La devozione mariana genera vocazioni (e non è folklore)

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Un’indagine indaga l’impatto della devozione mariana sulle vocazioni religiose. Per la maggior parte è una leva decisiva nel prendere i voti, smentendo il pregiudizio che relega Maria a elemento marginale o di folklore.


 

Negli Stati Uniti, una recente indagine ha rivelato un dato significativo per chi si occupa di vocazioni.

Il Center for Applied Research in the Apostolate (CARA) della Georgetown University ha infatti intervistato oltre 1000 figure ecclesiali con incarichi di responsabilità e leadership vocazionale.

La scoperta interessante è che il 59% di vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose ritiene che la devozione mariana abbia avuto un impatto profondo nella scelta di prendere i voti.

Sorprendentemente, tra i sacerdoti la percentuale sale addirittura al 71%.

 

La devozione mariana e la nascita delle vocazioni

Tra i religiosi intervistati, il 92% afferma di aver imparato la devozione mariana fin da bambino, con la famiglia citata come principale ambiente formativo (79%), seguita dalla parrocchia e dalla scuola (44% ciascuna).

Anche il legame tra devozione a Maria ed esperienza dell’Eucaristia risulta molto forte: l’80% degli intervistati afferma che Maria ha rafforzato in misura notevole il loro senso della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, e per i vescovi questa percezione sale al 89%.

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Complessivamente, il dato suggerisce che la figura di Maria non è vista come accessoria ma come radice profonda, che nutre e sostiene la vita vocazionale.

Il sondaggio si è svolto tramite moduli cartacei e digitali tra marzo e maggio 2025, ha coinvolto varie figure ecclesiali, offrendo così una prospettiva articolata su come la devozione mariana incida nelle vocazioni e nella pratica educativa e formativa della Chiesa americana.

 

La devozione mariana non è folklore

Ciò che troviamo significativo dello studio è che la devozione a Maria, per il cattolicesimo, non è affatto un elemento marginale o addirittura folkloristico, ma risulta essere un motore concreto. Per la maggior parte rappresenta addirittura la leva decisiva nel discernimento vocazionale per chi sceglie la vita consacrata.

In tanti infatti collegano il proprio “sì” alla chiamata vocazionale a momenti di preghiera, come il Rosario, e pellegrinaggi mariani.

A proposito del Rosario mariano, un altro studio recente ha sorpreso i ricercatori constatando una correlazione con una maggiore empatia e ha una migliore connessione sociale, oltre a benefici concreti sulla salute mentale, la resilienza emotiva e la relazione con se stessi.

In termini pastorali, la recente indagine suggerisce che le comunità che desiderano rafforzare il ripopolamento delle vocazioni guardino con attenzione alla dimensione mariana, integrandone la presenza nella prassi quotidiana della parrocchia, nella preghiera familiare e in momenti formativi.

Incoraggiare la recita del Rosario, le visite ai santuari, la meditazione sui dogmi mariani, può quindi essere molto più che una bella tradizione: diventa un terreno seme dove germogliano i “vocati ad vitam” e può contribuire alla fertilità spirituale della Chiesa.

Autore

La Redazione

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