Il sostegno a Galileo negli ordini religiosi del XVII secolo

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La Chiesa e i religiosi che sostennero Galileo Galilei e le tesi filocopernicane nelle dispute con i filosofi aristotelici. Ne parla lo storico Massimo Bucciantini.


 

Nel 2022 è stata inaugurata la collana “Biblioteca degli scienziati religiosi” da parte della casa editrice Morcelliana, dedicata agli scritti dei padri scolopi, benedettini e gesuiti redatti tra ‘600 e ‘700.

Una ricca testimonianza dei fermenti filosofici e scientifici all’interno degli ordini religiosi.

 

L’interesse per la scienza nei monasteri.

Ne ha parlato lo storico Massimo Bucciantini, docente di Storia della scienza all’Università di Siena, apprezzando il fatto che «ci fa capire quanto ampio ed esteso fosse l’interesse per la scienza all’interno degli ordini religiosi durante la prima grande rivoluzione scientifica».

Si parte dagli scritti del gesuita bresciano Francesco Lana Terzi (1631-1687), il fondatore della scienza aeronautica. Poi Benedetto Castelli (1577/78-1643), celebre matematico, benedettino, fedele discepolo di Galileo e autore del primo moderno trattato di idrodinamica.

Il terzo autore è Carlo Barletti (1735-1800), membro degli scolopi, noto soprattutto per essere stato il predecessore di Alessandro Volta sulla cattedra dell’Università di Pavia, dimenticando -scrive Bucciantini- «quanto furono significativi i suoi contributi nel campo di studi del “fuoco elettrico” che agisce in natura, ovvero dell’elettricità».

L’ultimo ad aprire la collana editoriale è il monaco scolopio padre Giovanni Battista Beccaria, che corrispondeva abitualmente con Benjamin Franklin e fu uno dei maggiori “elettricisti” dell’epoca.

 

Il sostegno a Galileo negli ordini religiosi

Oltre al già citato Castelli, al gesuita Bonaventura Cavalieri ed al carmelitano Paolo Foscarini, molti tra questi “filosofi naturali” furono aperti sostenitori di Galileo Galilei nelle sue dispute con i filosofi aristotelici.

Gli astronomi del papa, in particolare, i gesuiti del Collegio Romano guidati dal celebre Christophorus Clavius (1537-1612), accolsero con obbiettività le scoperte galileiane.

Nessuno in ambito ecclesiastico e nella Chiesa si rivolse a Galileo contestando apertamente le sue teorie filocopernicane (nonostante all’epoca il sistema copernicano non fosse stato ancora dimostrato), nemmeno lo fece Papa Paolo V, che anzi ricevette Galileo con grande onore.

Il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” di Galielo, venne infatti pubblicato grazie al domenicano Niccolò Riccardi, maestro del Sacro Palazzo e teologo del papa, «che vedeva di buon occhio Galileo»1C. Black, Storia dell’Inquisizione in Italia, Carrocci Editore 2013, p. 430, riferisce Christopher Black, professore emerito di Storia d’Italia all’Università di Glasgow.

Anche il domenicano Raffaello Visconti, consultato da Riccardi, diede un’opinione favorevole. Un’ulteriore approvazione provenne dal presbitero Giovanni Ciampoli, segretario alla corrispondenza pontificia e membro dell’Accademia dei Lincei, il quale «vantava una lunga amicizia sia con Galileo che con la famiglia Barberini»2C. Black, Storia dell’Inquisizione in Italia, Carrocci Editore 2013, pp. 430, 431.

«Galileo», ha osservato ancora Black, «ebbe per diversi decenni l’aiuto e il sostegno (non sempre riconosciuto) dei principali matematici gesuiti»3C. Black, Storia dell’Inquisizione in Italia, Carrocci Editore 2013, p. 448 e trovò supporto anche da parte di «cardinali molto in vista come Bellarmino e Maffeo Barberini (finché non si ritenne personalmente offeso nel 1631-32, quando era diventato papa Urbano VIII)»4C. Black, Storia dell’Inquisizione in Italia, Carrocci Editore 2013, p. 459.

Tra gli altri, ha concluso lo storico inglese, «anche il nipote del papa, il cardinale Francesco Barberini, simpatizzava per Galileo»5C. Black, Storia dell’Inquisizione in Italia, Carrocci Editore 2013, p. 468.

 

La Chiesa e il caso Galileo, una questione politica.

Poi, tra Galileo ed Urbano VIII le cose si incrinarono e presero la piega che tutti conosciamo.

Ma com’è possibile se lo scienziato pisano fu ampiamente supportato da tanti scienziati appartenenti agli ordini religiosi, molto vicini al papa?

Pur scatenando le ire de Il Foglio, ne parlavamo qualche tempo fa citando gli studi di Ada Palmer, docente di Storia dell’Europa moderna presso l’Università di Chicago, secondo cui «se si leggono i documenti reali del processo a Galileo, la scienza quasi non viene menzionata, era marginale».

Lo ribadiscono Ronald Naylor, filosofo della scienza dell’University of Greenwich e Russell Stannard, professore emerito di Fisica alla Open University:

«Fu una questione di politica e di sentimenti personali feriti, e non una fondamentale frattura tra scienza e religione. Il caso Galileo si sarebbe potuto benissimo evitare se la situazione fosse stata gestita diversamente da entrambe le parti»6R. Stannard, La scienza e i miracoli, TEA 1998, p. 18.

Autore

La Redazione

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