Accuse a Prevost, vittime manipolate dall’ex prete che odia Leone
- Ultimissime
- 30 Set 2025

La doppia inchiesta sulle accuse a Prevost svela che le vittime erano soddisfatte del suo operato e iniziarono ad accusarlo manipolate dal loro avvocato, un ex prete abusatore che odia Leone XIV.
Le accuse di insabbiamento al futuro Leone XIV furono a lui indirizzate non dalle vittime, ma dal loro avvocato: un ex prete abusatore che prova uno storico rancore per il Papa.
E c’è di più: una delle vittime, Ana María Quispe Díaz, ha dichiarato ieri di non aver avuto inizialmente alcuna lamentela nei confronti di Prevost ed essere rimasta soddisfatta dell’incontro avuto con lui. Poi tutto cambiò con l’arrivo dell’avvocato.
Sono i due elementi più esplosivi emersi grazie alle inchieste di “Crux” e del “National Catholic Reporter”.
Quali sono le accuse a Papa Prevost
Ma andiamo con calma e capiamo il contesto.
Su UCCR abbiamo già parlato delle accuse rivolte all’allora vescovo Robert Prevost quando guidava la diocesi di Chiclayo (Perù) di non aver gestito adeguatamente le denunce di abusi sessuali di tre sorelle da parte di due sacerdoti.
Le vittime hanno sostenuto che il futuro Papa Leone XIV non avrebbe avviato un’indagine canonica completa e che la documentazione inviata a Roma fosse volutamente incompleta per ostacolare l’azione.
La diocesi di Chiclayo ha respinto puntualmente nel dicembre 2023 queste accuse, affermando che Prevost incontrò personalmente le vittime, avviò un’inchiesta canonica e inviò i risultati completi al Dicastero per la Dottrina della Fede.
Questa versione è stata confermata anche dai principali giornalisti investigativi sugli abusi dell’America Latina, i quali hanno anche apprezzato la celerità e il coraggio dell’intervento di Prevost, oltre al ruolo avuto nello scioglimento dell’istituto peruviano “Sodalitium Christianae Vitae” (SCV) a causa degli abusi al suo interno.
Le accuse sono ricomparse a causa di alcune testate durante il Conclave del marzo scorso per cercare di azzoppare l’elezione di Leone, ritenuto un candidato di stampo progressista.
In Italia Riccardo Cascioli, direttore de “La Nuova Bussola Quotidiana”, ha perfino intimato ai cardinali a non eleggere Prevost in quanto «coinvolto negli abusi sessuali».
Non ancora sazio, nei giorni scorsi lo stesso Cascioli ha nuovamente attaccato Leone XIV avvalorando la versione delle vittime sulla mancata indagine diocesana: «Questa circostanza resta ancora senza una smentita documentata».
Perché ha nuovamente ignorato la puntuale risposta fornita dalla diocesi di Chiclayo?
Chi è l’avvocato delle vittime
Oltretutto già dall’aprile scorso Elise Ann Allen ha documentato su “Crux” che l’avvocato Ricardo Coronado-Arrascue è stato colui che ha orientato le accuse delle tre sorelle peruviane verso il futuro Leone XIV.
Si tratta di un ex prete, filo-conservatore, ridotto allo stato laicale per molestie sessuali (o comunque per un “crimine contro il sesto comandamento”), che nutre un rancore storico nei confronti dell’attuale pontefice.
La giornalista è entrata infatti in contatto con alcuni seminaristi in formazione sotto Coronado-Arrascue quando era membro degli Agostiniani, i quali raccontano un modello di comportamento sessualmente inappropriato e aggressivo rivolto ai seminaristi adulti sotto la sua supervisione.
Inoltre, è emerso un legame dello stesso Coronado-Arrascue proprio con il “Sodalitium Christianae Vitae” (SCV), in qualità di amico personale di molti membri e del fondatore Luis Fernando Figari, nonché frequentatore abituale dell’istituto in cui avvenivano abusi fisici.
Già allora questi testimoni sostennero che la decisione di Coronado-Arrascue di accusare pubblicamente Prevost di insabbiamento era dovuta al suo ruolo nell’estromissione del vescovo José Antonio Eguren dal SCV. Dissero anche che le accuse mosse dalle tre sorelle vittime di abusi non coinvolsero Prevost fino a quando apparve Coronado-Arrascue come loro avvocato difensore a partire dal maggio 2024.
