Le gemelle Kessler, lucide e in salute: il bluff del suicidio assistito
- Ultimissime
- 18 Nov 2025

Ci vogliono convincere che la legge è solo per i casi terminali, per chi soffre. Il suicidio delle gemelle Kessler svela il grande inganno dei promotori della morte di Stato.
Quando il più grande desiderio della vita è la morte. Magari insieme.
Basta questo per accedere al suicidio assistito, anche se si è esenti da malattie psichiatriche o fisiche.
Alice e Ellen Kessler, celebri ballerine e cantanti tedesche, note in Italia per il loro brano “Da-da-un-pa” entrato nell’immaginario televisivo italiano, sono state ritrovate morte, “suicidatesi” insieme tramite iniezione letale autosomministrata nella loro abitazione.
Sin da bambine avevano dovuto fare i conti con il padre alcolista, che, pur spronandole a ballare, spesso picchiava la madre. Questo le aveva unite in maniera insolita e da anni annunciavano la volontà di voler morire assieme, spaventate dal non essere più indipendenti.
Sane e senza malattie psichiatriche
Così hanno scelto a caso la data del 17 novembre 2025, una decisione presa diversi mesi fa in totale assenza di malattie fisiche e affidandosi alla Deutsche Gesellschaft fuer humanes Sterben, una sorta di agenzia della morte sorella della nostra Associazione Luca Coscioni.
Un legale e un medico hanno seguito la pratica per numerose settimane, escludendo che vi fossero malattie psichiatriche.
L’unica condizione ammessa, spiega l’associazione tedesca, era agire di propria spontanea volontà, essere maggiorenni e avere capacità di intendere e volere.
Il bluff del suicidio assistito sui casi limite
Le gemelle Kessler hanno svelato il grande bluff di Marco Cappato e Filomena Gallo e dei promotori della morte assistita, quelli che vogliono convincerci che si stanno battendo per dare una scelta dignitosa ai malati terminali, a chi vive sofferenze indicibili, a chi sopravvive solo perché è attaccato alle macchine.
Vogliono far passare l’eutanasia come “ultima spiaggia” per chi soffre dolori insopportabili o si trova in condizioni cliniche irreversibili, disperate.
Sappiamo bene che non è così e le gemelle lo hanno dimostrato. Due donne lucide, capaci di programmare la morte con lungo anticipo come fosse un viaggio turistico, in assenza di malattia e accanimento terapeutico.
Certamente sole, senza figli o mariti, senza parenti che le amassero. Ma ognuno è libero di costruirsi la vita che vuole.
Ma se la semplice voglia di non vivere diventa un titolo giuridico per accedere alla morte assistita, allora che fine fa la narrazione menzognera de “Le Iene” e dei vari promotori della morte come “libertà”?
Di coloro che sfruttano i casi disperati come grimaldello per una legge, pur sapendo che l’inevitabile piano inclinato porterà a situazioni come quella delle Kessler. I Paesi esteri che hanno legalizzato il suicidio ne sono la prova.
La sconfitta etica della società
Oggi vale per due artiste ottuagenarie che temono una futura mancanza di indipendenza, domani potrebbe valere per un quarantenne travolto da un fallimento economico, per un adolescente vittima di bullismo o per chiunque trovi la noia per la vita un ostacolo insormontabile.
Il paletto della legge, una volta che si crea una crepa, viene giù tutto.
La morte, nel vecchio e opulento Occidente, da atto eccezionale si trasforma in desiderio, in prestazione, in servizio erogabile su richiesta. Un cambio di paradigma sociale che colpisce tutti, anche chi continua a riconoscere nella vita un valore indisponibile.
La storia di Alice ed Ellen obbliga a porsi una domanda scomoda: una società che offre la morte come alternativa all’assistenza, alla cura, alla prossimità umana, non sta semplicemente ammettendo la propria sconfitta etica?
🔴 Consulta il dossier:
Eutanasia, 10 ragioni laiche contro il suicidio assistito








6 commenti a Le gemelle Kessler, lucide e in salute: il bluff del suicidio assistito
Questa società può solo ammettere di essere basata sul nulla, altro che etica.
