o essere d’accordo con il trattamento disumano riservato ai migranti.
Dichiarazioni che, a causa del fuso orario, sono già diventate un caso di dibattito negli USA mentre non sono state ancora riprese in Italia.
Le riteniamo importanti e le condividiamo, per la prima volta un Papa interviene così nettamente a favore della credibilità del messaggio pro-life.
Leone XIV e il premio al senatore pro-aborto
La questione ha preso rilievo in particolare dopo che il card. Cupich di Chicago ha annunciato l’intenzione di conferire il premio Keep Hope Alive al senatore statunitense Dick Durbin, noto per le sue posizioni favorevoli all’aborto.
Negli USA le polemiche sono state fortissime tanto che Cupich ha dovuto recentemente annullare degli impegni a causa delle proteste, sostenute dalla posizione contraria di dieci vescovi americani.
Con non poche ragioni, si è ritenuta che tale premiazione generasse scandalo in quanto una parte significativa del cammino politico del senatore è in palese contrasto con l’insegnamento cattolico sulla vita.
Interpellato durante una conversazione informale con i giornalisti, Leone XIV ha dichiarato di non conoscere in dettaglio il caso offrendo però uno sguardo più ampio della contrapposizione e invitando a «guardare all’opera complessiva di questa persona» nei suoi 42 anni al Congresso americano.
Ha comunque aggiunto che «capisco le difficoltà e le tensioni ma è importante considerare molte questioni legate all’insegnamento della Chiesa».
Un monito alla coerenza dei pro-life
Da qui è seguita la riflessione sulla coerenza di chi si professa pro-life.
«Chi dice “sono contrario all’aborto ma sono a favore della pena di morte”», ha spiegato il Papa, «non è realmente pro-life». Allo stesso modo «chi dice “sono contro all’aborto ma sono d’accordo con il trattamento disumano dei migranti che si trovano negli Stati Uniti”, non so se sia realmente pro-life».
«Sono questioni molto complesse» ha aggiunto Prevost, invitando al rispetto reciproco a ad esaminare attentamente tutte le questioni etiche per «trovare la strada da seguire».
Già in passato Papa Francesco aveva espresso idee simili riferendosi ai candidati politici pro-choice e a quelli contro le migrazioni: «Entrambi sono contro la vita, sia chi caccia via i migranti sia chi uccide i bambini», disse.
Leone XIV, la pena di morte e il mondo conservatore
Quello di Leone XIV è chiaramente un messaggio rivolto al mondo conservatore, al cui interno molti vivono effettivamente queste tensioni e queste contraddizioni. Ne abbiamo parlato attentamente in un precedente articolo.
Leone XIV risponde evangelicamente invitando a guardare prima la trave nel proprio occhio, ricordando a chi sottolinea le contraddizioni per un premio cattolico a un senatore pro-aborto che si è speso per i migranti che è altrettanto contraddittorio opporsi all’aborto ma accettare la pena di morte o i trattamenti disumani ai migranti.
Le parole del Pontefice rientrano in una linea che, già negli ultimi decenni, ha cercato di integrare in un’unica visione la protezione della vita dal concepimento fino alla morte naturale, estendendola anche a questioni quali la pena capitale, la dignità dei migranti e le guerre ingiuste.
Il pontificato di Papa Francesco aveva già segnato un passo importante in tal senso: con una riforma dottrinale, aveva dichiarato la pena di morte “inammissibile” in ogni circostanza.
Un pronunciamento che –come abbiamo già visto– seguiva la linea già presa da Giovanni Paolo II e ai suoi numerosi appelli per l’abolizione della pena di morte, definita «crudele e inutile».
Benedetto XVI ritenne invece «praticamente inesistenti» i casi di assoluta necessità della sua attuazione, come quello tradizionalmente previsto dalla Chiesa cioè quando le pena capitale era l’unica via praticabile per difendersi efficacemente dall’aggressore.
Nel caso specifico di Durbin, poche ore dopo le osservazioni di Leone XIV, è arrivata la notizia che il senatore americano ha rifiutato il premio proposto dal card. Cupich.








5 commenti a Leone XIV e la coerenza pro-life: aborto, pena di morte e migranti
Io non posso accettare, in scienza e coscienza, la modifica introdotta da Papa Francesco riguardo alla pena di morte: se l’italiano non è un’opinione, il fatto che i casi nei quali lo stato potrebbe applicare la pena di morte al reo “sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti”, non significa che detti casi sono “inesistenti”. Questo gioco con le parole Papa Francesco lo ha fatto anche con i vaccini ottenuti utilizzando cellule staminali provenienti da aborti volontari, eseguiti ad hoc, facendo diventare la sofferta scelta di un genitore per salvare la vita del proprio figlio un obbligo morale.
Tu sai perché il Catechismo prevedeva la pena di morte in questi casi eccezionali?
No: dimmelo tu!
La pena di morte non è vera giustizia,si tratta di una reinclusione del vecchio “occhio per occhio,dente per dente”.Una posizione non solo anacronistica nel XXI secolo ma anche priva di misericordia.Non può esserci vera giustizia senza misericordia,il Signore ha detto “io non desidero che il peccatore muoia ma che si penta e viva”,se si uccide il criminale come può questo avere la possibilità di convertirsi(non dico necessariamente al cristianesimo ma perlomeno pentirsi della propria vita e ricominciare daccapo o vivere il proprio carcere in spirito di penitenza).La condanna a morte lega le mani a Dio e impedisce i Suoi piani in nome della “giustizia” umana,come il suicidio è un peccato per la stessa ragione,anche la condanna a morte si può considerare un peccato,perché il Signore ha detto:”a me la vendetta”.In casi di gravi reati il carcere a vita è sufficiente,anche dalla prigione Dio può trasformare un criminale in un santo,ma la condanna a morte impedisce la Giustizia e la Misericordia di Dio,perché “le Sue vie non sono le nostre vie e i Suoi pensieri non sono I nostri pensieri”.
Se fosse sempre ed assolutamente possibile per lo stato proteggere i propri cittadini dai rei avresti ragione!
Sei certo che lo stato, sempre ed assolutamente, sia in grado di difendere i propri cittadini dai rei?
Anche se io scelgo, evangelicamente, accettare di essere oppresso dal reo, posso permettere che siano oppresse dal reo le persone che mi sono affidate?