Perché congelare gli ovociti non avvantaggia le donne
- Ultimissime
- 04 Ott 2025

Il nuovo progetto della Regione Lazio non è a favore della maternità. La bioeticista Giorgia Brambilla spiega perché congelare gli ovociti non ha niente di solidaristico per le donne

di
Giorgia Brambilla*
*Docente di Etica sociale presso l’Università LUMSA di Roma
In questi giorni sui social circola il video-promo del “Nido della Cicogna”, un progetto della regione Lazio che permette alle residenti di “congelare” i propri ovociti per rimandare ad oltranza una possibile gravidanza, “preservando” così la propria fertilità per il futuro.
Già è stata anche depositata una proposta di legge a riguardo, dalla consigliera pd Eleonora Mattia, animata da una rinnovata preoccupazione per la denatalità, tanto da presentarla come una legge “salva-nascite”.
Difficilmente questi progetti, però, specificano alcuni aspetti sostanziali della crioconservazione degli ovociti; ad esempio, i rischi collegati alla iperstimolazione ovarica, oppure il fatto che per sua natura questa tecnica presuppone che il figlio venga poi concepito tramite PMA, o una chiarezza sui costi di tutte le fasi dell’iter (stimolazione ovarica, prelievo e conservazione).
E se poi l’utente non volesse più utilizzare gli ovociti, che fine farebbero?
Tutto fa pensare, oltre agli aspetti etici, a un vero e proprio affare che ruota attorno alle donne e alle loro “uova d’oro”.
In questo breve contributo scegliamo, quindi, di non analizzare nel dettaglio le questioni etiche strutturali del social freezing o della PMA, ma piuttosto di mettere in luce che questa pratica ha ben poco di solidaristico o di vantaggioso per le donne.
Breve storia della crioconservazione
Rispetto al congelamento di sperma ed embrioni, avviato dagli anni ’60, quello degli ovociti risale al 1986 e il suo utilizzo inizialmente ebbe uno scarso successo.
Se ci pensiamo, tra le tante cose che mettiamo in freezer, le uova sono tra quelle che nessuno si sogna mai di congelare. Per gli ovociti la situazione è simile: il loro contenuto di acqua e la cristallizzazione indotta dalle procedure di raffreddamento usate in quel periodo spesso distruggeva la struttura dell’ovulo, rendendolo inutilizzabile.
Per tali motivi negli USA, fino all’ottobre 2012, la crioconservazione degli ovuli veniva ritenuta un processo ad alto rischio di fallimento, tanto da essere usata solo nei casi di donne affette da tumore, per le quali prelevare gli ovociti prima di iniziare le cure era una necessità.
Nell’ottobre 2012 le cose cambiano: alla luce dei progressi tecnici la Società Americana di Medicina Riproduttiva (ASRM) dichiara che le nuove modalità di congelamento, ovvero il “flash-freezing” o “vetrificazione”, e conservazione degli ovociti a meno 196 gradi, non possono più essere considerate sperimentali.
Grazie alle nuove metodiche le procedure di congelamento-scongelamento possono a quel punto raggiungere una percentuale di successo di circa il 97%.
Business e marketing
La tecnica oggi prevede una stimolazione ovarica per circa due settimane con farmaci ormonali per produrre una grande quantità di ovuli, seguita da un prelievo ovocitario transvaginale sotto guida ecografica in sedazione, e infine la vetrificazione e la conservazione in azoto liquido. La qualità, o potremmo dire “l’età”, degli ovociti è fondamentale per la buona riuscita di tutto l’iter, compresa ovviamente la fecondazione.
Anche il numero di ovociti prelevati è importante. Infatti, secondo i dati attuali, con 24 ovociti si ha un “Cumulative Live Birth Rate” (o CLBR, un indice del successo totale di procreazione) di oltre il 90%, e dell’85,2% per 10-15 ovociti utilizzati – se questi sono stati prelevati e conservati prima dei 35 anni di età.
Ma questi numeri implicano, ovviamente, che la stimolazione ovarica sia alquanto “aggressiva” e che si possa incorrere in una sindrome da iperstimolazione ovarica.
Dal punto di vista del “marketing”, dopo il raggiungimento della tecnica di vetrificazione, si è cominciata a pubblicizzare la crioconservazione nel mainstream: giornali, riviste femminili e persino serie tv.
