Un giovane malato di cancro è stato ordinato sacerdote
- Ultimissime
- 11 Mar 2026

L’ordinazione di Andrés David Forero, malato di cancro. Contemporaneamente in Brasile è morto un seminarista affetto da tumore, lascia un testamento spirituale commovente.
Ordinato presbitero nella diocesi di Mallorca (Spagna) nonostante stia combattendo una grave forma di cancro.
E’ la scelta coraggiosa di Andrés David Forero, giovane seminarista colombiano, avvenuta il 1° marzo 2026 nella parrocchia di Sencelles.
Il cancro e l’ordinazione a sacerdote
Mons. Sebastià Taltavull ha imposto le mani sul candidato commuovendo la comunità locale, il giovane ha infatti vissuto gli ultimi mesi con una doppia realtà: ministero e sofferenza.
Durante l’omelia, il vescovo ha sottolineato come la malattia non sia stata un ostacolo alla vocazione, ma parte integrante del cammino di fede di Andrés David, che ha «predicato in silenzio dal letto dell’ospedale».
Le parole del giovane, cariche di speranza e umanità, hanno toccato profondamente i presenti: «Dio ha sempre camminato con me», ha affermato il neo sacerdote, «attraverso la cura dei miei genitori, degli amici, e la presenza della Chiesa». Aggiungendo: «Nemmeno per un momento mi sono sentito lontano dalla mano del Signore».

Il testamento spirituale del seminarista morto
Per uno strano caso del destino, la storia di don Andrés David si è svolta parallelamente a quella del giovane seminarista Igor Pavan Tres, che invece è morto lo scorso 6 marzo 2026 proprio di tumore.
Si tratta di un giovane brasiliano che, dopo anni di lotta, prima di morire ha lasciato un testamento spirituale commovente, pubblicato sul sul suo account Instagram.
Lo riportiamo qui sotto integralmente:
«Se stai leggendo, significa che la lotta è finita, almeno da questa parte del fiume.
Ero solo un bambino che cercava di amare Dio con tutto ciò che avevo e anche con tutto ciò che mi mancava. Sono morto sapendo che la croce non era la fine per Cristo, né lo sarebbe stata per me.
“Nelle tue mani, Signore, affido il mio spirito” (Salmo 30,6). Sentendo la possibilità dell’esito e dell’incontro con il Giudice, di cui solo Lui conosce il giorno e l’ora, ma consapevole delle mie condizioni di salute e delle debolezze che mi accompagnano, ho deciso di scrivere queste righe come mio testamento spirituale.
Non so nulla del tempo che mi sarà ancora concesso. So però che la vita è breve e che ogni giorno è una silenziosa preparazione per comparire davanti a Colui che è la Verità.
Offro la croce che mi è stata affidata, con i suoi dolori, limiti e incertezze, per la Santa Chiesa, per il Santo Padre, per il vescovo diocesano, per tutto il clero, per la conversione dei peccatori, per coloro che soffrono nel corpo e nell’anima, per le anime del purgatorio e per i cristiani perseguitati in tante parti del mondo.
La offro anche in riparazione dei miei peccati e per i peccati del mondo.
So che la sofferenza, di per sé, non santifica automaticamente. Può indurire o purificare. Nella mia debolezza, riconosco di essere stato infedele molte volte.
Tuttavia, posso testimoniare che il dolore mi ha insegnato a non rimanere lontano da Dio a lungo. Come un cavallo selvaggio che cerca di scappare, sono stato trattenuto per le redini dal Signore, che ha usato la sofferenza per impedirmi la fuga finale. Se oggi rimango, è per misericordia, non per merito.
Chiedo perdono, sia in privato che in pubblico, a tutti coloro che sono stati colpiti dalle mie iniquità, parole, omissioni o scandali. A coloro che ho danneggiato direttamente o indirettamente, chiedo il loro perdono. Confido che Dio saprà riparare ciò che io non ho saputo o non ho potuto riparare a sufficienza.
Ringrazio la mia famiglia, che mi ha sostenuto con amore paziente; i miei amici, che mi sono rimasti accanto; gli operatori sanitari, che mi hanno curato con competenza e umanità; e tutti i benefattori che, visibilmente o segretamente, hanno facilitato il mio cammino. Ogni gesto è stato uno strumento della Provvidenza.
Prego l’Avvocata, Maria Santissima, perché mi protegga in quest’ora decisiva e interceda per me presso suo Figlio. Mi affido alla misericordia di Dio, unico fondamento della mia speranza.
Se sarò chiamato, chiedo al Signore di concedermi il riposo eterno, mentre attendo, nella comunione dei santi, la risurrezione della carne e la vita del mondo che verrà».

















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