L’ospedale di Flensburg (Germania) dice stop agli aborti

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Una clinica ospedaliera agisce con coraggio. Nell’ospedale di Flensburg non si praticheranno più aborti, decisione inappellabile secondo i dirigenti. Sempre in Germania, bloccata la nomina della giudice abortista Frauke Brosius‑Gersdorf.


 

Definitivamente sospese le interruzioni di gravidanza in una struttura ospedaliera in Germania.

Siamo a Flensburg, la città più a nord del Paese, e fra cinque anni sarà completata la fusione tra l’ospedale evangelico Diakonissen ed il Catholic Malteser Hospital.

La decisione comune è interrompere i servizi di aborto, con l’unica eccezione per la salvaguardia della vita della madre.

 

L’ospedale tira dritto: niente più aborti

Già da tempo, senza attendere la fusione, l’ospedale evangelico aveva iniziato gradualmente a limitare la soppressione dei nascituri: nel 2023 si contavano 77 casi rispetto ai 32 registrati nel 2024. Un trend che anticipa la linea definita per il futuro.

La reazione non si è fatta attendere, oltre al plauso del mondo pro-life, qualche settimana fa 70 persone hanno manifestato davanti all’ospedale chiedendo che il mantenimento delle interruzioni di gravidanza.

Ma i vertici della struttura hanno ribadito la decisione sostenendo che era una condizione imprescindibile per giungere a un accordo con la parte cattolica.

Finalmente una posizione netta, coraggiosa e basata su principi “non negoziabili” come la salvaguardia della vita, del bimbo non ancora nato e della madre.

E’ possibile che i vertici tedeschi stiano imitando, a distanza, quanto accade in vari Stati statunitensi dove da parecchi mesi sono in vigore leggi fortemente ristrettive verso l’aborto, con conseguente beneficio per il tasso di fertilità e senza alcun incremento di morbilità e mortalità materna.

 

Germania, si ritira Frauke Brosius‑Gersdorf

Questo quadro si intreccia con un’altra vicenda civile e giuridica che riguarda la Germania. Anch’essa è fortemente legata al tema dell’aborto.

Da settimane c’è stata ampia discussione sulla nomina di Frauke Brosius‑Gersdorf a giudice della Corte Costituzionale a causa della sua visione etica fortemente abortista che ha frenato il percorso verso il tribunale costituzionale.

I numerosi critici temevano una sorta di “Roe v. Wade tedesca”, cioè una liberalizzazione simile a quella accaduta negli Stati Uniti nel 1973 e che la Corte Suprema ha annullato soltanto nel 2022.

E’ probabile che le opinioni di Brosius‑Gersdorf non fossero così estreme come vengono dipinte (ad esempio la concessione dell’aborto fino a due minuti dal parto è stata respinta), ma è significativo che per la prima volta in Germania questo drammatico tema abbia avuto la forza di sospendere la votazione di una nomina a giudice della Corte costituzionale federale.

Pochi giorni fa, addirittura, Frauke Brosius‑Gersdorf è stata costretta a ritirare la propria candidatura.

Certamente ha pesato anche il sostegno all’uso del velo da parte delle donne nei pubblici ufficiali, l’ammissibilità costituzionale della poligamia, la legalizzazione della maternità surrogata e la ridefinizione del concetto di famiglia.

Il giornalista Julian Reichelt legge l’emergere di una nuova opinione pubblica, meno dipendente dai media tradizionali e più attiva nel dibattito online.

Autore

La Redazione

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