La scrittrice Kelle: «la Chiesa? L’unica che rispetta le donne»

Birgit KelleLe femministe non fanno la guerra soltanto agli uomini, ma anche alle donne stesse. E non solo contro quelle che la pensano diversamente da loro -la maggioranza per fortuna- e hanno il coraggio di dirlo, come ad esempio la scrittrice Costanza Miriano, ma anche contro chi «non vuole essere liberata».

Ci è molto piaciuta l’intervista di “Tempi” alla rumeno-tedesca Birgit Kelle, casalinga, madre e autrice del libro “Allora chiuditi la camicetta. Un grido contro la follia dell’uguaglianza”, che ovviamente ha attirato le prevedibili critiche delle ex-sessantottine.

«Viviamo in una società “ipersessualizzata”, nella quale sono proprio le donne a presentarsi volentieri in atteggiamenti sexy e disponibili», ha spiegato. «Un atteggiamento che viene giudicato chic, e ci si attende perfino che le donne siano così. Al titolo del mio libro ho pensato quando lessi che l’attrice americana Megan Fox, definita solitamente come sexy, in un’intervista dichiarò di voler abbandonare quello stereotipo e di voler essere considerata un’attrice. Appena qualche settimana dopo, però, ho visto una sua foto sulla copertina di una rivista glamour americana vestita solo degli indumenti intimi, e mi sono detta: “Allora mettiti la camicetta se desideri che ti si guardi negli occhi”. Voglio dire che è la donna stessa che deve riflettere e rendersi conto se mette in risalto la propria intelligenza o la propria apparenza. E se una si presenta seminuda non deve stupirsi se l’attenzione altrui si concentra sulle sue qualità esteriori».

Proprio l’opposto di quanto fa il movimento estremista delle “Femen” che usa il corpo nudo per attirare l’attenzione, evidentemente non riuscendoci con un ragionamento, e nello stesso tempo le loro bizzarre manifestazioni confermano il pregiudizio sessista sulle donne “solo gambe e niente più”. Le femministe più moderate invece si scagliano volentieri contro le casalinghe e le madri di famiglia: «Sono arrabbiata perché come casalinghe siamo chiamate continuamente a giustificarci e a spiegare il perché scegliamo di condurre questa vita», ha continuato la Kelle. «Veniamo definite come non emancipate, come “pollastre ai fornelli”. Eppure tiriamo su figli che con il loro lavoro finiscono col pagare le pensioni di altri, mentre noi la pensione non la riceviamo. Per la donna devono esserci varie opportunità, e che siano giuste e buone. Ma il sistema economico, la politica, i media e soprattutto le femministe ci spiegano continuamente come dovremmo cambiare la nostra vita. Tutti vogliono liberarci, ma io non voglio essere liberata. A me piace la mia vita. E nessuno fa una politica per un modello di vita come noi vorremmo».

La parte che però rende più odiosa questa donna agli occhi delle varie Silvia Truzzi, Chiara Lalli, Michela Marzano e Barbara Spinelli è però quando Kelle parla della Chiesa come l’unica istituzione che rispetta davvero le donne, che le libera: «Queste convinzioni le avevo prima di diventare cattolica. Mi sono convertita due anni fa, ma è da almeno dieci anni che scrivo contro una politica della famiglia che non condivido. Nella mia attuale fede mi sento confermata in quanto donna e madre. La Chiesa è l’ultima istituzione che mi accoglie così come sono, che non cerca costantemente di cambiare il mio essere donna e non mi costringe ad avventurarmi in percorsi di vita che io non voglio prendere. Sono donna, lo sono volentieri e anche con una mia tipicità. Così sono volentieri anche madre e poter educare i miei figli è per me una grande soddisfazione. La Chiesa cattolica mi dice: tu sei sulla buona strada. E questo mi rende più forte».

La redazione

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