Carlo Acutis, risposta pacata al teologo Andrea Grillo

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Alle dure critiche del teologo Andrea Grillo al beato Carlo Acutis sulla “maleducazione eucaristica”, la risposta costruttiva del teologo padre Maurizio Buioni interpellato da UCCR.


 

Il beato Carlo Acutis sarà proclamato santo il prossimo 7 settembre.

Morto a soli 15 anni per una leucemia fulminante dopo una breve permanenza all’Ospedale di Monza, è noto per la sua profonda fede eucaristica e per aver creato un sito web che raccoglie e documenta i miracoli eucaristici nel mondo.

Viene ricordato per la sua capacità di evangelizzare usando le nuove tecnologie e la sua figura ha avuto una grande risonanza tra i giovani, anche per la sua testimonianza semplice, gioiosa e profondamente radicata nel quotidiano.

 

Le dure critiche di Andrea Grillo a Carlo Acutis

Nei giorni scorsi il teologo e liturgista Andrea Grillo ha espresso alcune critiche infuocate alla figura di Acutis, o meglio all’uso che se ne fa.

Il teologo focalizza le colpe sugli adulti che avrebbero trasmesso al beato un’immagine dell’Eucaristia poco equilibrata, parlando di “maleducazione eucaristica”, accusando il rischio di diffondere una fede basata sul sensazionalismo verso una “vecchia” e distorta visione dell’Eucaristia piuttosto che sulla maturità sacramentale.

Grillo, sempre con una certa animosità, ha poi sollevato dubbi sulla rapidità del processo di beatificazione, chiedendosi se ci sia stato il tempo necessario per una vera valutazione della sua santità nella prospettiva ecclesiale e teologica.

Da queste parole si è generato un dibattito infuocato, tanto che il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, dove Grillo è docente, ha emesso un comunicato prendendo le distanze «da quanto singolarmente espresso da docenti».

 

Alla luce di ciò, UCCR ha chiesto un intervento chiarificatore a padre Maurizio Buioni, presbitero della Congregazione della Passione di Gesù Cristo, già docente di Teologia all’Università Pontificia Antonianum e Lateranense e primo prefetto degli studi dello StudiumTheologicum Galilaeae.

Padre Buioni è anche autore di Viaggio nei miracoli eucaristici. Il mistero della fede fino a Carlo Acutis (EDB 2025), in cui analizza teologicamente diversi miracoli eucaristici soffermandosi sulla figura di Carlo Acutis.

Ecco qui sotto il suo commento riguardo alla critica di Andrea Grillo al beato Carlo Acutis.


 

La risposta di padre Maurizio Buioni

di padre Maurizio Buioni*
*teologo

 

La figura di Carlo Acutis, giovane beato e prossimo santo, continua a generare un confronto vivace e profondo all’interno della Chiesa.

La sua mostra sui miracoli eucaristici, da lui ideata e diffusa in tutto il mondo, è diventata un simbolo potente di evangelizzazione, ma anche un punto di tensione teologica.

Andrea Grillo, nel suo intervento, ha sollevato una critica che non riguarda tanto Carlo, quanto il contesto teologico che lo ha formato e che oggi lo propone come modello.

Grillo denuncia una teologia eucaristica “vecchia, ossessiva, incentrata sull’inessenziale”, che privilegia il miracolo rispetto alla comunione ecclesiale. Secondo lui, i testi introduttivi alla mostra (Comastri, Martinelli, Coggi) trasmettono una visione preconciliare, incapace di dialogare con la liturgia rinnovata e con la teologia post-Vaticano II.

 

Grillo su Acutis: obiezioni fondate ma miopi

La sua critica è severa, ma non priva di fondamento: il rischio di una spiritualità eucaristica che si fermi al segno straordinario, senza accedere al mistero sacramentale, è reale. Tuttavia, la risposta non può essere la delegittimazione della pietà popolare, né la riduzione della santità a una questione accademica.

Carlo non era un teologo, ma un adolescente innamorato dell’Eucaristia.

La sua mostra non è un trattato, ma un gesto di amore, un atto di comunicazione mistica. Come ha scritto Karl Rahner: “Il cristiano del futuro o sarà un mistico, o non sarà nulla”1“Spiritualità oggi”, Queriniana, Brescia 1982. Carlo ha incarnato questa mistica, e proprio per questo ha parlato a milioni di persone.

La sua fede non è sistematica, ma esperienziale; non è dottrinale, ma affettiva. E in questo, forse, risiede la sua forza profetica.

