Alex O’Connor non si è convertito, ma è maturato rispetto a Dawkins

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Il noto divulgatore Alex O’Connor chiarisce la sua posizione. Non è più ateo ma opta per l’agnosticismo e si è discostato da Richard Dawkins.

 

Alex O’Connor, l’astro dell’ateismo non può smettere di pensare a Gesù (21/11/2025)


 

Alex O’Connor si è convertito al cristianesimo? No, non lo ha mai fatto.

Parliamo del noto divulgatore britannico, sconosciuto in Italia ma famoso all’estero, che con oltre 1 milione di follower si occupa di analizzare temi riguardanti la fede e lo scetticismo.

Recentemente è finito nel vortice delle fake news dopo aver dichiarato di aver scoperto che il cristianesimo è molto più plausibile di quanto pensasse. E lo ha detto nonostante in molti lo identifichino come erede del “nuovo ateismo” di Richard Dawkins.

 

La strumentalizzazione delle sue frasi

Le sue dichiarazioni hanno dato il via a una vera ondata di speculazioni, tanto che O’Connor è stato costretto a pubblicare un secondo video per chiarire l’equivoco, criticando apertamente chi ha alimentato l’idea che fosse in procinto di cambiare posizione.

Una strumentalizzazione delle sue parole – spiega – portata avanti sia da content creator cristiani che atei.

Anche noi abbiamo riportato le sue affermazioni, anche se difficilmente O’Connor avrà letto il nostro articolo non essendo ancora stato pubblicato tradotto nella sezione inglese di UCCR.

In ogni caso, non avrebbe trovato nulla da contestare: non abbiamo mai parlato di una sua conversione, ma messo in evidenza come anche uno scettico “di professione” possa interrogarsi seriamente sul Gesù storico, sul suo ministero e sul significato dei Vangeli.

O’Connor osserva con ironia – e non senza fastidio – come decine di youtubers abbiano estrapolato singole frasi dei suoi interventi, montandole con musiche emozionali e presentandole come celebrazioni della grandezza di Gesù.

Allo stesso modo, lamenta altri influencer atei che lo hanno accusato di tradimento, sostenendo che stia scegliendo una “conversione di comodo”, finanziata da lobby confessionali e utile a monetizzare dopo aver constatato che il “grift ateo” non ha molto successo commerciale, mentre il cristianesimo sarebbe più “cool”.

 

La “conversione” dell’ateo Alex O’Connor

La verità, chiarisce O’Connor, è molto più semplice.

Nel suo video afferma infatti che «un non credente come me è disposto ad attribuire maggiore plausibilità al cristianesimo rispetto a qualcuno come Richard Dawkins o Christopher Hitchens, o al suo stesso sé quando era adolescente».

Ricorda infatti di aver iniziato a postare video all’età di 17 anni, ferocemente critico «verso il cristianesimo, la religione e il teismo in generale».

All’epoca, ricorda, «ero molto più schietto con quel tipo di ateismo, non solo pensavo che fosse vero ma addirittura benefico per la società. Pensavo che la religione fosse dannosa ed ero in linea con i “nuovi atei” che mi influenzarono profondamente a pensare che la religione è solo una forza totalmente irrazionale e malvagia nel mondo».

Poi è accaduto che è semplicemente maturato, come accade a milioni di adolescenti e «ho iniziato a vedere tutto questo come una visione un po’ superficiale».

E per quanto riguarda l’esistenza di Dio, continua Alex O’Connor, «penso che i nuovi atei non abbiano dato abbastanza peso ad alcuni argomenti per la sua esistenza». Ricorda infatti che lo stesso Dawkins, nel suo bestseller “L’illusione di Dio” (2006), dedicò solo due pagine alle famose cinque vie di Tommaso d’Aquino, «senza affrontare seriamente il peso dei suoi argomenti».

 

Ora preferisce il termine agnostico

Il giovane divulgatore ribadisce tuttavia che «ancora non credo in Dio. Ok? Non penso che sia vero. Ma se prima pensavo che tutti gli argomenti a favore dell’esistenza di Dio fossero spazzatura e che tutti gli argomenti contro l’esistenza di Dio fossero l’epitome della razionalità perfetta, ora preferisco il termine agnostico rispetto ad ateo».

Infatti, confrontandosi con vari intellettuali grazie al suo canale YouTube, si è reso conto che «ci sono buone ragioni per credere in Dio, e penso comunque che ce ne siano anche per non crederci».

La dissociazione cognitiva e la malafede sono i grandi limiti di chi crea notizie oggi.

La vicenda mostra quanto la manipolazione e il sensazionalismo siano oggi diffusi online. E la frustrazione di O’Connor è comprensibile: vedere le proprie parole triturate per un pugno di views in più è il sintomo più evidente di un’informazione senza freni.

Autore

La Redazione

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