Il Guatemala impone la Bibbia, la Chiesa difende la laicità

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Con una procedura nazionale d’emergenza il Congresso del Guatemala impone il “Giorno della Bibbia” con relative celebrazioni. La Chiesa cattolica loda le intenzioni ma difende la sana laicità.


 

Il Guatemala approva una legge che istituisce il primo sabato di agosto come “Giorno nazionale della Bibbia”.

La legge, approvata con 110 voti favorevoli su 160 rappresentanti, tramite una procedura nazionale di emergenza, impone alle istituzioni e ai cittadini di promuovere attività culturali, educative e civiche per valorizzare la Bibbia come patrimonio spirituale e storico.

Durante la sessione plenaria, pastori e leader evangelici hanno accolto con entusiasmo la misura, applaudendo l’iniziativa.

 

“Giorno della Bibbia” in Guatemala, le critiche della Chiesa

Il “Día Nacional de la Biblia” ha però trovato una risposta critica da parte della Chiesa cattolica che ha espresso preoccupazione per la possibile violazione del principio di una lecita, seppur dialogante, distinzione tra Stato e Chiesa. Davvero è una priorità statale promuovere nuove iniziative religiose?

Pur lodando le intenzioni, padre Luis René Sandoval Quinteros, direttore delle Comunicazioni dell’arcidiocesi di Santiago de Guatemala, ha spiegato che «considerate le questioni così importanti» a livello nazionale, «ci sembra un po’ strano e non capiamo la necessità e il motivo per cui è stata creata questa Giornata della Bibbia».

I cattolici, osserva, non sono stati consultati e la Chiesa non considera con molto senso tale festa, anche considerando che lei stessa già dedica settembre come mese della Sacra Scrittura. Per non parlare del rischio di “un’interpretazione protestante” dell’approccio alle Scritture che tale festività potrebbe favorire.

Pertanto, ha aggiunto padre Sandoval Quinteros, «ci sembra alquanto superfluo che la Chiesa cattolica debba aderire a ulteriori celebrazioni» oltre quelle da lei istituite. Il sospetto, ci pare di capire, è che l’evangelismo politico abbia inteso realizzare con questa nuova festività una sorta di “risposta” ai cattolici.

Inoltre, il direttore ha riflettuto sul concetto ratzingeriano di sana laicità, sottolineando che «deve essere sana perché, così come noi non interveniamo nello sviluppo dello Stato, lo Stato non dovrebbe intervenire nella fede delle persone. La minoranza che non è cristiana deve essere rispettata».

Il presidente guatemalteco Bernardo Arévalo ha però risposto che non avrebbe posto il veto alla legge «perché non incide sulla natura laica dello Stato, non dichiara la Bibbia un testo ufficiale o una religione ufficiale».

 

Ratzinger: “Lo Stato non può imporre la religione”

Il Magistero della Chiesa è contrario a qualunque teocrazia in nome della distinzione sancita dallo stesso Cristo in modo lapidario (Mt 21,21). Così, la Gaudium et spes propone una laicità positiva senza commistioni tra fede e politica.

«La Chiesa», ricordava mons. Luigi Negri, «non ha come ideale che ci sia un regno cattolico» ma che «la propria presenza e la propria missione possano essere esercitate liberamente in modo da determinare un complesso positivo per l’intera vita sociale»1L. Negri, False accuse alla Chiesa, Piemme 2002, p. 209.

D’altra parte Benedetto XVI nella sua Deus caritas est (2005) invocava «il giusto ordine della società e dello Stato». Quest’ultimo deve sì essere retto «secondo giustizia», ma «alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio, cioè la distinzione tra Stato e Chiesa o, come dice il Concilio Vaticano II, l’autonomia delle realtà temporali».

Così, aggiungeva Papa Ratzinger, «lo Stato non può imporre la religione, ma deve garantire la sua libertà e la pace tra gli aderenti alle diverse religioni. La Chiesa come espressione sociale della fede cristiana, da parte sua, ha la sua indipendenza e vive sulla base della fede la sua forma comunitaria, che lo Stato deve rispettare. Le due sfere sono distinte, ma sempre in relazione reciproca».

«La dottrina sociale cattolica», spiega infine Benedetto XVI, «non vuole conferire alla Chiesa un potere sullo Stato. Neppure vuole imporre a coloro che non condividono la fede prospettive e modi di comportamento che appartengono a questa. Vuole semplicemente contribuire alla purificazione della ragione e recare il proprio aiuto per far sì che ciò che è giusto possa, qui ed ora, essere riconosciuto e poi anche realizzato».

 

Quando in Italia si voleva imporre la croce per legge

Quanto accade in Guatemala ci ricorda un’iniziativa italiana del 2018 in cui alcuni deputati intesero obbligare l’esposizione del crocifisso nelle scuole, nei tribunali e negli aeroporti.

All’epoca commentammo che l’esposizione del crocifisso dovrebbe essere un diritto garantito ma non un obbligo di Stato, sottolineando la sottile distinzione tra difendere il diritto dell’appendere il simbolo cristiano, il non diritto a rimuoverlo in nome del laicismo e il dovere di legge, obbligatorio pena sanzione, della “croce di Stato”.

Sono tre temi differenti e si può essere favorevoli ai primi due senza dover essere necessariamente d’accordo con l’ultimo.

 

Se la Chiesa è l’unica a difendere la laicità

La vicenda guatemalteca è in parte simile.

Se è apprezzabile lo sforzo della società civile di valorizzare la Bibbia e i suoi principi, soprattutto in un Paese che affronta gravi problemi di violenza, corruzione e disuguaglianza, dall’altra la Chiesa vi legge, non a torto, un rischio di sovrapposizione tra religione e politica.

Lo Stato non ha il compito di promuovere attivamente festività religiose e obbligare a celebrazioni bibliche, tanto più quando esistono già ampi e garantiti spazi propri della Chiesa per onorare la Sacra Scrittura. Il rischio è aprire la strada a un uso politico della religione.

Troviamo lungimirante la prudenza della Chiesa ed è significativo che, mentre in Occidente alcuni accusano i cattolici di violazione della laicità, altrove – come in Guatemala – è proprio la Chiesa l’unica a difenderla dall’invadenza della politica.

Un paradosso che ricorda come la Chiesa continua ad essere una delle poche voci capaci di ribadire che la fede non si impone per decreto, ma si propone alla libertà di ciascuno.

Autore

La Redazione

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