Anche la Nuova Zelanda vieta i bloccanti della pubertà
- Ultimissime
- 24 Nov 2025

E’ solo l’ultimo Stato a vietare i bloccanti della pubertà. La decisione in Nuova Zelanda dopo l’evidente mancanza di dati a favore dei benefici, mentre si conoscono i danni irreversibili.
Stop ai bloccanti della pubertà anche in Nuova Zelanda.
La misura è stata annunciata il 19 novembre 2025 dal ministro della Salute, Simeon Brown.
Bloccanti pubertà: nessun beneficio, solo danni
E’ una decisione emersa dopo un riesame delle evidenze cliniche che, secondo il governo, mostrerebbero una carenza di dati circa i benefici e i rischi di questo trattamento nei giovani affetti da disforia di genere.
Da una parte il provvedimento si inserisce in un’ottica di precauzione: il governo intende infatti attendere l’esito di un ampio studio clinico britannico in corso, i cui risultati sono attesi per il 2031.
Dall’altro, però, un altro ministro del governo di Christopher Luxon, Casey Costello, ha scritto che «abbiamo visto le prove: i bloccanti della pubertà causano danni irreversibili alla densità ossea, alla fertilità, allo sviluppo cerebrale e alla futura funzione sessuale».
La maggioranza che ha promosso il divieto sostiene così di voler proteggere i minori da terapie dannose e sperimentali, puntando su un approccio più basato sulla scienza e sulla cautela.
La Nuova Zelanda è solo l’ultima di tanti
E’ la stessa conclusione a cui era arrivata in Argentina, pochi giorni prima, l’Academia Nacional de Medicina, che si è opposta non solo all’uso dei GnRH ma a qualunque trattamento medico e chirurgico per la transizione di genere nei minori di 18 anni.
L’Argentina e la Nuova Zelanda sono solo gli ultimi Paesi che sono giunti a questa conclusione.
In precedenza è stato il governo del Regno Unito ad imporre il divieto al di sotto dei 18 anni per i farmaci di “affermazione di genere”, i quali sono stati fortemente limitati anche in Svezia in quanto i rischi superano di gran lunga i benefici, che tra l’altro non sono stati dimostrati.
Mentre in Finlandia le linee guida danno priorità al sostegno psicologico, in Norvegia c’è oggi una forte limitazione ai bloccanti della pubertà che vengono prescritti solo in casi eccezionali. L’Accademia Nazionale di Medicina in Francia ha espresso raccomandato “la massima riserva” nell’uso dei bloccanti sui giovani.
Poche settimane fa il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) degli Stati Uniti ha pubblicato un importante rapporto che rileva come i «bloccanti della pubertà, gli ormoni eterosessuali e gli interventi chirurgici» causano danni «significativi, a lungo termine e troppo spesso ignorati o monitorati in modo inadeguato».








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