Perché una pizza con l’ananas varca la Porta Santa in Vaticano?
- Ultimissime
- 07 Ott 2025

Il nuovo spot di Domino’s, creativo ma superficiale. La pizza con l’ananas passa dalla Porta Santa di San Pietro in Vaticano per “redimerla dal peccato”.
Cosa c’entra una pizza con l’ananas con la Basilica di San Pietro?
Da poche ore la famosa catena statunitense Domino’s ha pubblicato un nuovo spot (per ora solo in lingua tedesca) in cui un fattorino con la nota divisa blu porta con sé una pizza attraverso la Porta Santa del Vaticano, con lo slogan «L’ananas sulla pizza non è più un peccato».
Uno spot “cattolico”, spieghiamo il perché più sotto, e anche originale. Ma che suona irriverente e rischia di banalizzare la fede.
Il video del nuovo spot di Domino’s
Nel video si vede il fattorino di Domino’s che cammina per le strade di Roma mostrando (provocatoriamente) la pizza Hawaii e raccogliendo vari improperi, a sottolineare quanto gli italiani considerino terribile tale accostamento.
Il protagonista arriva in via della Conciliazione ed entra nella Basilica attraverso la Porta Santa mentre la voce in sottofondo ricorda il significato del gesto in occasione del Giubileo.
Lo spot si conclude ironicamente sottolineando che ora l’ananas sulla pizza è stata “redenta dal peccato”.
Probabilmente dietro la pubblicità si nasconde una sorta di “vendetta” con l’Italia in quanto nel 2022 Domino’s dovette chiudere per fallimento tutte le filiali rimanenti (anche se, a quanto pare, l’ananas non fu la causa).
Guarda il video sul nostro (nuovo) canale YouTube
Il cattolico fondatore di Domino’s
Non siamo mai stati bacchettoni e comprendiamo l’intento giocoso. Ma c’è comunque un aspetto di irriverenza che infastidisce.
Ancora più incomprensibile è l’uso strumentale del simbolo del Giubileo se non con l’obbiettivo di fare marketing giocando sullo scalpore.
Ciò che sorprende è che il fondatore di Domino’s è un cattolico devoto, cioè il milionario americano Tom Monaghan, fondatore di Ave Maria Foundation, un ente che possiede una città in Florida (Ave Maria), università, college, centri di aiuto alla vita e organi di comunicazione di inspirazione cattolica.
Monaghan è un noto filantropo pro-life e finanziatore di Donald Trump, negli anni ’90 interruppe il suo stile di vita sfarzoso dopo aver letto “Il cristianesimo così com’è” di C.S. Lewis, si sbarazzò della maggior parte dei beni più ostentati, tra cui i Detroit Tigers, squadra professionista di baseball.
Una pubblicità originale ma offensiva
Monaghan non ha pensato che uno spot del genere rischia di ridicolizzare l’attraversamento della Porta Santa?
È essenziale ricordare che non si tratta di un gesto vuoto, non è magia, né un un semplice varco fisico da attraversare. Passare dalla Porta Santa comporta l’intenzione autentica di conversione, di confessione e di pentimento da parte del pellegrino.
Pur concedendo anche ai cattolici la sempre salutare auto-ironia, lo spot più che di ananas sembra avere il sapore della banalizzazione.
Quando un brand con tale visibilità attinge ai simboli religiosi, la linea fra ironia e offesa diventa molto sottile.
AVVISO
Dopo neanche un anno di vita abbiamo dovuto ricreare il nostro canale YouTube.
I nostri volontari stanno caricando nuovamente i video, ti invitiamo a seguirci anche lì iscrivendoti.








3 commenti a Perché una pizza con l’ananas varca la Porta Santa in Vaticano?
Scusate, ma viene naturale fare un parallelo: “perché una bandiera arcobaleno varca la Porta Santa in Vaticano?” Considerando che: “uno spot del genere rischia di ridicolizzare l’attraversamento della Porta Santa” e che “è essenziale ricordare che non si tratta di un gesto vuoto, non è magia, né un un semplice varco fisico da attraversare. Passare dalla Porta Santa comporta l’intenzione autentica di conversione, di confessione e di pentimento da parte del pellegrino”; le parole sono vostre, il grassetto è mio, giusto per ricordare che in quell’occasione la “conversione”, la “confessione” e il “pentimento” furono chieste – al contrario – dai “peregrinanti” alla Chiesa. Con tanto di applausi da parte dei soliti noti (religiosi e non). Mah…
Dimenticavo: mai una volta che questi volpini del marketing facciano uno spot, diciamo, originale, una volta tanto verso altre religioni. Che so, per esempio portare una mortadella in moschea, o un roast-beef in un tempio indù. Sarà che quelli sono assai poco concilianti con chi li prende per i fondelli?
Interessante osservazione. Ricordo che Benedetto XVI scrisse che, mentre ai tempi di Lutero ci si scontrava su come l’uomo potesse giustificarsi di fronte a Dio, oggi è l’uomo che pretende che Dio si giustifichi di fronte a lui. Qui c’è lo stesso tipo di inversione.