Il Parlamento inglese manterrà la preghiera cristiana
- Ultimissime
- 18 Lug 2025

La Camera dei Comuni inglese non cede alle pressioni degli umanisti laici e la preghiera cristiana rimarrà nel Parlamento inglese, continuando una tradizione ininterrotta dal XVI secolo.
Il tentativo laicista al Parlamento inglese è naufragato.
La leader della Camera dei Comuni, Lucy Powell ha risposto con un fermo «no» alle pressioni della Humanists UK di sradicare la tradizionale preghiera dal cuore di Westminster.
Uno smacco per chi credeva fosse ormai semplice bandire la fede dallo spazio pubblico, considerando le recenti vittorie del secolarismo etico nel Regno Unito con l’introduzione dell’interruzione di gravidanza fino alla 24esima settimana e il suicidio assistito per i malati terminali.
In questo caso, però, la tradizione quotidiana di invocare la benedizione di Dio prima dei tempestosi dibattiti politici resterà salda al suo posto, segno confortante che probabilmente non tutto è saltato.
Il deputato islamico a favore della preghiera
Powell ha ricordato che Westminster «rimane legato alla Chiesa d’Inghilterra – e questo è in qualche modo importante», una constatazione che ha azzerato l’iniziativa degli umanisti laici sottoscritta da appena sedici deputati, già criticati di giocare con il cellulare durante il momento di raccoglimento.
La ministra ha chiarito che i membri delle commissioni possono comunque prenotare un seggio senza partecipare al momento di raccoglimento.
Sfogliando gli annali, si scopre che le preghiere parlamentari risalgono addirittura al 1558: oltre quattro secoli di consuetudine.
Seppur il sito web del Parlamento inglese affermi che le preghiere “seguono la tradizione cristiana” e che non vi è “alcun elemento multireligioso“, a rendere ancora più interessante la piccola vittoria riteniamo sia l’intervento di Shockat Adam, deputato musulmano di Leicester South, che ha difeso il breve momento di raccoglimento come «parte della nostra eredità cristiana e delle tradizioni del Parlamento».
Il suo argomento, semplice e disarmante, smonta la retorica umanista: nessuno è costretto a partecipare e nessuno è escluso, mentre l’invocazione iniziale ricorda a tutti -credenti e non- che il potere politico non è assoluto, né autosufficiente.
Quando l’UAAR cercò di sradicare il crocifisso
L’iniziativa, con le giuste proporzioni, ricorda molto le battaglie italiane dell’Unione Atei Agnostici Razionalisti (UAAR), talmente controproducenti che da anni non osano più spingersi oltre qualche lamentela di fantomatiche “clericalate”.
Quello più famoso è stato certamente il tentativo di rimuovere i crocifissi dalle aule scolastiche nel 2010-2011, giungendo perfino a interrogare la Corte Europea dei diritti dell’uomo nella causa “Lautsi contro Italia”.
L’UAAR non aveva previsto che, a fianco dell’Italia, si schierarono ben 21 Paesi membri del Consiglio d’Europa e il crocifisso fu difeso alla Grande Camera di Strasburgo dal celebre giurista ebreo Joseph Weiler.
Il sup discorso non solo convinse i giudici europei ma divenne un caposaldo della difesa della laicità positiva.
L’iniziativa dell’UAAR non fu solo un fallimento ma anche un tremendo autogol.
Portò, per reazione, centinaia di scuole italiane ad appendere il crocifisso nelle aule sprovviste e il caso divenne un precedente giuridico importante.
Ad esso infatti si inspirarono negli anni successivi la Corte costituzionale austriaca e quella peruviana per decretare la presenza del crocifisso nelle aule e nei tribunali come conforme alla Costituzione.








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