La madre femminista e un figlio gesuita: il ritorno inatteso
- Ultimissime
- 30 Mar 2026

Il libro di Kristin Grady Gilger, giornalista madre e femminista che racconta il duro confronto con la vocazione del figlio. Una svolta anche per lei, nonostante le tensioni.
Giornalista laica, progressista, pro-choice.
E’ questo il profilo dell’irlandese Kristin Grady Gilger, autrice del volume “My Son, the Priest“ (“Mio figlio, il prete”), dove ripercorre il rapporto complesso con la vocazione sacerdotale del figlio Patrick, divenuto gesuita.
La storia di Gilder è quella di una donna cresciuta in una famiglia cattolica ma che ha progressivamente preso le distanze dalla Chiesa in disaccordo su temi etici e per la percezione di un trattamento inadeguato delle donne.
Ecco cosa scrive: «Non potevo tollerare la posizione della Chiesa cattolica su questioni sociali come l’aborto e la contraccezione. Né il modo in cui la Chiesa tratta le donne», ovvero riservando il sacerdozio ai solo uomini.
«C’erano troppe cose con cui non ero d’accordo», scrive la donna, «Non andava bene. E non va tuttora».
Come molti cattolici occidentali, Gilder ha abbandonato la pratica religiosa ma ha comunque trasmesso ai figli i sacramenti iniziali.
La madre femminista e la vocazione del figlio
La svolta per lei arriva quando il figlio entra in contatto con i gesuiti durante gli anni universitari, maturando la decisione di diventare sacerdote.
Nel 2012, il figlio Patrick scrisse: «Credo sia giusto dire che sono riuscito ad avvicinarmi a Dio perché qualcuno era in grado di parlare di Dio nella mia lingua, la lingua del Saturday Night Live, dei Milwaukee Brewers e di Springsteen. E quel qualcuno erano i gesuiti».
Una notizia infelice agli occhi della madre, per lei la vita religiosa appare una rinuncia incomprensibile, segnata dai voti inconcepibili.
Ecco come la donna descrive quel momento nel libro:
«Mandi tuo figlio al college e pensi che tra qualche anno riceverai una telefonata e ti annuncerà che porterà a casa qualcuno, qualcuno che vuole presentarti. Ma poi scopri che quel qualcuno è un priore che ti propina una vita di povertà, castità e obbedienza. Quale studente universitario sano di mente accetterebbe una cosa del genere?»
Il libro nasce proprio da questo conflitto.
L’imminente ordinazione sacerdotale di Patrick fa riemergere i conflitti con la Chiesa e, ancor più profondamente, la sua stessa crisi di fede.
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Un ritorno pieno di tensione
Kristin Grady Gilger si definisce una improbabile candidata per essere la madre di un prete.
Tuttavia, è proprio il confronto continuo con il figlio – e la sua fede semplice ma radicata – a riaprire uno spazio interiore inatteso.
Col tempo, senza eventi spettacolari, l’autrice confessa di essere tornata alla fede cattolica: «Non ci è voluto un miracolo per farmi tornare alla Chiesa cattolica, ma ci sono voluti quasi tutti i sacramenti che la Chiesa offre».
Ma non tutto è risolto, le tensioni non sono cancellate.
«Continuo a essere infastidita dal modo in cui la Chiesa tratta le donne e le persone LGBTQ+ e dalla lentezza esasperante dei cambiamenti», confessa. «Non concordo ancora con tutta una serie di insegnamenti che mi sembrano ostinati e provinciali. E non credo che riuscirò mai a riconciliarmi con la musica»
Cos’ha aggiunto alla vita tornare cattolica
Eppure, aggiunge, «riconoscere la presenza di Dio, tornare a essere cattolica, ha aggiunto mistero e meraviglia alla mia vita. Ho rinunciato a cercare di sapere tutto e sto iniziando ad accettare ciò che non posso sapere, ma che sento profondamente».
Alla fine si è ritrovata in un posto che non avrebbe mai immaginato all’inizio del suo viaggio: «Questi sono, senza dubbio, i miei giorni di stupore».
Il libro si conclude con uno scritto del figlio di Gilger, il gesuita padre Patrick Gilger, che ringrazia la madre per averlo sempre e comunque sostenuto mentre inseguiva un sogno che lei trovava assolutamente incomprensibile.



















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