La Specola Vaticana fa scienza sul serio: la nuova scoperta

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Prosegue il contributo della Specola Vaticana alla spiegazione dell’Universo. La nuova scoperta degli astronomi gesuiti riguarda una nuova descrizione della gravità tramite un approccio originale.


 

La Specola Vaticana continua a sorprendere il mondo della scienza.

Gli astronomi padre Gabriele Gionti e don Matteo Galaverni hanno infatti elaborato una nuova descrizione della gravità.

 

L’ultima scoperta della Specola Vaticana

Al centro dello studio, pubblicato sull’European Journal of Physics c’è la proposta di due modi diversi per descrivere la gravità quando entra in gioco un “campo scalare”, una specie di campo fisico che riempie l’universo.

Questi due modi sono chiamati “sistema di Jordan” e “sistema di Einstein”, entrambi descrivono la stessa fisica ma possono anche offrire soluzioni nuove e sorprendenti alle equazioni dell’universo.

Per dimostrarlo, i ricercatori vaticani hanno usato un metodo matematico avanzato chiamato formalismo ADM-Hamiltoniano, approccio che tiene conto delle formule che si trovano ai “bordi” dello spazio-tempo. Molti studi precedenti non li avevano considerati correttamente, ottenendo così equazioni incomplete.

Infine, padre Gionti e don Galaverni hanno studiato che quando si passa da un sistema all’altro possono emergere soluzioni nuove della gravità, come buchi neri o singolarità nude, che resterebbero nascoste usando solo uno dei due sistemi.

Questa scoperta, in sintesi, ci dice che la matematica scelta per descrivere l’universo non è solo una questione di stile: può davvero influenzare le realtà fisiche che scopriamo.

 

Il contributo della Specola Vaticana negli ultimi anni

Non è la prima volta che la Specola Vaticana sorprende il mondo accademico con il suo contributo.

Già nel 2022, come riportato da UCCR, gli astronomi vaticani avevano annunciato due nuove scoperte all’interno del nostro sistema solare.

Avevano identificato due oggetti celesti, chiamati 2021 XD7 e 2021 XK7, che sono risultati essere asteroidi troiani della Terra, cioè corpi che condividono l’orbita del nostro pianeta intorno al Sole ma si trovano in posizioni stabili grazie all’equilibrio tra la forza gravitazionale del Sole e quella della Terra.

Una scoperta tutt’altro che marginale, dato che questi oggetti potrebbero fornire indizi fondamentali sulla formazione del sistema solare e sull’evoluzione della materia primordiale.

In precedenza, la Specola Vaticana aveva fatto notizia per un altro studio sorprendente che “superava” in qualche modo Albert Einstein, proponendo una comprensione matematica radicalmente nuova del momento iniziale dell’Universo.

 

L’amicizia tra scienza e fede in Vaticano

Le scoperte della Specola Vaticana non sono frutto del caso, ma del lavoro costante di un’istituzione che, nonostante sia poco conosciuta al grande pubblico, vanta una storia di eccellenza nella ricerca astronomica.

Fondata ufficialmente nel 1891 da Leone XIII, oggi la Specola ha sede nei giardini vaticani e dispone di un moderno centro di ricerca anche in Arizona, presso il Mount Graham International Observatory. Non è certo un’entità nostalgica, ma un laboratorio costantemente attivo.

Qui, astronomi credenti studiano il cosmo con la stessa passione e rigore dei loro colleghi laici, contribuendo al progresso scientifico con umiltà e dedizione. La loro fede non è un ostacolo, ma uno stimolo: guardare il cielo per loro significa anche interrogarsi sul mistero dell’esistenza, sulla bellezza dell’universo e sul posto che l’uomo occupa al suo interno.

E ogni nuova scoperta, come questa descrizione originale della gravità, è un modo per avvicinarsi un po’ di più a quella Verità che la scienza e la fede, ciascuna con i propri strumenti, cercano da sempre.

Autore

La Redazione

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