La teologia eucaristica post-conciliare ha messo in luce l’Eucaristia come fonte e culmine della vita ecclesiale (Lumen Gentium, n. 11), come memoriale della Pasqua (Sacrosanctum Concilium, n. 47), come segno di unità e comunione (Ecclesia de Eucharistia).

Henri de Lubac ha espresso con forza questa visione: “La Chiesa fa l’Eucaristia e l’Eucaristia fa la Chiesa”2Corpus Mysticum, Jaca Book, Milano 1999. L’Eucaristia non è solo presenza reale, ma evento ecclesiale, che costruisce la comunione e genera la missione.

Ma questa visione, per quanto teologicamente fondata, rischia di restare astratta se non viene incarnata in esperienze concrete. I miracoli eucaristici, pur non essendo oggetto di fede, possono essere segni provvidenziali, strumenti catechetici, linguaggi simbolici. San Tommaso d’Aquino lo ricorda nella Summa Theologiae (III, q. 76), mentre Sant’Agostino ci invita a vivere il sacramento: “Siate ciò che vedete, ricevete ciò che siete”3Sermones, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2003.

Zeno Carra, in una riflessione recente, ha proposto di superare la teologia tomista che separa intelletto e sensi, per riscoprire l’Eucaristia come esperienza corporea e comunitaria4Sui miracoli eucaristici, blog Come se non, 25 giugno 2025. Secondo lui, i miracoli rispondono all’istanza antropologica del vedere e toccare, e possono essere letti come narrazioni teologiche, non come prove dogmatiche.

In questo senso, la mostra di Carlo può essere interpretata come una soglia, un invito, una porta aperta verso il Mistero.

 

Teologia e devozione devono aiutarsi a vicenda

Marinella Perroni, in un intervento lucido e profondo5Acutis: teologia eucaristica ed ecumenismo, SettimanaNews, 1 luglio 2025, ha invitato a purificare i processi di costruzione della memoria agiografica, e a ripensare la spiritualità eucaristica in chiave ecumenica e sinodale.

La sua voce è preziosa, perché ricorda che la santità non è un’icona perfetta, ma una provocazione viva. Carlo non deve diventare un dogma, ma restare un testimone. Un giovane che ci invita a ripensare il modo in cui viviamo e trasmettiamo la fede.

La tensione tra Grillo e i sostenitori di Carlo non deve diventare rottura. Al contrario, può essere occasione di dialogo.

La teologia può aiutare a purificare la devozione, evitando derive miracolistiche. La spiritualità può provocare la teologia, ricordandole che il mistero non si esaurisce nei concetti.

Joseph Ratzinger ha scritto: «La fede cristiana non è solo accettazione di verità, ma un’adesione personale a Dio»6Introduzione al cristianesimo, Queriniana, Brescia 2005. Carlo ha vissuto questa adesione, e la sua mostra può essere letta come porta d’ingresso al mistero, non come sua riduzione.

La prospettiva che si apre a partire dalla figura di Carlo Acutis e dal dibattito che la accompagna è quella di una teologia eucaristica che respiri con due polmoni: il polmone della dottrina, fondato sull’elaborazione conciliare e post-conciliare del mistero; e il polmone della spiritualità, capace di esprimere il senso del sacro attraverso segni, immagini, intuizioni e gesti che parlano al cuore.

Questa duplice respirazione non è una debolezza, ma una necessità. La Chiesa non può rinunciare né all’intelligenza del mistero né all’emozione che lo accompagna. Come scrive Romano Guardini: «La liturgia è serietà e bellezza. È verità e anche un tremore»7Lo spirito della liturgia, Morcelliana, Brescia 2002.

Occorre allora costruire una educazione eucaristica integrale, che non separi il linguaggio simbolico dalla realtà sacramentale, ma li metta in dialogo. Non si tratta di opporre la devozione alla teologia, ma di far sì che l’una illumini l’altra.

 

Il grande contribuito di Carlo Acutis

Carlo può aiutare in questo, se non viene assolutizzato. La sua mostra diventa utile non quando è posta come modello teologico, ma quando è proposta come strumento di introduzione alla meraviglia eucaristica. In questo senso, il suo lavoro è una porta, non una stanza; è un’apertura, non una sintesi.

La sfida che si impone riguarda innanzitutto la formazione del sensus fidei ecclesiale. Non basta trasmettere contenuti: occorre insegnare a discernere, a riconoscere, a contemplare. Carlo ha vissuto l’Eucaristia come esperienza, ma la comunità ecclesiale deve accompagnare questa esperienza con una riflessione che la custodisca e la interpreti.

