Custodire il creato senza esserne padroni o adoratori
- Ultimissime
- 07 Nov 2025

Il giusto equilibrio nel rapporto con il creato: come sentirsi responsabili mantenendosi lontani da ideologie pagane e vivendo un’ecologia della natura e un’ecologia umana.

di
Ciro Amato*
*direttore Istituto Sviluppo Umano Integrale-Isvumi
Il rapporto tra uomo e ambiente è complesso, inutile negarlo.
Nel tempo abbiamo capito che esiste un’ecologia della natura ed un’ecologia dell’uomo. Vorrei sintetizzare tre atteggiamenti davanti a questo vasto tema.
1) La natura è creatura, non divinità
Il primo: occorre far scendere nel cuore la Parola di Dio sul Creato.
La Genesi presenta due racconti sulla creazione, piuttosto diversi tra loro, ma la Parola ha una sua unitarietà: la natura è una creatura; essa non si è fatta da sé, ma è creata da Qualcuno.
Dio l’ha voluta per sé e l’ha fatta bella e l’ha voluta per l’umanità e, quindi, ce l’ha donata. Il creato è un dono bello. Bellezza e gratuità sono due caratteristiche della natura.
Se guardiamo nel nostro cuore ritroviamo, davanti alla natura, stupore, meraviglia e gratitudine. E non sono queste le disposizioni della contemplazione?
Contemplare la creazione è riconoscere che essa è creatura donataci da Dio e non è una divinità sotto il cui giogo siamo sottomessi. Dio ha voluto che noi la abitassimo, la utilizzassimo e ne prendessimo i frutti per godere di essa e della nostra stessa umanità.
Nel Vangelo di Matteo, Gesù esprime il suo potere sugli elementi naturali. Non siamo noi i dominatori, ma il Cristo ne è il signore.
Quando intendiamo manipolare la creazione attraverso la genetica, la geoingegneria, gli interventi edilizi nelle città e attraverso le variegate attività umane, dobbiamo sapere che stiamo mettendo le mani sopra un dono affidato a noi, ma non nostro.
Per sintetizzare questo primo punto potrei dire che il ricevere precede il fare. Papa Leone XIV ha detto:
“È solo attraverso un ritorno al cuore che può avvenire anche una vera e propria conversione ecologica. Occorre passare dal raccogliere dati al prendersi cura; da discorsi ambientalisti a una conversione ecologica che trasformi lo stile di vita personale e comunitario”.
2) La natura porta l’impronta di Dio
Il secondo aspetto: se è il Signore che ha creato e l’ha creata da sé, questo vuol dire che la creazione porta l’impronta di Dio.
La natura ha le sue proprie leggi di funzionamento, gli ecosistemi hanno i loro propri equilibri, le specie viventi si riproducono secondo linee e processi autonomi.
Ma l’autonomia della creatura non vuol dire indipendenza, né casualità. L’intelligenza della creazione si vede nella razionalità delle sue leggi.
Le leggi naturali non sono processi casuali, ma hanno una loro razionalità, cioè hanno un proprio fine. La natura tutta è razionale e ha una direzione, quella di conservare la vita e di generarla.
Il grande Galileo diceva che il linguaggio della natura è la matematica ed aveva ragione. La matematica è un frutto del nostro spirito umano, diciamo una nostra creazione; ed è incredibile che essa coincida con la struttura oggettiva dell’universo.
Soggettività ed oggettività possono coincidere allora. E questo avviene perché nella natura la ragione soggettiva dell’uomo e quella oggettiva coincidono; una è la “ragione” che le collega. E la nostra ragione non potrebbe scoprire quella della natura, se non ci fosse un’identità a monte che per noi resta il Logos.
La creazione è frutto del Logos, come l’uomo. Potrei sintetizzare questo secondo punto con le parole di papa Leone XIV: “Mai”, ammonisce il Pontefice, esso appaia come mera “moda passeggera” o sia preso in considerazione, “peggio ancora, come tema divisivo”.
3) Non dimenticare l’ecologia umana
E veniamo al terzo aspetto: davanti alla creazione che contempliamo con il cuore di cui comprendiamo il disegno razionale, dobbiamo dire qualcosa su noi, l’umanità.
L’errore che la postmodernità sta commettendo attualmente è proprio questo: si assumono atteggiamenti che vengono considerati ecologici perché prevedono un’attenzione specifica al consumo di plastica, all’inquinamento, al rispetto delle forme di vita non umana.
Si dimentica, però, che ciò può essere considerato un binario di azione che va completato contestualmente da una medesima attenzione a ciò che è propriamente umano: rispetto della vita dall’inizio alla fine naturale, cura della vita nascente e delle condizioni sociali in cui essa arriva e si svolge, interesse concreto per le persone fragili, con particolare riferimento ai poveri, cura delle marginalità esistenziali.
Potrei sintetizzare questo terzo punto con le parole di papa Leone XIV pronunciate recentemente: «Un’unica famiglia, sotto lo stesso sole e la stessa pioggia».








1 commenti a Custodire il creato senza esserne padroni o adoratori
Bell’articolo, soprattutto là dove si afferma (e bisognerebbe rifletterci a fondo) che la natura “è creatura donataci da Dio e non è una divinità”.
Il contrario di quanto affermato in questo “manifesto”:
«Madre Tierra, enséñanos a amarnos como hermanos y a cuidarte con amor. Guíanos para dar luz, ser radiantes como el Sol. Pachamama, Pachamama, venimos a agradecerte todas las riquezas que nos das. Recibe esta ofrenda para que sea buena la tierra. Gracias Pachamama y buena madre» («Madre Terra, insegnaci ad amarci come fratelli e a prenderci cura di te con amore. Guidaci a dar luce, essere raggianti come il Sole. Pachamama, Pachamama, veniamo a ringraziarti per tutte le ricchezze che ci dai. Ricevi questa offerta affinché la terra sia buona. Grazie Pachamama e buona madre»). (31 DE MARZO 2025 ¡FELIZ DÍA DE LA MADRE TIERRA!)
Chi sono questi “ispirati/sniffati”?
No, se state pensando al solito gruppo pagano-chic-ambientalista vi sbagliate di grosso.
Sono i Gesuiti, ovvero la Compagnia di Gesù della Cantabria, della Rioja, dei Paesi Baschi e della Navarra. E non risulta che qualcuno, in alto loco, gli abbia fatto notare di averla fatta (almeno teologicamente parlando) fuori dal vasino.