Religione e istruzione: perché i più colti oggi credono di più

religione istruzione

Da uno studio dell’Harvard University emerge una tendenza significativa tra religione e istruzione. Cadono i miti anticlericali ma se la religione diventa d’élite si perde il messaggio evangelico.


 

Il cristianesimo sta diventando una religione d’élite?

E’ questo che suggerisce un interessante approfondimento di Ryan Burge, professore di Scienze politiche presso la Eastern Illinois University dopo aver sintetizzato i risultati di un’indagine enorme, durata 15 anni con oltre 570.000 risposte.

Lo studio è stato realizzato negli Stati Uniti dalla Cooperative Election Study dell’Harvard University dal 2008 al 2022 e smentisce una vecchia leggenda secondo cui vi sarebbe una relazione negativa tra istruzione e adesione religiosa.

 

Meno istruzione e più irreligiosità

Se si analizzano i grafici riassuntivi prodotti da Burge emerge una tendenza generale.

Innanzitutto le persone con un livello di istruzione più elevato (lato destro dei grafici qui sotto) hanno meno probabilità di identificarsi come atee, agnostiche o “nones”. Un relazione particolarmente vera per quest’ultima categoria.

Nell’immagine qui sotto ci concentriamo solo sui dati dal 2019 al 2022, e anche in questo range si evince che il gruppo che ha più possibilità di essere ateo è sempre quello di chi ha un livello di istruzione più basso (nel grafico indicati come “No HS”, cioè nessun titolo di scuola superiore).

fede istruzione

 

Più istruzione e più religione

Ma si è verificata anche la prova inversa.

Ovvero, le persone più istruite hanno maggiori probabilità di dichiarare un’affiliazione religiosa, come si vede nella tendenza crescente dei grafici pubblicati qui sotto.

I più propensi a partecipare ai servizi religiosi, al contrario, sono coloro che hanno conseguito una laurea magistrale, un master o un dottorato (nel grafico a destra indicati come “Post-Grad”).

«Negli ultimi anni», scrive Burge, «si è registrato un divario di quasi 10 punti percentuali nella partecipazione tra il livello più basso e quello più alto della scala dell’istruzione».

fede istruzione

 

Le variabili del reddito e dello stato civile

Se si inserisce anche la variabile della fascia di reddito, emerge che in quasi tutte le fasce di reddito le persone con un’istruzione universitaria frequentano la chiesa in percentuale maggiore rispetto a quelle con un diploma di scuola superiore o inferiore.

A questo punto il ricercatore americano inserisce anche lo stato civile, concludendo dopo l’analisi che le persone sposate hanno molte più probabilità di partecipare a una funzione religiosa rispetto a coloro che sono divorziati, separati o che non si sono mai sposati.

 

Miti anticlericali e nuovi rischi

La conclusione di questa analisi, se da un lato smentisce miti anticlericali, dall’altro non è così positiva come si può sembrare.

Infatti, scrive Burge, «la religione è diventata sempre più l’enclave per coloro che hanno una vita “normale”: laurea, reddito medio, sposati e con figli. Se si soddisfano tutti questi requisiti, la probabilità di frequentare regolarmente la chiesa è circa il doppio rispetto a chi non lo fa».

Ma se il cristianesimo si trasforma in una religione per borghesi istruiti e benestanti allora che fine fanno le parole di Gesù: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi» (Luca 5,31-32).

La recente esortazione di Leone XIV sul volto dei poveri come memoria di Cristo aiuta senz’altro ad evitare a chi ha un certo status economico, culturale e familiare di perdere il contatto con quella parte dell’umanità che più ha bisogno del Suo messaggio.

Autore

La Redazione

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1 commenti a Religione e istruzione: perché i più colti oggi credono di più

  • Enrico ha detto:

    Molto interessante. Penso ci siano varie ragioni alla base di queste statistiche ma ne cito in particolare due “laiche”. La prima è che chi studia maggiormente è più abituato a giudicare con spirito critico la narrativa prevalente e a non assorbirla quasi come fosse un riflesso condizionato ed oggi i media diffondono un’idea indubbiamente ostile alla religione. La seconda è culturale: chi cresce in un contesto religioso, ha un educazione più rigida, che valorizzae di piu l’importanza dell’impegno e del sacrificio e quindi ha tendenzialmente risultati più brillanti nello studio. La religione, inoltre, stimola l’introspezione favorendo lo sviluppo di una personalità più profonda. Tra i post doc, quindi, penso che statisticamente ci sia una percentuale più alta di persone che provengono da famiglie religiose ed è quindi comprensibile che ci siano in rapporto anche loro stessi delle persone religiose.