Federigo Tozzi e la sua conversione dallo scetticismo ateo al cattolicesimo

Ultimamente la critica letteraria ha sempre di più riscoperto Federigo Tozzi (1883-1920), autore del famoso romanzo “Con gli occhi chiusi”. Il quotidiano Avvenire ha pubblicato un bellissimo stralcio di uno scritto di uno scritto di Tozzi, nel quale racconta la sua conversione al cattolicesimo. Ecco alcuni passagg interessatii: «Io mi sarei messo a ridere se qualcuno, tre anni fa, m’avesse detto: Tu crederai in Dio. Perché dunque a poco a poco, quasi contro la mia volontà, io mi son sentito invadere da un sentimento religioso così decisivo da far dipendere da esso tutta la mia vita intellettuale? La fede aumentava in me di pensiero in pensiero, quantunque con pause lunghe di qualche mese, durante le quali al mio scetticismo nudo e squallido si accompagnava un’inerzia mentale senza precedenti. Ma era una strada o un vano rigonfiamento dell’anima? Talvolta soffrivo di questo dubbio; ma non poteva ancora raccomandarmi, cioè pregare come si prega senza servirsi delle parole. Non m’accorgevo che, a mia insaputa, il substrato della mia anima s’era mutato! Non riuscivo a spiegarmi perché la mia anima fosse stata così rinchiusa, come una sorgente che è presso la superficie ma non può uscire. Ah, quale fu la profondità della grazia, per cui la prima volta sentii il fanatismo voluttuoso d’inginocchiarmi! Quale brivido mi rimase a lungo in tutta la carne! E pensai che sarei diventato subito un perfetto credente, ma non avvenne così. Entrando in chiesa sentivo una sottilissima ironia allegra, non voleva né meno guardare gli atti del sacerdote all’altare. Respingevo ancora questa attrazione, volevo ancora pigliare tempo. Dopo, in quegli albori violenti, io vedevo la mia fede, la vedevo sempre più determinata, sempre più prossima, sempre con più effetto e sapevo ch’essa sarebbe entrata in me, e che una mattina, a pena desto, avrei urlato di gioia sentendola anche dentro la mia carne. Ed ora ho questa fede. Questa mia inaspettata giovinezza nova mi esalta quanto m’è necessario».

Da ragazzo, Tozzi aveva aderito al Partito socialista e visse questa adesione politica con forti vedute anarchico-libertarie che in parte sopravvivranno anche dopo la sua conversione al cattolicesimo. Questa, informa il sito Cultura Cattolica, sopravviene dopo una grave patologia agli occhi derivata da una malattia venerea, datata 1904. Ne abbiamo testimonianza dall’epistolario di Novale (lettere alla fidanzata, celata sotto il nome di Annalena), tra gli anni 1906-1908. Oltre all’incontro con la futura moglie (sposata appunto nel 1908), furono decisive le letture dei grandi mistici, come S. Bernardino, S. Caterina e S. Teresa d’Avila. Ma un altro elemento importante fu lo studio dello psicologo americano William James. Come precisa opportunamente Luperini, “si potrebbe dire che Tozzi legge James attraverso santa Teresa e santa Teresa attraverso James”. Psicologia e religione, nell’autore senese, si intrecciano in modo indissolubile. In un articolo del 1913, lo scrittore presenterà questa svolta non come l’esito di una ricerca intellettuale, ma come un’invasione subita a livello di coscienza, che ha prodotto in lui un’intensità di vita prima sconosciuta.

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