Congo, dopo la strage di cristiani si sveglia l’ONU. In ritardo.

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Ancora un altro massacro di cristiani, questa volta in Congo. Ogni volta si promette l’intensificazione degli sforzi di protezione ma per l’ONU la difesa dei cristiani perseguitati non è evidentemente una priorità.


 

Oltre 40 cattolici brutalmente uccisi in una chiesa in Congo.

E’ l’ultima, ennesima strage cristiana in Africa, questa volta avvenuta nella notte tra sabato 26 e domenica 27 luglio scorsi e che ha gettato la comunità di Komanda, nella provincia orientale di Ituri, in uno stato di sconvolgimento e dolore profondo.

 

Congo, la nuova strage islamista di cristiani

Durante una veglia notturna di preghiera nella parrocchia di Blessed Anuarite, uomini, donne, bambini e giovani sono stati massacrati dalla milizia islamista “Allied Democratic Forces” (ADF), che ha bruciato i corpi, le abitazioni e le attività commerciali circostanti. Altri fedeli sono stati rapiti.

Nel febbraio scorso la stessa milizia si era già macchiata dell’uccisione di 70 cristiani per decapitazione in una chiesa di Kasanga.

Intanto la diocesi di Bunia piange le sue giovani vittime, mentre un silenzio mestissimo cala su Komanda. La città è quasi svuotata: migliaia di famiglie sono fuggite verso Kisangani, lasciando quartieri interi abbandonati. Il trauma collettivo ha sostituito una quotidianità violata, senza prospettive immediate di ritorno alla normalità.

 

L’ONU e i cristiani perseguitati: sempre in ritardo

Eppure, nonostante i precedenti, le Nazioni Unite non hanno ritenuto di garantire protezioni aggiuntive e si sono mosse soltanto nelle ore successive, con evidente ritardo.

La missione di pace MONUSCO ha infatti supportato le autorità locali nel soccorso medico ai feriti, nell’organizzazione delle sepolture e incrementato la sicurezza attorno alla comunità colpita. La missione ONU ha condannato l’attacco ai cristiani come «una grave violazione del diritto umanitario internazionale», evidenziando l’indecenza dell’aggressione contro fedeli indifesi in un luogo sacro.

Bene ma sono solo parole, anche se non scontate. Bisognava però attivarsi prima.

Il ritardo e l’insufficienza con cui l’ONU si mobilita per i cristiani perseguitati è intollerabile. Eppure, è presente nella Repubblica Democratica del Congo da oltre vent’anni con la più grande e costosa missione mai messa in campo.

Ma la protezione dei civili resta inefficace. Tra l’altro, il recente massacro in Congo è parte di una lunga campagna sistematica contro le comunità cristiane.

Ogni volta si promette l’intensificazione degli sforzi per garantire protezione e già nel marzo scorso il Parlamento Europeo aveva denunciato gli attacchi mirati contro i cristiani in Congo.

I risultati non si vedono e i cristiani continuano ad essere carne da macello da parte dei gruppi jihadisti.

 

La difesa dei cristiani diventi una priorità

La comunità cattolica e la società civile locale avevano già chiesto una svolta tramite un “patto sociale per la pace”, promosso dalla Conferenza Episcopale Congolese e la Chiesa di Cristo in Congo, con appelli rivolti a un’azione concreta di protezione anche all’Europa.

L’ONU continua a condannare dietro ad una scrivania, tra una conferenza e un tavolo tecnico. Intanto il sangue scorre tra le panche di chiese incendiate.

Finché la difesa dei cristiani non diventerà una reale priorità e resterà solo un punto secondario nelle agende istituzionali, le promesse e le condanne formali saranno solo parole vuote davanti a massacri sempre più annunciati.

Autore

La Redazione

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