Le vittime soddisfatte dall’azione di Prevost
Proprio ieri, il “National Catholic Reporter” ha confermato l’inchiesta di “Crux” intervistando direttamente una delle tre sorelle peruviane, Ana María Quispe Díaz.
La donna ha dichiarato di non aver avuto alcuna lamentela inizialmente nei confronti di Prevost e, anzi, di essere rimasta contenta del suo incontro con il futuro papa.
Soltanto quando Coronado-Arrascue si offrì volontario per rappresentare gratuitamente le sorelle, queste iniziarono ad accusare Prevost di insabbiamento, trasformando la vicenda in una causa celebre a livello nazionale.
Col senno di poi, afferma Quispe Díaz nell’intervista, lei e le sue sorelle sospettano di essere state sfruttate principalmente per contrastare i problemi legali di Coronado-Arrascue. «Non voleva davvero aiutarci, ne siamo convinte. Sappiamo che è coinvolto in qualche guaio».
Rispetto a Prevost, la donna ha spiegato di averlo contattato all’inizio del 2020 per denunciare i palpeggiamenti subiti da un sacerdote della diocesi, a causa della pandemia da Covid 19 hanno parlato al telefono e Prevost «ha chiesto perdono a nome della Chiesa, mi ha incoraggiato a presentare una denuncia civile e ha detto che sarebbe venuto con me a presentare la denuncia, se necessario».
Nell’aprile 2022 Quispe Díaz, assieme alle sorelle, incontrò fisicamente Robert Prevost nel suo ufficio e la donna ricorda l’incontro come estremamente positivo. «Nel momento in cui Prevost ci ha parlato, abbiamo pensato “Wow, ci sta ascoltando”», ha raccontato.
Soltanto nel luglio 2024, due anni dopo, le tre vittime sono state convinte da Coronado-Arrascue che Prevost avesse gestito male il loro caso. «Mi stava aprendo gli occhi e in quel momento ho iniziato a piangere», confessa Ana María Quispe Díaz. Da quel momento in poi Prevost divenne il bersaglio delle loro accuse.
In particolare, Coronado-Arrascue iniziò a fare pressione sulle sorelle affinché promuovessero ulteriormente le loro accuse sui media, soprattutto tramite il popolare programma peruviano “Cuarto Poder”, che colse al volgo l’occasione di attaccare Prevost.
Dopo l’elezione al papato, il giornalista che firmò il servizio, Sol Carreño, ritrattò le accuse affermando che la diocesi di Chiclayo non aveva fornito in tempo tutte le informazioni sulle misure adottate in risposta alle accuse di abusi. Aggiungendo: «Purtroppo sembra che alcune persone abbiano approfittato della difficile situazione di queste donne per realizzare un finale alternativo».
Coronado-Arrascue non è più il legale delle sorelle dall’agosto 2024 in quanto i vescovi peruviani gli hanno revocato lo status di canonista a causa delle accuse di abusi sessuali. L’ex prete respinge le accuse come false.
Nel settembre 2024 Coronado-Arrascue ha “passato” il caso delle tre sorelle alla screditata rete statunitense “Survivors Network of those Abused by Priests“ (SNAP) che tuttora porta avanti le stesse accuse.
Accuse pilotate e vittime manipolate
Considerando i legami tra Coronado-Arrascue e il Sodalitium si capisce perché i vari giornalisti investigativi hanno sempre sostenuto che la campagna contro Leone XIV sia stata orchestrata proprio dall’istituto peruviano.
«Questa campagna diffamatoria è stata lanciata dal “Sodalitium” per vendetta», ha affermato Pedro Salinas. «Non aveva alcun fondamento di fatto, se non che le vittime esistevano e i sacerdoti erano dei predatori, ma Prevost, da quanto è noto e documentato, ha agito, non ha insabbiato».
Inoltre, risaltano ulteriormente le parole di Leone XIV nella sua recente e prima intervista, quando ha parlato della vicenda che lo riguarda: «C’è stata molta manipolazione del caso». Le sorelle «sono state vittime e ri-vittime».








2 commenti a Accuse a Prevost, vittime manipolate dall’ex prete che odia Leone
Mi piacerebbe leggere queste cose anche sui grandi quotidiani ma i vaticanisti sono ormai una professione inutile
Tieni conto che la prima vaticanista italiana a parlare delle parole di oggi di Leone sulla pena di morte e la coerenza dei pro-vita è stata Franca Giansoldati, 30 minuti dopo che Uccr aveva già pubblicato un commento.