La Chiesa tra progressisti e tradizionalisti: camminare assieme si può

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La crisi di unità è evidente, la Chiesa è divisa tra progressisti e tradizionalisti con le proprie ragioni ed errori. Ma l’unità viene prima di tutto, ecco alcuni suggerimenti.


alfredo salata

 

di
Alfredo Salata*
 
 
*blogger e neoconvertito

 
 

Il 16 giugno 2000, San Giovanni Paolo II approvava una dichiarazione, la “Dominus Iesus”.

Essa riaffermava le verità fondamentali della fede cattolica: la divinità di Gesù Cristo, la Sua unicità salvifica, il ruolo fondamentale della Sua Chiesa.

L’allora Cardinale Biffi commentava così la dichiarazione:

(Il fatto che sia stato necessario redigere una dichiarazione come la Dominus Iesus) è di una gravità senza precedenti: perché in duemila anni mai si era sentito il bisogno di richiamare e difendere verità così elementari.

Allo stesso tempo, il teologo Hans Küng si esprimeva in maniera diametralmente opposta:

La dichiarazione dell’ex Sant’Uffizio è un misto di arretratezza medievale e megalomania vaticana.

In quegli anni, qualcuno ancora si chiedeva come fossero possibili visioni così distanti all’interno della stessa Chiesa.

 

Tradizionalisti e progressisti: crisi di unità

Oggi, avendo attraversato le sfide, le polemiche, le speculazioni ed i conflitti che hanno tristemente segnato i papati di Benedetto XVI e Francesco, la coscienza che la Chiesa sia immersa in una crisi di unità si è radicata in molti fedeli.

Da un lato, esistono alcuni che pretenderebbero di rifondare la Chiesa fondata da Cristo in Persona, e riscrivere la Rivelazione immutabile che dal nostro Signore ci è stata affidata. Un mondo così detto “progressista”, che cerca di adeguare lo Spirito Santo allo Spiritus Mundi, pretendendo di riformare verità irriformabili.

Dall’altro, la reazione scomposta ed altrettanto dannosa di “tradizionalisti” che, forse sedotti dalla nostalgia per discipline, norme ed estetiche che invece sono riformabili, cedono alla tentazione di diffidare della madre Chiesa – arrivando talvolta persino all’eccesso di non riconoscerne il legittimo pastore.

Questi due gruppi hanno in comune più di quanto piacerebbe loro ammettere.

Entrambi interpretano la storia recente della Chiesa, in particolare dal Concilio Vaticano II, attraverso una ermeneutica di discontinuità. I primi in senso positivo, leggendo nelle nuove consapevolezze ecclesiali delle innovazioni rivoluzionarie, i secondi in senso negativo, vedendovi una rottura insanabile con la tradizione.

Entrambi sono dimentichi in qualche modo delle parole di Cristo.

Egli diceva: «Io sono con voi sino alla fine del mondo» (Mt 28:20) e «le porte degli inferi non prevarranno contro la mia Chiesa» (Mt 16:18). E ancora: «Ho pregato, […] Padre, […] perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me» (Gv:17 20-23).

 

Il richiamo di Leone XIV: unità e diversità

Così, vanno lette in continuità con quelle di Cristo le parole che il 267º Pietro, Papa Leone XVI, ha rivolto lo scorso 26 ottobre ad i fedeli coinvolti nel Giubileo delle Équipe Sinodali:

Nell’ascolto dello Spirito, nel dialogo, nella fraternità e nella parresìa, aiutateci a comprendere che, nella Chiesa, prima di qualsiasi differenza, siamo chiamati a camminare insieme alla ricerca di Dio. […] Questo ci aiuterà ad abitare con fiducia e con spirito nuovo le tensioni che attraversano la vita della Chiesa – tra unità e diversità, tradizione e novità, autorità e partecipazione –, lasciando che lo Spirito le trasformi, perché non diventino contrapposizioni ideologiche e polarizzazioni dannose.

Le parole di Leone sono un richiamo, che dobbiamo assolutamente ricevere, all’unità. Una unità che ci è richiesta dallo stesso Gesù nei Vangeli, in più riprese.

Taluni potranno obbiettare che l’unità non può essere conseguita a costo della Verità, e che Cristo stesso ci ha detto anche di essere venuto a dividere, oltre che ad unire.

«Perché sono venuto a mettere l’uomo contro suo padre, la figlia contro sua madre e la nuora contro sua suocera» (Mt 10,35)

In effetti, è così. Ma anche separazione per la Verità e unità nella Verità, così come le altre diadi citate da Leone – unità e diversità, tradizione e novità, autorità e partecipazione – sono tensioni che come Chiesa dobbiamo tenere assieme.

 

Tre modi per camminare assieme

Come è possibile fare questo? Vorrei proporvi tre atteggiamenti concreti.

1) Anzitutto, preghiamo.

Infatti, Gesù stesso ha promesso di proteggere l’unità della Chiesa. Il nostro compito è prima di tutto non essergli di impiccio. Non abbiamo bisogno di essere protagonisti, dibattenti, abili difensori della nostra posizione, feroci guerrieri dei social network; ma solo di lasciare lavorare Cristo.

Come scriveva Don Dolindo Ruotolo, nel suo Atto di Abbandono a Gesù:

[Dice Gesù alle anime: Il vostro affannarvi] è come la confusione che portano i fanciulli, che pretendono che la mamma pensi alle loro necessità, e vogliono pensarci essi, intralciando con le loro idee e le loro fisime infantili il suo lavoro. […] Avete poche grazie quando vi assillate per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno a me.

 

2) Fissiamo gli occhi su Dio e perseguiamo, al meglio delle nostre forze, la santità.

Se cercheremo di correggere noi stessi, prima che pretendere di correggere la Chiesa, otterremo sicuramente risultati maggiori e più urgenti.

Conformarci con discernimento alla Scrittura, alla Tradizione ed all’insegnamento del Magistero, coltivando quelle virtù che Gesù stesso ci ha indicato – soprattutto fiducia e mitezza – non mancherà di produrre i frutti che Leone ha auspicato.

 

3) Rimaniamo fedeli al centro della nostra unità.

Su Papa Leone, come su Francesco, Benedetto, ed innumerevoli prima di loro, grava il compito di rafforzare i propri fratelli nella fede; di pascere il gregge del Signore. Su di lui: non su di noi.

Così deve rimanere ferma la nostra fiducia, la nostra preghiera e – anche nelle divergenze – il nostro amore per il pontefice.

Gesù penserà al resto.

 


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Autore

Alfredo Salata

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1 commenti a La Chiesa tra progressisti e tradizionalisti: camminare assieme si può

  • Lorenzo ha detto:

    Progressisti e tradizionalisti duri e puri sono due facce dello stessa moneta con la quale satana ceca di corrompere la Chiesa!