Emblematica fu la decisione di Apple e Facebook nell’ottobre 2014 di inserire, tra i benefits, un forfait di 20 mila dollari per agevolare le procedure di congelamento degli ovuli, presentandolo come un aiuto alla carriera a favore delle proprie dipendenti.
Bizzarro che, a parità di benefits, invece di offrire un sostegno per la maternità, abbiano optato per qualcosa di opposto, quasi a rimarcare che maternità e carriera sono, per una donna, incompatibili.
Ovviamente, le due multinazionali pagarono per indurre le proprie dipendenti a posticipare il più possibile la maternità, ma si guardarono bene sia dal pagare non solo la crioconservazione, ma anche la futura procedura di scongelamento degli ovuli e tutto l’iter della fecondazione in vitro.
Le donne e il congelare gli ovociti
Resta poi tutto da dimostrare che la medesima giovane donna che, a 20 anni, è disposta a sottoporsi a complicate e dolorose procedure per rimandare la maternità a favore della carriera, sia disposta, a 40 anni, cioè nell’apice della carriera stessa a procedere lungo la via della maternità.
In tal caso, quegli ovociti che fine faranno? Il “destino” più plausibile è quello di diventare gameti utilizzabili per la fecondazione eterologa, avvantaggiando ulteriormente il centro promotore di partenza.
Non solo. Sul medio periodo, si può ragionevolmente ipotizzare che si instaurerà quasi un dovere indotto a rimandare sine die la maternità: se fai i figli in età fertile metti a repentaglio l’azienda e quindi la tua carriera; rimanda la maternità a dopo la pensione e noi ti paghiamo il congelamento degli ovuli; se non accetti non sei una buona dipendente, dunque non farai carriera.
Il fatto che, poi, possa nascere un figlio ad una “nonna” attraverso metodiche sulle quali nessuno è in grado di nutrire certezze circa la loro affidabilità e sicurezza per il nascituro, ridotto ad una variabile aziendale, è del tutto secondario.
Ancora una volta, la cultura dei “diritti” si muove come un rullo compressore.
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2 commenti a Perché congelare gli ovociti non avvantaggia le donne
In questo contesto, mi viene in mente un’audace affermazione di Sant’Ireneo di Lione: Cristo “ha portato ogni novità portando se stesso”. Come ha spesso osservato Rémi Brague, il cristianesimo non ha rivelato nuovi fatti biologici sull’umanità, ma ha rinnovato la nostra visione della persona umana, insegnandoci a vedere il bambino, lo schiavo, la donna come esseri pienamente umani. Nel Cristo crocifisso, l’amore trasforma la sofferenza nel vertice della presenza divina nell’uomo, e da quel vertice deriva la dignità di ogni vita umana.
L’Europa, un tempo plasmata da questa visione, ora sembra tentata di dimenticarla, addirittura volendo inserire l’aborto come diritto costituzionale (Spagna, oltre alla Francia traditrice). La Chiesa non ha nulla di “nuovo” da dire all’Europa, solo l’eterna verità che già conosce, ma che deve imparare di nuovo: vedere l’umanità anche dove altri vedono solo materiale biologico da selezionare o risorse economiche da sfruttare.
Il messaggio che si vuole far passare è che le donne devono pensare alla propria “realizzazione” che poi è un messaggio edonistico e consumistico perché “realizzarsi” significa avere tante belle cose: indossare bei vestiti, fare bei viaggi, avere una bella casa, uscire la sera a divertirsi, e quindi prima di tutto avere un bel lavoro per potersi permettere tutto questo (col proprio stipendio, perché non sia mai che una donna debba essere “economicamente dipendente” da un uomo). In questa visione i figli non c’entrano, anzi sono un ostacolo, quindi prima si deve pensare alla carriera e ai figli ci si penserà dopo, forse (e se un figlio si presenta senza essere stato chiamato si deve essere libere di rispedirlo al mittente). Il congelamento degli ovociti, la fecondazione in vitro, e magari l’utero in affitto così si evita pure il fastidio della gravidanza, servono a convincere ulteriormente la donna a mettere da parte l’idea dei figli perché tanto “c’è sempre tempo”, anche l’orologio biologico che ticchetta è un problema che si può superare.
E poi ci si meraviglia se in Italia la natalità precipita (ma si risolve anche questo, basta importare “risorse” che lavorino per pagarci la pensione).