In terza elementare iniziai a difendere la mia libertà religiosa

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La testimonianza di Lydia, che a 9 anni dovette iniziare a difendere la libertà religiosa. Divenne un caso internazionale quando le fu impedito di indossare una mascherina cristiana.


 

di Lydia Booth*
*ex studentessa della Simpson Central School (Mississippi)

da The Federalist, 29/09/2025

 

Frequentavo la terza elementare in una scuola pubblica a Simpson, in Mississippi, quando le scuole riaprirono dopo la pandemia da Covid-19.

Quell’anno fu difficile per tutti.

Dovevamo indossare mascherine tutto il giorno, mantenere le distanze e le cose non sembravano normali. Ma trovai qualcosa che mi diede conforto: la mia mascherina preferita. Era nera con lettere rosa e riportava tre semplici parole: “Gesù mi ama”.

Per me, quelle parole significavano qualcosa di davvero speciale. Come cristiana, credo che Gesù ami tutti noi. Ed è sempre con noi, soprattutto quando la vita ci spaventa o ci confonde.

In quel periodo, tutto sembrava incerto. Quelle tre semplici parole mi ricordavano che non ero sola. Ero profondamente amata, e speravo che potessero ricordarlo anche agli altri.

 

Il primo divieto di indossare la mascherina

All’inizio la indossai a scuola senza problemi. Altri bambini indossavano mascherine con altre scritte e loghi. Alcuni ad esempio avevano mascherine con i loghi delle squadre sportive, altri con il logo “Black Lives Matter”.

Ma un giorno di ottobre, l’insegnante di informatica mi disse che non potevo più indossare la mia mascherina preferita perché aveva delle scritte.

Ero triste e confusa: mi piaceva il fatto che mi ricordasse che Gesù era sempre con me e non capivo il motivo per cui mi venne detto di non indossarla. Eppure non era la prima volta che la indossavo dall’inizio della scuola.

Quando mia madre venne a prendermi quel giorno, le raccontai cosa era successo. Come fanno le mamme sagge, non si arrabbiò. Divenne curiosa.

Quella sera e per il resto della settimana, lesse tutti i regolamenti scolastici, il manuale e le direttive sul Covid, ma non trovò nulla che vietasse l’uso di mascherine con delle scritte. Parlò con altri genitori e chiese persino ad alcuni membri del personale della scuola. Nessuno aveva mai sentito parlare di una regola del genere.

Forse si trattò solo di un malinteso e mia madre mi diede l’ok per indossare di nuovo la mia mascherina.

Non dimenticherò mai cosa accadde pochi giorni dopo.

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Il secondo divieto di indossare la mascherina

Poco prima di pranzo, un dirigente scolastico mi prese da parte dicendomi di togliere velocemente la mascherina prima che gli altri bambini arrivassero a pranzo, così “nessuno mi avrebbe visto”. Ero imbarazzata e ferita, mi fece sentire come se avessi fatto qualcosa di sbagliato.

Quando sono salita in macchina con mia madre quel pomeriggio, le dissi nuovamente che la mascherina era contro le regole. Mi raccontò che il preside l’aveva chiamata per dirle che il manuale dello studente vietava “elementi religiosi o politici sulle mascherine a scuola”. Quando mia madre chiese a quale articolo si riferisse, il preside non riuscì a trovarlo.

Più tardi, quel pomeriggio, sempre mia madre chiamò il distretto scolastico e le dissero che la regola sul divieto di parole sulle mascherine era presente nel “Piano di Ripresa Covid” del distretto scolastico che proibiva “dichiarazioni politiche, religiose, sessuali o inappropriate”. Le inviarono una copia via e-mail.

Scoprimmo però che il documento inviato non corrispondeva con quello pubblicato sul sito web della scuola, in cui non compariva alcun divieto a mascherine con dichiarazioni religiose.

Analizzando i metadati, mia madre scoprì che la versione inviata via email era stata modificata poco prima che il vice sovrintendente la chiamasse. Quell’uomo aveva alterato il piano originale solo per impedirmi di indossare una mascherina con la scritta “Gesù mi ama”!

Fu allora che capimmo che non si trattava solo di una mascherina. La scuola stava violando i miei diritti.

 

La causa per la libertà religiosa

Grazie all’aiuto delle persone straordinarie di Alliance Defending Freedom, la mia famiglia ha intentato una causa contro il distretto scolastico.

Fortunatamente, la scuola acconsentì immediatamente a permettermi di indossare di nuovo la mia mascherina, pur non ammettendo di aver violato la mia libertà religiosa. Ci vollero più di due anni prima che il distretto risolvesse definitivamente il caso, accettando di tutelare ufficialmente il diritto degli studenti a esprimere la propria fede.

Avevo solo 9 anni quando è successo. Da tutto questo ho imparato una cosa: non si è mai troppo giovani perché la propria voce conti qualcosa.

Se fossi rimasta in silenzio, nulla sarebbe cambiato. Ma poiché abbiamo parlato, ora altri studenti possono portare messaggi di fede e amore senza timore di essere messi a tacere. Isaia 7,9 dice: “Se non avete fede, di certo non potrete sussistere”.

A volte è stato faticoso affrontare quei divieti. Ma ho imparato che fare la cosa giusta non è sempre facile, e Dio può usare anche una piccola cosa come la mia mascherina per contribuire a garantire che il mio meraviglioso Paese rimanga libero.

 

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Autore

Lydia Booth

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