Gaza, l’unico ospedale cristiano: «Costretti a scegliere chi salvare»

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Parla il direttore sanitario dell’unico ospedale cristiano di Gaza, Maher Ayyad. L’uomo racconta le necessità del triage per individuare chi far sopravvivere. salvaguardare.


 

La situazione a Gaza è insostenibile.

Lo comunica tra gli altri l’unico ospedale cristiano della Striscia, l’Al-Ahli Arab Hospital, letteralmente un faro di speranza per migliaia di persone.

 

L’unico ospedale cristiano di Gaza

Fondato nel 1882 dalla Chiesa Anglicana di Gerusalemme, è l’unico ospedale cristiano della regione e l’unica struttura sanitaria di riferimento per oltre un milione di abitanti. Ma il conflitto israelo-palestinese sta costringendo a compiere quotidianamente scelte di vita o di morte.

A parlarne è il direttore sanitario, Maher Ayyad, che descrive così la drammaticità degli eventi: «Alcune volte siamo costretti a dimettere i pazienti prima del tempo. E se uno di loro è attaccato a un ventilatore sanitario, procediamo a un distacco precoce, esponendolo a rischi molto alti».

 

“Dobbiamo scegliere chi far sopravvivere”

Nell’intervista con “Vatican News”, il direttore aggiunge: «Dobbiamo scegliere chi far sopravvivere e chi no».

E’ il cosiddetto triage, un protocollo drammatico attuato per necessità in contesti estremi, come appunto guerre o catastrofi.

«Purtroppo», aggiunge Ayyad, «la nostra carenza di mezzi ci costringe a scommettere su chi ha più probabilità di cavarsela. Se ci sono due feriti che hanno bisogno di essere operati contemporaneamente dobbiamo decidere a chi dare questa chance di salvezza».

La scarsità di risorse, unita alla pressione dei bombardamenti, costringe infatti il personale a decisioni eticamente devastanti. La mancanza di farmaci essenziali, letti in terapia intensiva e personale medico rende ogni intervento una lotta contro il tempo e le circostanze.

 

L’insostenibile situazione di Gaza

La situazione dell’Al-Ahli è emblematicamente rappresentativa del collasso del sistema sanitario di Gaza.

Mentre prima della guerra l’ospedale cristiano trattava circa 300 interventi chirurgici al mese, ora opera con capacità ridotte e dipende da fonti energetiche alternative, come i pannelli solari, per garantire i servizi minimi.

Il personale medico è ridotto per lo più a specializzandi e volontari, che lavorano instancabilmente per fornire cure indipendentemente dalla religione o dall’affiliazione politica.

Anche la solidarietà tra le diverse comunità religiose di Gaza, cristiani e musulmani, è un ulteriore segno tangibile di unità in tempi di disperazione.

Tra corridoi segnati dalla paura e da dolore, e in reparti in cui ogni decisione decide il destino dei pazienti, anche l’unico ospedale cristiano di Gaza resta lì, simbolo di resilienza e umanità.

Autore

La Redazione

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