L’origine della presunzione di innocenza è nel diritto ecclesiastico
- Ultimissime
- 20 Ott 2025

Accenni di storia della presunzione di innocenza. Un principio di tutela dell’accusato che trova il suo primo sviluppo coerente nel diritto canonico ed ecclesiastico medievale.
La presunzione di innocenza tutela la dignità della persona, impedendo che un’accusa si trasformi in condanna prima che la verità sia provata.
Ma qual è la vera storia della presunzione di innocenza? Molti credono sia un principio risalente all’Illuminismo o alle codificazioni moderne, invece l’origine è nella sapiente riflessione del diritto canonico ed ecclesiastico medievale.
Accenni di questa regola si trovano in realtà già nella legge talmudica e nel diritto greco-romano, ma il vero sviluppo e l’applicazione integrale della presunzione di innocenza si verificheranno soltanto a partire dalla fine dell’Alto Medioevo.
Wolfgang P. Muller, docente di Storia medievale alla Fordham Universit, autore di un trattato sulla storia della presunzione di innocenza, osserva infatti che è nella giurisprudenza ecclesiastica del XII e XIII secolo che si svilupparono le esigenze del giusto processo, la clausola del doppio giudizio e, appunto, la presunzione di innocenza che furono «standard fondamentali della giustizia in Occidente» e che qui «trovarono la loro prima espressione coerente»1W.P. Muller, “The Cambridge History of Medieval Canon Law”, Cambridge University Press 2022.
Presunzione di innocenza, la storia nel diritto canonico
Il famoso “nemo tenetur se accusari”, con il quale si tutelavano gli accusati fino a che non fosse provata la loro colpa, faceva già parte dei processi svolti nei tribunali ecclesiastici nel IX secolo, 900 anni prima di Voltaire e Montesquieu.
Ed è noto che nel 1256 San Luigi dei Francesi promulgò un’ordinanza in cui affermava: «Nessuno sarà privato dei suoi diritti senza colpa riconosciuta e senza processo». Fu però il canonista francese Jean Lemoine, cardinale e auditore della Sacra Rota romana, a esporre in modo esplicito la formula latina «Item quilibet presumitur innocens nisi probetur nocens», sostenendo che «ciascuno è presunto innocente finché non si sia dimostrato il contrario».
Questa affermazione del card. Lemoine, legato di papa Bonifacio VIII presso re Filippo il Bello divenne principio operativo nei processi ecclesiastici, e ancora oggi rivive nel canone 1321 del Codice di diritto canonico, che recita che «chiunque è ritenuto innocente finché non sia provato il contrario».
Per chi volesse approfondire, proprio quest’anno Luciano Eusebi, ordinario di Diritto penale dell’Università Cattolica, ha esplorato la storia e il fondamento del principio della presunzione di innocenza nel contesto del diritto canonico, evidenziando la sua centralità nel processo penale ecclesiastico2L. Eusebi, “Portata e declinazione della presunzione d’innocenza nel sistema di giustizia penale canonico”, EDUSC 2025.
Anticipato dalla “purgatio canonica”
La storia della presunzione d’innocenza e le sue radici cristiane non si limitano però a questo.
Antonella Fiori, ordinario di Storia del diritto italiano presso l’Università La Sapienza di Roma, è autrice3A. Fiori, “Il giuramento di innocenza nel processo canonico medievale. Storia e disciplina della ‘purgatio canonica’”, Studien zur europäischen Rechtsgeschichte 277, Klostermann 2013 di un corposo trattato sulla purgatio canonica o giuramento di innocenza, un istituto risalente al IX secolo che prevedeva che un imputato — spesso un chierico — accusato senza prove sufficienti poteva dichiarare solennemente sotto giuramento la propria innocenza davanti a Dio, assumendosi la responsabilità morale e spirituale di dire il vero.
Talvolta doveva essere accompagnato da persone di buona reputazione (compurgatori) che confermassero la sua credibilità.
L’idea alla base era che, in assenza di prove, la parola dell’accusato, posta sotto il vincolo sacro del giuramento, dovesse essere ritenuta sufficiente a “purificarlo” dal sospetto. Questa procedura rifletteva una concezione del diritto in cui la colpa doveva essere dimostrata, non semplicemente presunta, anticipando così in qualche modo lo stesso principio della presunzione d’innocenza.
La presunzione di innocenza in epoca moderna
Sotto l’Ancien Régime francese, il principio fu spesso marginalizzato in favore di metodi inquisitori, torture o presunzioni favorevoli all’accusa.
Com’è noto, Voltaire – nelle famose vicende Calas, Sirven e del Barre – denunciò queste distorsioni come frutto di una giustizia che dimenticava il rispetto dei diritti dell’individuo.
L’italiano Cesare Beccaria fu invece colui che influenzò gli autori della Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789, nel cui articolo 9 si legge: «Ogni uomo è presunto innocente finché non sia stato dichiarato colpevole». Questo principio ha ancora oggi valore costituzionale.








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