Quello invoca la morte di stato perché è stanco di vivere, quegli altri celebrano il fatto che non nascano più bambini con la sindrome di Down fingendo che non sia eugenetica, l’aborto non è altro che un infanticidio (a volte non tanto) precoce…
E poi i cattivi erano i nazisti: a questo punto sembrano più dei modelli di comportamento
Povere donne, eterno riposo.
La loro morte mi fa pensare che non avessero capito granché della vita. Ripeto, povere donne, eterno riposo. E lo dico con rispetto.
Resto comunque colpito che davanti una vicenda così triste, ci siano sedicenti libertari che abbiano così bisogno di leggi, di registri, di istituzioni, di approvazioni riconosciute statalmente, etc. etc.
Per cosa, per istituzionalizzare un fallimento?
Ottimo articolo. E ottimo dossier.
Grazie
Siamo alle solite.
“Poverine” per questo, “poverine” per quello, avevano il papà cattivissimo e altro ancora…
Resta il fatto che due persone (dello spettacolo) glorificate e incensate in una (anche) fortunata vita professionale, con moltissima visibilità, hanno fatto il gran salto suicidandosi (in forma più o meno apparentemente “legale” ma sicuramente incisiva sulla considerazione che può avere la società verso persone malate e/o anziane non più in grado di sentirsi qualcosa di diverso dall’essere un “peso”).
Con questo prendendo con “implicita” ed “egoistica” presa per i fondelli:
a) tutti i nati prima di loro (quando il fine vita era sempre una dura lotta per morire… chissa perchè nessuno un tempo perorava la tua morte);
b) tutti i viventi nella loro epoca (quella attuale) ma soprattutto
c) quelli delle epoche future, specialmente se anziani o caratterizzati da necessità di cure costose e costanti, per i quali non si potrà che prendere atto che “essere un peso” non è più una ineluttabile “rogna” contrastata solo dalla necessità/obbligo di ricevere sostegno e conforto dalla società anche se sei, appunto, un peso, quanto piuttosto la panacea per pretendere (con urgenza ed in termini di condizione sia necessaria che sufficiente) la breve ed indolore dipartita.
Una delle cose che fanno più male è pensare a tutte quelle persone che oggi, dal letto d’ospedale, magari anziane e dunque “cresciute insieme” a queste due, quindi emotivamente a loro molto più legate rispetto a me o a persone giovani, hanno saputo questa notizia. Viene loro anche detto che quelle due quindi non solo erano più belle, più alte, più capaci, più fortunate, ma anche più etiche… Perchè in fondo si dice questo, l’eutanasia è una scelta etica, che in un mondo dai valori nazisti, dunque utilitaristici, significa “sgravare la società e la famiglia da un peso economico”.
Come, una persona anziana, avrà appreso questa notizia, come potrà sentirsi nel vedere che invece lei “scomoda” famiglia e dottori per ostinarsi a vivere? Eh si, è così che si sentirà, come una persona viziata che si sta incaponendo trascinando in una lunga agonia anche i familiari, agonia che tanto prima o poi finirà, e allora a cosa serve incaponirsi? Ho assistito mia nonna per qualche mese in ospedale e immagino che sarebbero stati proprio questi i suoi pensieri e di persone nella sua stessa condizione di allettata e senza troppe speranze. Io non ho nessuna stima di questi gesti e di chi li compie, capisco quelli molto malati, li capisco, ma non chi si è annoiato della vita, non di chi dopo mezzo secolo di complimenti e riconoscimenti si vede trasfigurato dalla vecchiaia e non può accettarlo. Non di quelli che hanno scambiato la vita per una carriera, dove lo sportivo lascia prima che lo lascino. La vita non è una carriera ne una fiction.
Penso a chi è sepolto nella sofferenza e magari giace in un letto parlando solo con gli occhi, ma pur tuttavia non vuole rinunciare alla vita che è il dono più grande che abbiamo avuto. La vicenda delle kessler mi ha semplicemente disgustato.