Un celebre medico e il ruolo della fede nel processo di guarigione

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Il dott. Marc Siegel pubblica il suo libro. 40 anni di casi clinici in cui la fede ha contributo alla guarigione di gravi malattie.


 

Un medico prestigioso può parlare apertamente di miracoli senza rinnegare la scienza?

Se lo si chiedesse al dott. Marc Siegel la risposta sarebbe sì. Prestigioso professore di Medicina presso il NYU Langone Medical Center, sostiene che l’esperienza clinica non solo non esclude la dimensione spirituale, ma spesso la rende ancora più evidente.

 

Il libro del celebre medico americano

Ne parla apertamente nel suo ultimo libro, intitolato The Miracles Among Us: How God’s Grace Plays a Role in Healing. Ovvero: i miracoli tra noi, come la grazia di Dio gioca un ruolo nella guarigione. Uscito nel novembre 2025 è diventato presto un best-seller.

Nel testo Siegel racconta che durante gli studi universitari, l’osservazione del corpo umano gli apparisse come qualcosa di straordinario, quasi miracoloso.

Per lui la scienza non è mai stata in opposizione alla fede: la tecnologia medica permette di curare e prolungare la vita, mentre la fede ricorda che ogni vita possiede un valore intrinseco e irripetibile.


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La fede contribuisce alla guarigione

Tuttavia, c’è ben altro. Il focus del noto medico statunitense è il ruolo della spiritualità nei processi di guarigione.

Non parla di miracoli veri e propri, non ha titoli teologici per pronunciarsi in questo ambito. Da medico, racconta invece quaranta anni di casi clinici e testimonianze in cui la fede e la speranza dei pazienti ha giocato un ruolo diretto nel superamento di gravi danni alla salute.

Centinaia di episodi, scrive, che per lui rappresentano «una lezione sull’imprevedibilità della vita e sul fatto che, anche in medicina, non tutto è riducibile a una spiegazione immediata».

Secondo il medico americano, molti professionisti della salute condividono la sua questa visione.

 

La medicina e i miracoli

Alcuni studi citati da Siegel indicano che oltre il 70% dei medici crede in Dio o in una dimensione religiosa e una percentuale simile ammette la possibilità dei miracoli.

Tuttavia, questi aspetti raramente entrano nel rapporto con i pazienti. Il suo invito è quindi a non contrapporre scienza e fede, ma a riconoscere che entrambe possono contribuire, in modo diverso, alla cura della persona.

Autore

La Redazione

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