La scienza ha davvero confermato il terremoto quando morì Gesù?

terremoto crocifissione

Si parla della prova definitiva del terremoto alla crocifissione di Gesù, come descritto dal Vangelo di Matteo. Ma cosa c’è di vero? La scienza conferma i Vangeli?


 

Gli scienziati hanno scoperto il terremoto avvenuto durante la crocifissione di Gesù Cristo?

Questo è quanto scrive il “Daily Mail” e, anche se tutti lo stanno condividendo sui social, è falso.

Come spesso accade con i media mainstream, è stato semplicemente ripreso un vecchio studio e confezionato un articolo con un titolo sensazionalistico. I social, poi, hanno fatto il resto.

Ma cosa c’è di vero, allora?

 

Il Mar Morto e la ricostruzione dei terremoti

Partiamo dalla fonte, cioè una ricerca molto rigorosa pubblicata nel 2011 sull’International Geology Review da Jefferson B. Williams, Marcus Schwab e Akim Brower del Centro tedesco di ricerca per le geoscienze.

Gli autori hanno svolto un’analisi sui sedimenti del Mar Morto per capire se vi sia traccia di terremoti all’inizio del I secolo.

Il Mar Morto è geologicamente speciale, contiene sedimenti annuali chiamati varve, simili agli anelli degli alberi ma sott’acqua. Ogni anno, uno strato si forma in inverno dai detriti delle inondazioni e un altro in estate dai depositi minerali. Se questi strati rimangono intatti, possono essere contati per ricostruire la sequenza temporale degli eventi.

I geologi sanno che i terremoti disturbano questi strati, deformandoli o mescolandoli in modo riconoscibile, creando quello che viene chiamato sismite, una sorta di “firma fossilizzata” di un terremoto.

Gli studiosi sono partiti da un riferimento fondamentale, cioè il terremoto del 31 a.C., ampiamente documentato da Giuseppe Flavio e riconoscibile in tutto il bacino del Mar Morto. Da lì hanno quindi contato anno per anno nei sedimenti per individuare eventuali eventi successivi.

 

Il terremoto alla crocifissione: cosa dice lo studio

E’ stato così intercettato un secondo fenomeno sismico databile provvisoriamente intorno al 31 d.C., con un margine di errore di ±5 anni.

Ciò crea una finestra temporale tra il 26 e il 36 d.C., che coincide con il periodo del governatorato di Ponzio Pilato, quando storicamente avvenne la crocifissione di Gesù.

Questo è tutto, nessuna prova scientifica che il terremoto descritto nel Vangelo di Matteo sia avvenuto realmente.

Il conteggio delle varve fornisce solo una stima e non un timestamp preciso. I dati sono semplicemente coerenti con un terremoto nella regione e nel periodo indicato dai testi, ma non permettono di identificare un evento specifico come quello della crocifissione.

 

Il concetto della plausibilità storica

Vi sono quindi tre possibili interpretazioni:

  1. Il terremoto individuato è proprio quello descritto da Matteo, una coincidenza storica reale.
  2. Si tratta di un terremoto avvenuto nello stesso decennio, indipendente dalla crocifissione.
  3. Matteo ha incorporato l’immagine di un terremoto noto nella sua narrazione per scopi teologici, senza riferirsi a un evento storico preciso.

L’ultima, chiaramente, è l’opzione preferita dagli scettici.

Dal punto di vista cristiano, invece, il massimo che si può trarre da questo studio è che la geologia conferma che la regione era sismicamente attiva e che un terremoto all’inizio del I secolo era possibile.

Non prova né smentisce la narrazione evangelica, ma sposta la discussione su un approccio storico-critico più equilibrato: gli eventi descritti nei Vangeli sono certamente plausibili dal punto di vista geologico.

E’ un dato comunque importante in quanto la verità storica raramente dipende da un solo elemento di prova, ma da una valutazione cumulativa di dati scientifici, fonti scritte e, per l’appunto, plausibilità storica.

Autore

La Redazione

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