Il rischio, altrimenti, è quello di una “pastorale del prodigio”, in cui la fede si alimenta solo di eccezioni, invece di radicarsi nella quotidianità del sacramento. Come ammonisce Pierre-Marie Gy: «La liturgia deve portare alla verità del Mistero, non alla sua spettacolarizzazione»8La liturgie dans l’Église, Cerf, Paris 2003.

Questa sfida riguarda anche l’evangelizzazione digitale, che è il linguaggio proprio di Carlo.

La sua mostra, il suo sito, la sua narrazione sono espressioni di un modo nuovo di comunicare il Vangelo. Ma anche in questo caso, l’innovazione tecnologica deve essere integrata da una visione teologica robusta. Il digitale permette di raggiungere, ma non garantisce profondità.

La Chiesa dovrà accompagnare questa nuova modalità comunicativa con laboratori di pensiero, con spazi di confronto, con itinerari mistagogici. Solo così la bellezza visiva dei miracoli potrà tradursi in contemplazione spirituale e in vita trasformata.

Infine, la profezia che emerge è quella di una Chiesa che sappia lasciarsi interpellare dai suoi giovani. Carlo era giovane, innamorato, radicale. Non ha avuto il tempo di approfondire, ma ha avuto l’intensità di amare. E questo amore, se accompagnato, può diventare forza generativa.

La profezia non è nel miracolo, ma nel modo con cui Carlo ha vissuto l’Eucaristia: come relazione, come incontro, come dono. Una Chiesa che saprà raccogliere questa intuizione potrà riformulare il suo annuncio: meno paura di sbagliare, più desiderio di cercare insieme. Meno difesa delle forme, più generazione di senso.

La profezia di Carlo non è quella di chi sa, ma di chi cerca. Ed è forse questa la forma più vera della santità oggi: non l’esemplarità inattaccabile, ma la testimonianza che interroga.

E se la Chiesa saprà abitare questa domanda, allora potrà fare dell’Eucaristia non solo il suo centro liturgico, ma il suo principio di vita, il suo stile relazionale, il suo sguardo sul mondo.

Autore

padre Maurizio Buioni

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1 commenti a Carlo Acutis, risposta pacata al teologo Andrea Grillo

  • Paolo ha detto:

    Padre Maurizio Buioni ha ragione nel notare che la critica di Andrea Grillo alla spiritualità eucaristica esemplificata dal Beato Carlo Acutis non è del tutto priva di fondamento: c’è sempre il rischio di ridurre il mistero dell’Eucaristia al miracoloso o allo spettacolare. Ma è altrettanto vero, come osserva Buioni, che tale rischio non giustifica la delegittimazione della pietà popolare, né rende obsoleta la teologia eucaristica tradizionale. Anzi, il sensus fidei ha risposto ad Acutis proprio perché la sua devozione eucaristica non è una fuga dalla realtà sacramentale, ma piuttosto un richiamo a essa.

    In questo contesto, merita attenzione la più ampia critica alla posizione teologica di Grillo avanzata da Padre Giovanni Cavalcoli. Per anni, Padre Cavalcoli ha sottolineato che Grillo rappresenta una forma di modernismo che mina sistematicamente i dogmi fondamentali della fede cattolica – la transustanziazione, la teologia sacramentale e la continuità stessa del Magistero della Chiesa – spesso contrapponendo il “preconciliare” al “postconciliare”, come se la tradizione della Chiesa fosse intrinsecamente divisa. È questa la lente attraverso cui va interpretato il suo rifiuto della pietà eucaristica di Acutis: non come una mera obiezione accademica, ma come parte di una più ampia decostruzione del realismo cristocentrico che ha a lungo nutrito la fede del popolo. Come ha affermato una volta il cardinale Giacomo Biffi – di cui abbiamo commemorato il decimo anniversario della morte pochi giorni fa – «Gesù è inclassificabile perché è un evento unico, non uno tra tanti, ma il maestro. Tutto ciò che possiamo dire di Gesù lo dobbiamo dire per antonomasia. Non è uno tra tanti maestri, ma il maestro. È il Signore. Che ci libera dal rischio di essere vittime e schiavi di tanti signori». È proprio questo che il beato Carlo aveva capito: che centrare la propria vita sull’Eucaristia significa essere liberati per le «praterie della vita beata» e aiutare gli altri a fare lo stesso.