Il Nobel Arno Penzias: «Darwin e il Multiverso? Da verificare»

Esattamente 2 anni fa, il 25/3/09, il premio Nobel Arno Penzias, scopritore della radiazione cosmica di fondo (l’eco del Big Bang), teneva un suo sorprendente discorso al Festival della Matematica di Roma. In una serata dal titolo “Meditazioni cosmiche”, ha dialogato con un altro grande fisico, il compianto Nicola Cabibbo (allora Presidente dell’Accademia Pontificia delle Scienze). Gli argomenti affrontati da Penziasi sono stati: i limiti della ricerca scientifica, la non credibilità della Teoria della Stringhe e del Multiverso, l’unicità dell’essere umano e l’inefficacia del super-acceleratore di Ginevra. Insomma, un’interessante approccio non riduzionista.

CERN E MULTIVERSO. Partendo dall’acceleratore di Ginevra, ha detto: «E’ impossibile che il celebrato super- acceleratore «Large hadron collider» di Ginevra risolva gli interrogativi sulle origini dell’Universo. Non potrà mai eguagliare le straordinarie potenze che si generarono al momento del Big Bang e sarà costretto a rimanere milioni di milioni di milioni di volte al di sotto della soglia decisiva». Evocando il mondo piatto, a 2 sole dimensioni, di «Flatland», il famoso romanzo-provocazione del XIX secolo, Penzias ha contestato quelli che considera eccessi della fisica e della cosmologia. Le teorie che vanno per la maggiore sulle dimensioni multiple e la «vulgata» sulla molteplicità degli universi gli appaiono costruiti sulla sabbia, come le certezze sulle teorie dei numeri di Russell e Whitehead, poi sconfessate dalle deduzioni di Gödel: «Fu lui a stupire tutti, spiegando che gli assiomi della matematica non possono provare la mia stessa esistenza». E ha ribadito l’impensabilità di simulare le origini del cosmo. «Non mi aspetto di certo che lo faccia una macchina come l’Lhc a Ginevra». Ricordiamo che l’ipotesi del multiverso viene strumentalizzata in chiave filosofica antireligiosa per sostenere la non unicità del nostro Pianeta rendendo così privo di senso il postulare un Creatore.

SCIENZA E FEDE. Accennando al dialogo tra scienza e fede, ha dichiariato che lo spazio per ciò che non è scienza c’è, eccome: «è essenziale che tolleriamo il disaccordo», ha detto con voce stentorea. Lui si definisce un non-credente profondamente religioso, convinto della ragionevolezza del seguente principio espresso da Thomas Jefferson: il progresso della scienza – sosteneva uno dei padri fondatori degli Stati Uniti – ha bisogno di libertà economica e anche di libertà intellettuale, compresa quella religiosa. E’ così che la democrazia politica si modella in un insieme coerente con i progressi di quella che oggi si chiama «tecno-scienza». La scienza abbandonata a se stessa a Penzias non piace affatto. L’ha accennato con pudore, ma è universalmente noto come nel XX secolo si siano compiuti orrori assoluti nel suo nome (lui è ebreo).

L’UOMO NON E’ SIMILE A SCIMPANZE’. Penzias ha riconosciuto così l’esistenza di ampi territori di mistero, che legano la nostra natura non unicamente razionale alle nostre origini di scimpanzé non soltanto altruisti, ma anche capaci di una vasta gamma di sentimenti sofisticati. «Siamo la prova delle contraddizioni della vita: sappiamo molto più di quanto riusciamo a provare. L’evoluzione dell’uomo è ancora un processo in parte inspiegabile: molti indizi confermano che non siamo affatto simili agli altri animali». L’evoluzione dell’uomo, come ha spiegato Penzias, è ancora un processo in parte inspiegabile e comunque anche lui preferisce discostarsi dall’accettazione radicale e integralista al meccanicismo darwinista, promosso da ambienti neodarwinisti per fini filosofici antiteisti. L’articolo è preso da Tuttoscienze.

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