Il card. Sarah inviato speciale, ma la scelta fu di Francesco
- Ultimissime
- 20 Lug 2025

Fu Papa Francesco a nominare il card. Robert Sarah suo “inviato speciale” e Leone XIV ha ratificato semplicemente una scelta già espressa. Un piccolo cortocircuito mediatico che ci insegna molto.
Nel maggio scorso, Papa Leone XIV ha nominato il card. Robert Sarah inviato speciale per presiedere alcuni festeggiamenti liturgici in Francia.
L’occasione è il 400º anniversario delle apparizioni di Sainte‑Anne‑d’Auray, che si celebreranno il 25 e 26 luglio prossimi.
La verità dietro la nomina è però emersa ieri in una breve lettera in latino scritta da Papa Leone: la decisione era già stata presa da Papa Francesco.
Il card. Sarah inviato speciale del Papa
Di questa nomina al card. Sarah come “inviato speciale” se n’era parlato tantissimo, ma oggi forse saremo gli unici a fare “mea culpa”.
Sì, perché anche noi demmo la notizia sottolineando, al contempo, la scelta del card. Tagle a suburbicario di Albano, posto lasciato vacante dallo stesso Leone.
Così UCCR interpretava in queste scelte un messaggio di unità e conciliazione del Papa nelle tensioni tra tradizionalisti e progressisti.
Su altre testate invece ci si spingeva un po’ oltre, cercando di colpire Francesco.
Francesco Boezi, su Il Giornale, sosteneva infatti che la nomina fosse «una mano tesa» ai tradizionalisti, commentando che la scelta di Sarah «sarebbe apparsa improbabile» con Papa Francesco, il cui «schema consolidato era quello di mettere ai margini i cardinali considerati “tradizionalisti” o “conservatori”».
Su altri portali si parlava di “promozione” di Sarah in smacco a Bergoglio, chi di “cambio di rotta” e c’è perfino chi sostenne che la nomina fosse una fake news.
La nomina del card. Sarah decisa da Francesco
Ieri, forse con sottile ironia (ma, ancora una volta, è una nostra interpretazione, sicuramente sbagliata), Leone XIV ha voluto sottolineare che la scelta del card. Sarah non è stata sua: era già stata deliberata da Papa Francesco.
Papa Prevost, infatti, spiega che mons. Raimondo Centène, vescovo di Vannes, si rivolse a Papa Bergoglio chiedendo di «designare un insigne Porporato» che presiedesse le celebrazioni «a nome del Sommo Pontefice e pronunciasse parole di spirituale incoraggiamento».
Francesco, dopo aver già nominato nel 2014 il porporato africano come nuovo prefetto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, evidentemente pensò ancora una volta a lui. Lo fece nonostante il card. Sarah avesse manifestato critiche ad alcune decisioni prese proprio da Bergoglio (in particolare su “Fiducia Supplicans” e su “Traditionis Custodes”).
Un modus operandi, quello di Francesco, che ricorda la telefonata di affetto che fece a Mario Palamaro, giornalista molto critico nei suoi confronti e affetto da una malattia terminale.
Cosa imparare dal cortocircuito mediatico
Il bizzarro cortocircuito mediatico racconta quante sfaccettature spesso ignoriamo all’interno della Santa Sede e che, tuttavia, non ci tratteniamo dal commentare e dal voler interpretare. E, spesso purtroppo, condannare.
La Chiesa segue dinamiche complesse, sfuggenti e imprevedibili che il mondo cerca di raccogliere incasellandole in categorie mondane e politiche. Quante discussioni inutili, quante polemiche, quanti confronti, quante interpretazioni di improbabili cambi di registro.
Questo piccolo “incidente” mediatico dovrebbe ricordarci -a noi che scriviamo, innanzitutto- che, prima di tutto, la Chiesa non è un’arena di contrapposizioni ideologiche, ma una realtà spirituale che vive di continuità più che di rotture, e che i suoi atti vanno accolti con discernimento, non con dietrologie.








1 commenti a Il card. Sarah inviato speciale, ma la scelta fu di Francesco
Bravi Uccr, gli unici a parlarne come sempre e apprezzo la delicatezza dei vostri commenti. E anche l’umile mea culpa, sempre più raro nell’informazione giornalistica