San Francesco ispira anche Alessandro Babero e Marino Niola

san francesco babero

La figura del Santo al centro dell’attenzione. Di San Francesco parlano lo storico Alessandro Barbero e l’antropologo Marino Niola. Entrambi “ispirati” dal Poverello di Assisi.


 

Di San Francesco vogliono scrivere tutti, credenti e non.

Negli ultimi giorni due interventi di firme importanti hanno offerto un’immagine del Santo di Assisi che va oltre le consuete lodi o rappresentazioni da cartolina.

Parliamo dello storico-celebrità Alessandro Barbero e dell’antropologo Marino Niola, entrambi ispirati dalla figura di Francesco, appassionati e provocati da un uomo che è tra i Santi più amati anche nella Chiesa.

&nsbp;

Il San Francesco di Alessandro Barbero

L’occasione è l’ultimo libro di Alessandro Barbero, scritto in vista del 4 ottobre 2026, 800° anniversario della morte del santo. Intitolato San Francesco (Laterza, 2025), ha il merito di rintracciare le prime fonti, quelle più antiche e scritte da chi lo conobbe di persona.

E’ un approccio laico e Francesco viene presentato tormentato, capace di ordine ma anche di “follie teatrali”, di conflitti interni, di scelte dolorose e di rabbia.

L’intenzione dello storico è smentire l’immagine che ritiene troppo idealizzata creata da San Bonaventura su commissione dell’Ordine dei Frati Minori, la “Legenda maior, in cui sarebbero stati tolti episodi umani troppo “scomodi” come quelli in cui Francesco era in conflitto con la leadership del suo ordine.

&nsbp;

Sottrarre San Francesco dal romanticismo

Al di là di questo, cogliamo due passaggi interessanti di Barbero che fotografano l’autenticità di Francesco, sottraendolo dal tipico e stucchevole romanticismo presente nelle biografie laiche.

«Francesco è andato in Egitto durante la crociata», dice il noto storico, «e ai crociati non è certo andato a dire “sbagliate a fare la guerra agli infedeli”. Anzi, soffriva quando li vedeva sconfitti, aveva in mente i libri che leggeva quando era giovane, “Le Chanson de geste”, Carlo Magno, i Paladini che combatterono eroicamente contro i pagani».

Il Poverello di Assisi non fu fautore di un dialogo ecumenico fine a se stesso, «fa un’altra cosa: lui le armi non le tocca, mentre da giovane aveva sognato di essere un cavaliere; ai musulmani va a parlare. Non va a dialogare: li vuole convertire. Il sultano lo sta a sentire con grande piacere, vorrebbe coprirlo di regali, ma lui rifiuta».

Il secondo spunto che sottolineiamo è quello molto attuale dell’amore al creato. Leggenda vuole che San Francesco parlasse agli uccellini, il primo ecologista della storia che oggi sposerebbe l’ipotesi Gaia di un universo antropomorfo.

Nulla di ciò, storie come quella dell’addomesticamento del lupo «vengono a galla 100 anni dopo la morte di Francesco, amante della natura», dice Barbero. Invece, «Francesco non amava la natura di per sé, la amava perché vi vedeva l’impronta di Dio, come dice nel Cantico delle creature».

&nsbp;

Marino Niola su San Francesco: si può fare meglio

Di Francesco, come già detto, parla anche l’antropologo di “Repubblica”, Marino Niola.

Lo vediamo spesso barcamenarsi in sforzi titati per dileggiare il Medioevo e la fede popolare e, con ancor più con intensità, a sostenere che il cristianesimo rubò a mani basse dal paganesimo.

Nel farlo inevitabilmente cade in gravi sfondoni, come ad esempio a sostenere che la Madonna sarebbe un plagio cattolico della dea Iside, dando credibilità alle teorie razionaliste e ottocentesche del collega neoplatonico James George Frazer, considerato oggi un «imbarazzante retaggio di una fase preistorica della disciplina»1Fabio Dei, “Il mito in Frazer e nelle poetiche del modernismo”, in Leghissa G. & Manera E., Filosofie del mito del Novecento, Carocci 2015, p. 79.

Nel caso di Francesco, invece, Niola si affida per il suo commento proprio al libro di Alessandro Barbero e a quello uscito in contemporanea di Aldo Cazzullo, di cui abbiamo parlato pochi giorni fa.

Al contrario dei suoi usuali commenti, l’antropologo promuove l’iniziativa parlamentare di Noi Moderati a trasformare il 4 ottobre, giorno in cui si celebra il santo, in festa nazionale (recentemente il disegno di legge è stato approvato quasi all’unanimità alla Camera). Con scuole e uffici chiusi, così com’è stato fino al 5 marzo 1977.

«La nostra epoca», scrive Niola, «ha bisogno di San Francesco».

Peccato che non ceda alla tentazione di trasfigurare la memoria del Santo commentando «lo slancio antispecista che lo rende capace di comunicare con gli animali», un «ecologista prima dell’ecologismo».

Ma il libro di Alessandro Barbero, lo ha letto davvero?

Autore

La Redazione

Notizie Correlate

0 commenti a San Francesco ispira anche Alessandro Babero e Marino Niola