I monaci e la birra Nursia: «L’ingrediente segreto? Il silenzio»
- Ultimissime
- 20 Lug 2025

A Norcia, l’abbazia di San Benedetto in Monte ospita 22 monaci giovanissimi che producono la birra “Nursia”. Tra Messa in latino e il lavoro quotidiano, proseguono la regola benedettina dell’“ora et labora”.
Nel cuore dell’Umbria, nell’abbazia di Norcia, i monaci benedettini proseguono la fedeltà al celebre principio “ora et labora”.
Lo fanno però attraverso un’originale manifestazione: il silenzio della preghiera e la produzione artigianale di birra. L’abbazia di San Benedetto in Monte è attualmente abitata da 22 monaci benedettini giovanissimi (età media 32 anni!), di cui metà provenienti dal Nord America.
I monaci di Norcia e la birra: “ora et labora”
In un’intervista recente, Dom Agostino Wilmeth, mastro birraio, racconta di produrre birra dall’età di 16 anni, «nello stesso momento in cui ho iniziato a diventare curioso dei monasteri e mi sono convertito al cattolicesimo».
Prendendo ispirazione dai cistercensi belgi, dal 2012 hanno iniziato a produrre la “Nursia” (www.birranursia.it) seguendo la ricetta che Dom Agostino aveva sperimentato negli Stati Uniti. C’è la versione rossa e quella scura, usando sempre ingredienti italiani, in gran parte di Norcia stessa. La città natale di San Benedetto.
«L’ingrediente segreto», spiega il monaco, «è… il silenzio!» e la soddisfazione «è la coscienza di avere fatto per bene qualcosa che fa bene».
Qualche mese fa ricostruivamo la storia della birra moderna, a cui contribuirono enormemente i monaci trappisti e Santa Ildegarda di Bingen che introdusse il luppolo. In un’epoca in cui l’acqua era spesso insalubre, la birra rappresentò una vera salvezza per le popolazioni e una valida alternativa per evitare malattie.
L’abbazia di San Benedetto accoglie le giovani vocazioni
Nell’abbazia di Norcia però non si produce solo birra, c’è l’orto e la produzione dell’olio ma, spiega dom Agostino, «la vocazione è quella della preghiera, è l’essere monaco ancora prima che sacerdote, anzi direi che io sono monaco e poi sacerdote per il servizio alla comunità».
Recandosi sul sito web dell’abbazia ci ha piacevolmente sorpreso la sezione “vocazioni” dove, si legge, «gli uomini di età compresa tra i 18 e i 30 anni seriamente intenzionati ad approfondire la possibilità di una vocazione monastica sono invitati a rivolgersi al responsabile delle vocazioni». Poco più sotto si specifica che «è più difficile iniziare la vita monastica in età più avanzata», tuttavia si rendono comunque disponibili all’incontro.
L’abate a Norcia è Dom Benedetto Nivakoff, anche lui statunitense. Così racconta la nascita della vocazione: «Quando senti che immaginare di avere una spider Alfa Romeo, una bella casa, tanta gente intorno non ti basta o non è quello che vuoi, ti fai domande e ti vai a cercare».
Viaggiando in Italia incontrò Dom Cassiano Folsom che, finita la cena, gli chiese: “Ti dispiace lavare i piatti?”. «Mi sentii umiliato», ricorda l’abate. «A me, che vengo da New York, dici di lavare i piatti? Ma l’ho fatto e ho capito che quell’umiltà riempiva il mio vuoto».
La regola benedettina, spiega ancora, «da 15 secoli guida l’umanità».
La birra è anche motivo di incontro con la comunità, in tanti si sono infatti avvicinati all’abbazia di Norcia e ai monaci, iniziando a conoscere i valori, ad apprezzare la Messa in latino e la regola benedettina.
«Se la birra fa arrivare a noi le persone è un dono», commenta l’abate, «e poi le strade per arrivare a Dio sono infinite e anche una birra che si fa conoscere nel mondo può essere un punto di partenza».








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